SPORT

HomeAttualitàSport

Catanese d'adozione, è sopravvissuto 10 giorni nel deserto: la storia di Mauro Prosperi

Romano ma da 40 anni in Sicilia, si definisce “uomo di sport”. Campione olimpico di pentatlon moderno, è il protagonista di un’incredibile storia di sopravvivenza

Silvia De Luca
Giornalista
  • 15 marzo 2026

Mario Prosperi

Quella di Mauro Prosperi è una storia che sarebbe degna di un film. Sopravvissuto per dieci giorni in completa solitudine nel deserto del Marocco, è diventato simbolo di forza e resilienza. Un siciliano (di adozione) esemplare e che, nel mondo dello sport, ha davvero fatto la storia. È il 1994 quando Mauro Prosperi decide, invogliato da un amico, a cimentarsi per la prima volta nella Marathon des Sables: una corsa estrema della dura sette giorni, suddivisa in sei tappe e che attraversa il deserto del Marocco.

Lunga 300 km, si svolge in uno dei luoghi più ostili del mondo e, con temperature che possono superare i 50°C, rappresenta una delle sfide podistiche più dure di sempre. «Prima di partecipare alla maratona, ho attraversato una lunga fase di preparazione. Le mie condizioni fisiche erano già molto buone, ma il mio obbiettivo era vincere la gara» racconta Mauro Prosperi, per nulla intimorito dalle condizioni estreme della competizione. Con una lunga carriera sportiva alle spalle, in quanto atleta delle Fiamme Oro, il gruppo sportivo della Polizia di Stato, è stato Campione Olimpico di Pentathlon Moderno, vincitore della medaglia d’oro a squadre, ai Giochi Olimpici di Los Angeles del 1984.

La Marathon des Sables non è la prima maratona estrema a cui Prosperi partecipa: «Dopo il Pentathlon mi ero perfezionato proprio per questo genere di competizione. Ero molto forte nella corsa e reggevo bene anche le lunghe distanze. Non ero un novizio a competizioni di questo tipo, ma non avevo mai fatto una gara nel deserto». Eppure, anche se è difficile crederlo, non sono le dune o le altissime temperature a costituire il vero ostacolo per chi decide di cimentarsi in competizioni del genere. La Marathon des Sables, infatti, si svolge in autosufficienza alimentare: «La gestione dell’alimentazione è tutta nella mani del partecipante - racconta Prosperi -. È una competizione in cui la componente di survaivalismo non può essere ignorata. Gli unici confort che ti vengono forniti dagli organizzatori sono una tenda berbera e un litro e mezzo di acqua, di cui vieni rifornito ad ogni checkpoint». L’11 aprile 1994, prende il via la Marathon des Sables e al termine della prima giornata, Mauro si classifica tra i primi dieci concorrenti.

La competizione procede bene fino al quarto giorno: tappa decisiva, che segna la metà della competizione e prevede un tragitto tra le dune. È proprio a questo punto che tutto cambia. Il vento si alza e Mauro Prosperi viene travolto da una tempesta di sabbia che cessa dopo otto interminabili ore. Quando il vento si stabilizza è ormai buio e Mauro si ritrova costretto ad accettare la dura verità: si è perso e il sogno di vincere la maratona è svanito per sempre. Ma l’atleta mantiene la calma, certo del fatto che presto sarebbe stato intercettato e salvato dagli organizzatori della gara. «Eventi simili non sono rari - spiega - e spesso capita che gli atleti si perdano nel corso della competizione».

Sorta l’alba, Mauro prende atto di una terribile consapevolezza: il paesaggio attorno a sé è stato completamente stravolto dal forte vento e orientarsi è impossibile. «Una delle prime cose che ho fatto quando mi sono reso conto della situazione in cui ero finito è stato riempire una delle borracce che avevo con le mie urine, quelle meno cariche di scorie. Durante una gara del genere si beve tantissimo, quindi le prime urine della giornata sono limpide come l’acqua» spiega Prosperi, che supera i primi tre giorni nutrendosi delle scorte di cibo che gli erano rimaste. «Una volta terminate mi sono nutrito di quello che trovavo. Ho mangiato anche dei pipistrelli crudi, così da assimilare più liquidi possibili dalla loro carne. Non fare troppo lo schizzinoso mi ha letteralmente salvato la vita».

