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Cambiò almeno tre nomi ma per tutti rimase il "re lazzarone": la vita (assurda) di Ferdinando

Nato nel 1751, era il terzo figlio di Carlo e di Maria Amalia. Ferdinando ebbe diciotto figli e numerose amanti ma l’ultimo amore fu per una dama siciliana.

Maria Oliveri
Storica, saggista e operatrice culturale
  • 8 aprile 2022

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Dettaglio del ritratto di Re Ferdinando conservato al Royal Palace di Madrid

Ferdinando fu re di Napoli con il nome di Ferdinando IV, re di Sicilia con il nome di Ferdinando III e con l'unificazione delle due monarchie nel Regno delle Due Sicilie, fu sovrano con il nome di Ferdinando I: per tutti rimase sempre il “re lazzarone”.

Nato nel 1751, era il terzo figlio di Carlo e di Maria Amalia. Alla nascita era stato affidato ad una balia, una certa Agnese Rivelli, madre del piccolo Gennaro, con cui era cresciuto come uno scugnizzo, giocando per strada e imparando il dialetto. Quando il re e la regina si erano accorti con sgomento che il loro primogenito Filippo era mentalmente ritardato, lo avevano escluso dalla linea di successione e avevano stabilito che il secondogenito Carlo Antonio avrebbe ereditato la corona spagnola, mentre a Ferdinando sarebbe stato affidato il Regno delle due Sicilie.

Nel 1759 Re Carlo III, alla morte del fratello ne aveva ereditato la corona. Era partito per mare con tutta la famiglia alla volta della Spagna e solo Ferdinando, “piccerillo”, che all’epoca aveva 8 anni era rimasto a Napoli. Se affidare la reggenza a Bernardo Tanucci, che amava definirsi “il cane da guardia della dinastia”, era stata una scelta saggia da parte del sovrano, si era rivelato invece un imperdonabile errore di valutazione incaricare dell’educazione del giovane il becero Domenico Cattaneo, principe di San Nicandro.



Questi si era preoccupato di irrobustire il fisico esile del ragazzo e per il resto aveva lasciato che Ferdinando fosse libero di seguire i propri desideri, senza freno e senza regole, unendosi spesso a gente di basso ceto sociale, senza educazione, o trascorrendo la giornata in inutili passatempi. Un giorno il Cattaneo aveva trovato Ferdinando intento a leggere; non solo gli aveva sequestrato il libro, ma aveva severamente punito colui che glielo aveva procurato.

Ferdinando di fatto era un ragazzo sboccato, inaffidabile e incapace di prendersi delle responsabilità. “Che peccato!” Pensava spesso Tanucci: “Eppure da piccolo era un bambino sveglio, intelligente, vivace… Forse solo il matrimonio potrebbe ancora salvarlo” si diceva cercando egli per primo di convincersi della bontà dell’idea. Le nozze di Ferdinando erano state una delle primarie preoccupazioni della corte napoletana (sin dalla partenza di Sua Maestà).

Nel 1662 fu stipulato un contratto nuziale tra il dodicenne Ferdinando e l’undicenne arciduchessa austriaca Maria Giovanna Gabriella, figlia di Maria Teresa e di Francesco I d’Austria. Il futuro re aveva ricevuto un ritratto della promessa sposa: la fanciulla era molto graziosa, si diceva fosse anche amabile e buona, ma era morta improvvisamente di vaiolo, a soli 12 anni.

Cinque anni dopo l’imperatrice Maria Teresa aveva scelto Maria Giuseppa, sorella minore di Maria Giovanna, di un anno più piccola. Ferdinando aveva ammirato in una miniatura la futura promessa sposa: era ancora più bella della sorella defunta. Tanucci aveva taciuto a Ferdinando che Giuseppa era contraria alle nozze: il giovane non godeva di una buona fama a Vienna, ma era un ottimo partito e l’Austria e la Spagna volevano rafforzare i loro legami attraverso un matrimonio. Nel 1767 mentre fervevano i preparativi delle nozze, anche Maria Giuseppina aveva contratto il vaiolo ed era morta.

