Chi viene qui poi ritorna sempre: tour nel borgo gentile (che ti conquista) in Sicilia
Qui trovi tutto: serenità, comunità e armonia. Un luogo senza tempo che tiene insieme il vecchio e il nuovo, e dove natura e mare regalano scenari mozzafiato
Montallegro (foto di Salvatore Di Chiara)
«Il quieto vivere lo puoi provare a Montallegro. Io, i miei compaesani e il ritorno di una folta di montallegresi d’America (Venezuela) stiamo bene. Qui trovi tutto! Serenità, comunità e armonia sono gli elementi che ci contraddistinguono rispetto alle grandi città. Non cambierei mai Montallegro per un altro paese». Poche parole, un concetto e tanta forza d’animo nelle considerazioni espresse da una giovane del luogo.
Nel suo sguardo cogli la bellezza di un piccolo borgo con una storia divisa a metà. Da un lato Monte Suso e il vecchio borgo, mentre dall’altro il paese costruito alle pendici del rilievo stesso. Dalla statale 115 per Agrigento a un certo punto, le indicazioni si fanno insistenti: Montallegro è tappa da non perdere assolutamente.
I temerari non lasciano spazio a ripensamenti. Se la vetta incuriosisce, è giusto iniziare a seguire degli obiettivi. Angiò (nome siciliano) è un puro concentrato di storia antica e moderna. A “lu Ruccazzu” capisci di aver messo piede dentro la zona vecchia della nuova cittadina. È un controsenso? Vecchio e nuovo vanno di pari passo.
Solo nelle piccole comunità trovi così tanta genialità. Quella forma rocciosa fa paura. Gli abitanti del quartiere non si lasciano influenzare dalla sua maestosità. «Ci semu abituati, ccà semu di casa. Ni sentemu vecchi e gilusa di la nostra muntagna».
Nella parte antica ci lasciamo guidare dai riferimenti storici, quelli immancabili. Le viuzze sono ricche. Di cosa? Vecchi edifici, una struttura religiosa (Chiesa di San Leonardo) e il profumo rigoglioso dell’ambiente circostante.
Un tempo - inteso nel 1610 - Montallegro era feudo di Nicolò Montaperto. Questo, una volta contratti ingenti debiti, dovette vendere la baronia al principe di Castiglione. Tra stipule privilegiate e possessi nobiliari, l’accordo tra un esponente della famiglia Gioeni dei principi di Betulla e Filippo III (licentia populandi) fu atto comprovato del titolo di duca d’Angiò.
La passeggiata si sposta verso “lu Chianu”. È il fulcro del comune agrigentino.
La Chiesa di Santa Maria dell’Immacolata è uno dei capolavori da visitare. A pianta rettangolare con abside posta nella parete settentrionale, è stata costruita nel 1958. La struttura è intelaiata in conglomerato cementizio armato. La proiezione rivolta verso l’alto dà e consegna una visuale aperta, illuminata.
La luce penetra da più parti, firma un forte legame tra i fedeli e la religione. La pavimentazione è realizzata con elementi rettangolari in marmo, mentre le pareti sia dell'aula che della zona presbitero-absidale sono rivestite da pannelli fonoassorbenti in gesso e truciolato tinteggiati. Dietro l'altare, nella parete dell'abside, è collocato il tabernacolo, di recente realizzazione, mentre nella parte superiore è posto il crocifisso.
La struttura è completata da una torre campanaria a sezione quadrata. A poche decine di metri è possibile (?) visitare il Museo della Civiltà Contadina. Il punto interrogativo segna un dubbio (poco amletico). Purtroppo è chiuso da tempo. Un dato significativo e una “tiratina d’orecchie meritata” all’ente gestore!
La camminata si snoda tra stradine strette e altre abbastanza ampie. La differenza con “lu Ruccazzu” è evidente. A circa 300 metri si scorge il Calvario. Una breve scalinata ci conduce a un punto di osservazione meritato. Da lassù il panorama traccia tre linee storiche “immaginarie”.
Il Monte Suso con i ruderi, la parte vecchia già descritta e quella nuova. Confini colorati. Dietro al calvario è presente la vecchia stazione del paese. Era attiva fino al 1978, facente parte della linea Castelvetrano-Porto Empedocle.
Dalle abitazioni provengono fumi e sapori. “Chi ciavuru di cosi boni!”. Se fosse la pasta con le sarde? Sarde fresche, maccheroncini, finocchietti di montagna, cipolle medie, acciughe salate, olio, pinoli, uva passolina, pepe e sale sono gli ingredienti da amalgamare. Magari insaporiti dai profumi provenienti dalle colture di uliveto, aranceto e vigneti!
