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Ci sono Nni Palaunia, 'a caravella, ei lannari e persino 'A Cina: la Bagheria cosmopolita

Bagheria è sempre stata “avanti”, o almeno così ci piace pensare. E come ogni cittadina più o meno grandicella ha la sua suddivisione in quartieri. "A Cina" ha una storia che è tutto un programma...

Sara Abello
Giornalista
  • 5 aprile 2022

"'A Cina" di Bagheria

Bagheria è sempre stata “avanti”, o almeno così ci piace pensare. E come ogni cittadina più o meno grandicella ha la sua suddivisione in quartieri, dunque abbiamo "nni Palaunia", "a caravella", "ei lannari", "a cussa vecchia" e così molti altri, via via sino "'a Cina".

Sì, avete letto bene, ed è la prova che Bagheria fosse già cosmopolita quando ancora non si sapeva neanche cosa significasse questo termine. Vi starete giustamente chiedendo il perchè, ed io con voi, dal momento che una storia, anzi due, mi sono state narrate ma sono talmente al limite dell’assurdo che mi affido quasi a voi e ai racconti che vi portate appresso sin da bambini, per saperne di più.

Innanzitutto partiamo dalla delimitazione di questa zona, vaga anch’essa... si tratterebbe di una sorta di quadrilatero compreso tra Villa Palagonia, Villa Casaurro, Villa Roccaforte e la scuola Cirincione, che vede il suo centro più o meno nell’Atrio Cavaliere, “u Cummintieddu” per i lettori meglio documentati.Si tratta per la precisione di un baglio dipendente da un palazzetto di cui oggi rimangono solo poche tracce, legato alla gestione di un fondo agricolo.
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Un esempio insomma di quelle tipiche costruzioni del XVI secolo di edilizia rurale, precedente a tutte le altre di tipo monumentale che hanno reso celebre Bagheria come “città delle ville”. Tra le altre costruzioni facenti parte del baglio era presente anche una chiesetta e, più in fondo, gli alloggi di una piccola comunità di monaci alla quale presumibilmente si deve “u cummintieddu” di cui vi facevo cenno prima.

Ma torniamo alla nostra storia. Come sempre, si dice il peccato ma non il peccatore, quindi vi racconterò come l’hanno spiegata a me senza specificare chi l’abbia fatto, che tra l’altro, con buona probabilità, si starà anche riconoscendo nella lettura. A dispetto di quanto si possa immaginare, e assodato che i cinesi, quelli veri, hanno iniziato ad abitare Bagheria in un’epoca relativamente recente, il nome del quartiere non si deve ad una specie di colonia asiatica, ma più semplicemente ad una “brutta copia”.

Mi spiego meglio. Pare che in questa zona abitasse un uomo che effettivamente avesse dei tratti marcatamente orientali in viso, come lui anche i suoi familiari, e che da solo fosse bastato ad imprimere un tale toponimo a quest’area. Capite bene che se da una parte ciò alimenta la mia curiosità verso le origini della nomenclatura degli altri quartieri baarioti, dall’altro ne ho quasi timore, chissà cosa si potrebbe scoprire...

Nathaniel Hawthorne avrà avuto origini bagheresi, così almeno si spiegherebbe “La lettera scarlatta”, infatti qua bastava e forse basta ancora molto poco a persuadere l’intera cittadinanza di quell’unica diceria che pian piano si radica nel nostro pensiero e non ce la togli più. Questa è la versione conosciuta e diffusa tra i baarioti che rientrano nel range dei sessantenni.

C’è poi l’altra versione, quella che mi ha riportato più di un ottantenne che, fosse anche solo per un dato anagrafico e perchè quindi c’era da prima, mi pare la più affidabile, memoria permettendo. Pare, e anche in questo caso il condizionale è d’obbligo, che tutto derivasse dal fatto che il quartiere, ai primi del ‘900 e poi sino agli anni ‘60 almeno, fosse abitato da gente spesso poco raccomandabile.

Un quartiere “popolare” con l’accezione meno positiva del termine, i cui abitanti venivano associati ai cinesi che all’epoca non erano visti di buon occhio e considerati dei nullafacenti. Volendo anche provare ad essere più “scientifici”, non saprei dirvi in quale epoca sia nata ‘a Cina, e nonostante abbia tentato di documentarmi non si riesce neanche a capire quanto di vero ci sia in queste leggende, anche se, ad avvalorare questi racconti e sempre che vi possa bastare, queste storie mi sono state confermate da diversi baarioti.

L’elemento più insolito di tutta la questione è come un paio di occhi, immagino un po’ a mandorla, abbiano avuto il potere di influenzare il pensiero di intere generazioni o, peggio, le inclinazioni di chi abitava la zona, quello che è certo è che a me l’hanno raccontata così, e a voi?!
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