Maria Teresa in persona, ancora affranta per il lutto aveva scritto al re: “per concedere con gran piacere una delle figlie che mi rimangono per riparare alla perdita di colei che rimpiangiamo.” Alla fine delle trattative con Vienna, la prescelta per le nozze era stata Maria Carolina: una ragazzina volitiva, dal prominente mento asburgico e dal carattere fermo e deciso. Anche Carolina (come la sorella prima di lei) aveva reagito male, piangendo e dicendo che i matrimoni napoletani erano sfortunati. Il terzo accordo nuziale era stato invece quello decisivo e le nozze aveva avuto luogo per procura a Vienna, il 7 Aprile del 1768.

Carolina era poi partita per l’Italia, andando incontro, a testa alta, al suo destino di regina. Il 12 Maggio del 1768 gli sposi si erano finalmente incontrati. Carolina aveva squadrato da capo a piedi Ferdinando pensando: “Mein Gott! E’davvero ripugnante!”. Tuttavia gli sposi quella stessa notte avevano assolto ai doveri coniugali; Ferdinando poi si era levato all’alba per andare a cacciare selvaggina, lasciando sola Maria Carolina e quando il ministro Tanucci aveva chiesto notizie sulla salute della regina aveva esclamato: “Mia moglie dorme come un morto e suda come un maiale.”

Dopo le nozze Ferdinando aveva continuato la sua vita pigra, lasciva e scapestrata. Carolina era riuscita nei primi tempi a guadagnarsi l'affetto del marito, convincendolo d’essere innamorata di lui ma poi si era rivelata nei fatti una donna risoluta ed energica, capace di dominare completamente il sovrano. Il re subiva i modi imperiosi e dispotici della moglie, anche perché gli faceva comodo... Spesso durante il giorno spariva, dedicandosi alle battute di caccia a San Leucio e a saziare i suoi smodati appetiti sessuali, in luoghi diversi dalla propria alcova nuziale, mentre Maria Carolina era occupata a fare le sue veci.

Di malignità e pettegolezzi sul re e sulla regina ne correvano tanti a corte. Sembrava che i giovani sovrani andassero d’accordo solo a letto, nonostante nessuno dei due fosse fedele all’altro. A Maria Carolina non piaceva suo marito, ma ciò non fu mai di ostacolo alla nascita di numerosi figli, poiché il suo dovere più importante, come sovrana, era quello di perpetuare la dinastia. In totale, Maria Carolina e Ferdinando misero al mondo diciotto figli.

La rivoluzione francese mutò in peggio il carattere della sovrana e quando arrivò la notizia che Maria Antonietta, sorella minore della regina, il 16 ottobre del 1793 era stata decapitata, Carolina divenne una vera furia e instaurò nel regno un clima di terrore; inoltre proibì che si parlasse il francese e abolì la massoneria.

Dopo due fughe in Sicilia (nel 1798 e nel 1806) e l’esilio a Vienna, morì l’8 settembre del 1814 in Austria, senza riuscire a vedere la sconfitta definitiva di Napoleone e la restaurazione del marito sul trono. Si dice che Napoleone abbia affermato che la regina Carolina era «l'unico uomo del Regno di Napoli». Soltanto due mesi dopo la morte della moglie, il 27 novembre del 1814 Ferdinando a 63 anni sposava a Palermo nella Cappella Palatina una dama siciliana, Lucia Migliaccio duchessa di Floridia, che di anni ne aveva 44 anni. Fu un matrimonio morganatico: Lucia non avrebbe mai ottenuto il titolo di Regina, né il diritto di successione al trono per i propri figli.

Non mancarono tuttavia i contrasti con l’erede Francesco, che non perdeva occasione di ricordare al padre certe chiacchiere sui trascorsi della duchessa. Il Re gli avrebbe risposto un giorno, dopo aver perso la pazienza: “Penza ‘a mammeta, guagliò, penza ’a mammeta!” Alludendo ai tanti amanti di Maria Carolina.

Lucia, docile e conciliante era proprio l’opposto dell’autoritaria regina. “Mia cara e buona Lucia”, così Ferdinando I era solito chiamare la sua seconda moglie. Assaporando una ritrovata spensieratezza, come ai tempi dell’efficiente ministro Tanucci, il Re amava ripetere: “Che bella cosa! Ho una moglie che mi lascia fare quello che voglio e un ministro che non mi lascia niente da fare!”.

Ferdinando morì il 4 gennaio del 1825 e la duchessa di Floridia l’anno successivo.
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