«Nel deserto la morte può essere rapida - sottolinea -. Durante il giorno si possono raggiungere temperature fino a 60°C e continuando a camminare sotto il sole cocente, ti disidrati lentamente fino a svenire. La notte invece si raggiungono temperature sotto zero e questi sbalzi possono essere micidiali se non hai una prestanza fisica adeguata. Io sono stato bravo a non farmi prendere dalla paura e dalla disperazione». Ma nonostante l’imperturbabile ottimismo di Mauro, i momenti di difficoltà non sono mancati: «A casa mi aspettavano la mia ex moglie e i miei figli, e immaginare la preoccupazione che stavano provando non avendo più miei notizie da giorni mi ha fatto sentire terribilmente in colpa».

Arrendersi per Mauro Prosperi non è mai stata un’opzione: «Ero consapevole che sarei potuto morire, ma la morte non era più un qualcosa che mi spaventava. Anzi, era uno stimolo ad andare avanti. La possibilità di non sopravvivere a quell’esperienza mi spronava a non sbagliare, a decidere in modo saggio e razionale tutto quello che dovevo fare. Mi sono sempre affidato al mio mantra: “Testa e cuore”. Se segui la testa e il cuore, non sbagli mai».

In quei giorni di totale solitudine, Mauro trova un importante sostegno in piccoli gesti quotidiani: «Avevo il mio orologio che scandiva le ore e ogni giorno andavo avanti verso un punto ben preciso che mi ero prefissato. Durante la gara, i Tuareg ci spiegarono che, al tramonto e al sorgere del sole, nel deserto si formano delle nuvole e se segui la loro direzione, anche dopo essere svanite, è molto probabile che ti conducano verso la vita». È proprio seguendo i consigli dei Tuareg che Mauro Prosperi, dopo dieci giorni, riesce a raggiungere un accampamento berbero dove trova finalmente un po’ di ristoro.

«I Berberi mi hanno accudito e poi mi hanno consegnato ai militari, i quali mi hanno condotto all'ospedale di Tindouf e poi ad Algeri». Mauro, infatti, nel corso del suo pellegrinaggio nel deserto, ha inconsapevolmente superato il confine del Marocco arrivando in Algeria. «A causa delle mie condizioni fisiche sono stato ricoverato in terapia intensiva: in dieci giorni ho perso all’incirca venti chili».

Si conclude così l’avventura di Mauro Prosperi nel deserto, ma la sua vita è continuata ben oltre: «Ho ripetuto la Marathon des Sables altre undici volte, non per senso di invincibilità ma per amore nei confronti dello sport. È una competizione che ti mette alla prova e che ti permette di vivere la natura in prima persona» spiega Mauro, che sostiene come, proprio la sensazione di invincibilità sia il più grosso errore che un uomo possa commettere.

«La mia più grande fortuna è stata quella di aver avuto dei grandi maestri. I miei allenatori mi hanno insegnato a vivere e ad allenarmi». Oggi Mauro ha fatto suoi quegli insegnamenti e, a sua volta, li condivide con i giovani atleti che allena ogni giorno. «Insegno ai miei ragazzi che la vita non è rose e fiori e che per viverla bene bisogna usare quel famoso "Testa e cuore" non tirandosi mai indietro».

La vita di Mauro Prosperi continua ancora oggi nella sua Giarre, ma con gli occhi sempre fissi sul suo orizzonte: lo sport. «Nel 2015 ho fatto il giro della Sicilia in kayak in autosufficienza alimentare. Ho percorso circa 930 chilometri in solitaria, ma sono ancora tanti i traguardi che vorrei superare. La mia prossima avventura potrebbe essere in compagnia di un altro atleta, tanto appassionato come me, ma che si è dedicato all’esplorazione dei ghiacciai. Speriamo di mettere insieme il deserto sahariano e il deserto di ghiaccio. Eppure l’avventura più bella di tutte è quella che sto vivendo ogni giorno al fianco della mia seconda moglie dei miei figli, nipoti e a tutte quelle persone che insieme a me amano la vita, sempre e comunque».
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.

GLI ARTICOLI PIÚ LETTI