Si respira aria di mare e…campagna. Se Bovo Marina si trova a circa sette km dal centro cittadino, a quasi quattro chilometri, possiamo inoltrarci dentro l’area attrezzata demaniale Costa Domini. Giochi, divertimento relax e natura ”scippano” letteralmente i turisti dalla quotidianità.
Montallegro è un mix di compiacenza e genuinità. Con poco ottieni tanto! Il luogo ideale dove natura e mare non si lasciano influenzare dagli eventi. E forse, a dirla tutta, è ancor più bello così!
Nel suo sguardo cogli la bellezza di un piccolo borgo con una storia divisa a metà. Da un lato Monte Suso e il vecchio borgo, mentre dall’altro il paese costruito alle pendici del rilievo stesso. Dalla statale 115 per Agrigento a un certo punto, le indicazioni si fanno insistenti: Montallegro è tappa da non perdere assolutamente.
I temerari non lasciano spazio a ripensamenti. Se la vetta incuriosisce, è giusto iniziare a seguire degli obiettivi. Angiò (nome siciliano) è un puro concentrato di storia antica e moderna. A “lu Ruccazzu” capisci di aver messo piede dentro la zona vecchia della nuova cittadina. È un controsenso? Vecchio e nuovo vanno di pari passo.
Solo nelle piccole comunità trovi così tanta genialità. Quella forma rocciosa fa paura. Gli abitanti del quartiere non si lasciano influenzare dalla sua maestosità. «Ci semu abituati, ccà semu di casa. Ni sentemu vecchi e gilusa di la nostra muntagna».
Nella parte antica ci lasciamo guidare dai riferimenti storici, quelli immancabili. Le viuzze sono ricche. Di cosa? Vecchi edifici, una struttura religiosa (Chiesa di San Leonardo) e il profumo rigoglioso dell’ambiente circostante.
Un tempo - inteso nel 1610 - Montallegro era feudo di Nicolò Montaperto. Questo, una volta contratti ingenti debiti, dovette vendere la baronia al principe di Castiglione. Tra stipule privilegiate e possessi nobiliari, l’accordo tra un esponente della famiglia Gioeni dei principi di Betulla e Filippo III (licentia populandi) fu atto comprovato del titolo di duca d’Angiò.
La passeggiata si sposta verso “lu Chianu”. È il fulcro del comune agrigentino.
La Chiesa di Santa Maria dell’Immacolata è uno dei capolavori da visitare. A pianta rettangolare con abside posta nella parete settentrionale, è stata costruita nel 1958. La struttura è intelaiata in conglomerato cementizio armato. La proiezione rivolta verso l’alto dà e consegna una visuale aperta, illuminata.
La luce penetra da più parti, firma un forte legame tra i fedeli e la religione. La pavimentazione è realizzata con elementi rettangolari in marmo, mentre le pareti sia dell'aula che della zona presbitero-absidale sono rivestite da pannelli fonoassorbenti in gesso e truciolato tinteggiati. Dietro l'altare, nella parete dell'abside, è collocato il tabernacolo, di recente realizzazione, mentre nella parte superiore è posto il crocifisso.
La struttura è completata da una torre campanaria a sezione quadrata. A poche decine di metri è possibile (?) visitare il Museo della Civiltà Contadina. Il punto interrogativo segna un dubbio (poco amletico). Purtroppo è chiuso da tempo. Un dato significativo e una “tiratina d’orecchie meritata” all’ente gestore!
La camminata si snoda tra stradine strette e altre abbastanza ampie. La differenza con “lu Ruccazzu” è evidente. A circa 300 metri si scorge il Calvario. Una breve scalinata ci conduce a un punto di osservazione meritato. Da lassù il panorama traccia tre linee storiche “immaginarie”.
Il Monte Suso con i ruderi, la parte vecchia già descritta e quella nuova. Confini colorati. Dietro al calvario è presente la vecchia stazione del paese. Era attiva fino al 1978, facente parte della linea Castelvetrano-Porto Empedocle.
Dalle abitazioni provengono fumi e sapori. “Chi ciavuru di cosi boni!”. Se fosse la pasta con le sarde? Sarde fresche, maccheroncini, finocchietti di montagna, cipolle medie, acciughe salate, olio, pinoli, uva passolina, pepe e sale sono gli ingredienti da amalgamare. Magari insaporiti dai profumi provenienti dalle colture di uliveto, aranceto e vigneti!
Si respira aria di mare e…campagna. Se Bovo Marina si trova a circa sette km dal centro cittadino, a quasi quattro chilometri, possiamo inoltrarci dentro l’area attrezzata demaniale Costa Domini. Giochi, divertimento relax e natura ”scippano” letteralmente i turisti dalla quotidianità.
Montallegro è un mix di compiacenza e genuinità. Con poco ottieni tanto! Il luogo ideale dove natura e mare non si lasciano influenzare dagli eventi. E forse, a dirla tutta, è ancor più bello così!
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