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"Che mangino le cassatelle": Catania è in dissesto ma Sant'Agata non si tocca

Alcune associazioni chiedono a gran voce che le somme destinate ai fuochi d'artificio per la festa patronale della città vengano invece spese per i poveri e i bisognosi

Luana Manca
Ospite
  • 11 gennaio 2019

Quando la potente forza centripeta invade le strade di Catania e un moto uniforme e circolare convoglia verso il centro cittadino puntando al fercolo di Sant'Agata, tutti sembrano dimenticare tutto e l'unico interrogativo dei catanesi è "Unni ("dove" ndr) è arrivata a Santa?".

Quest’anno, però, i dubbi sono arrivati prima del 3 febbraio: alla luce della delibera consiliare dello scorso dicembre, con la quale il Comune di Catania ha ufficialmente dichiarato il dissesto finanziario, credenti e non, si sono chiesti se e quali sarebbero stati i toni dei prossimi festeggiamenti agatini.

A quanto pare la festa si farà, sarà bella e nulla verrà modificato o ridimensionato del classico protocollo, compresa la nota spese.

Il Comune di Catania si è già impegnato a sostenere i costi dei festeggiamenti, compresi quelli per gli spettacoli pirotecnici, che già da soli, incidono sul capitolo spese, con un importo che supera un centinaio di migliaia di euro.

La festa di Sant'Agata è un evento che si celebra da centinaia di anni, è una festa tra le più appassionanti al mondo, un mix coinvolgente di devozione e folclore popolare, grazie anche all'arricchimento di nuove simbologie e nuovi rituali, dovuto anche alle diverse dominazioni che hanno governato l'isola e hanno contaminato ciclicamente la cultura locale.

Ma sono anche tanti gli usi e i costumi che si sono perduti nei secoli, e che oscillano tra il sacro e il profano, molte fonti ci raccontano che la celebrazione si è evoluta, una festa mutevole quindi, capace di adattarsi ai cambiamenti socio culturali di Catania.

Ed è un messaggio di cambiamento quello dell’Associazione Free Green Sicilia, che di fronte alla crisi economica che mette in ginocchio la città, si domanda se a perdersi di vista sia proprio il vero significato spirituale della festa che dovrebbe unire la comunità, valorizzando gli aspetti più originari della pietà popolare.

Una proposta che fa riflettere, e che attraverso il portavoce Alfio Lisi, lancia un S.O.S. povertà, definendo disumano lo spreco di denaro pubblico per futili fuochi d’artificio.

«Incenerire centinaia di migliaia di euro in pochi minuti (peraltro provenienti in parte dalle tasse sul turismo che dovrebbero essere spese per incrementare i servizi al turista) in futili fuochi d’artificio in occasione di una ricorrenza cristiana - dice - è oggi più che mai da considerare alla stregua di un crimine contro una povertà sempre più dilagante ovvero contro quella massa di famiglie e individui indigenti o di quelli che sono di fatto ridotti alla miseria costretti a fare giornalmente la fila alle poche mense gestite da associazioni di volontari e dormire, si fa per dire, visti i pochi posti letto al coperto, all'addiaccio sotto i portici della città, in ruderi di case abbandonate dove si rischia di morire di freddo o di essere aggrediti... .come la cronaca racconta».

Grazie all'uso alternativo di queste somme di denaro, sarebbe possibile realizzare iniziative benefiche o di pubblica utilità, in un periodo così complesso per il Comune di Catania.

Una decisione in controtendenza ma sicuramente affine con l'indole della festa, che ha saputo adattarsi nei secoli, ai rinnovamenti.

Una decisione che non intaccherebbe l’aspetto sacro, anzi ne valorizzerebbe il significato profondo.

Dare spazio ad una forma di religiosità vissuta con dignità e compostezza che, se e quando necessario, riesca a prendere le distanze dall'ostentazione e dal mero folclore. Avere il coraggio di allontanare quello che offusca l’aspetto vero che viene celebrato.

Partendo da questa proposta è possibile prendere spunto per iniziare a trovare nuove forme di espressione, che valorizzino altri aspetti dei riti tradizionali, capaci di dare un'immagine più limpida della comunità catanese, e dell'intera città.

Quando chi è alla guida del carro non interviene per distruggere ma per arricchire, la risposta non può che essere positiva, almeno così è se la comunità a cui si rivolge è sana e mossa da buoni valori.

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