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Come cambia il Venerdì Santo: tradizione di fede che a Palermo si evolve nei secoli

Da quando è arrivata l'idea dalla Spagna, alla cacciata dei Borboni e fino alla Seconda Guerra Mondiale: le curiosità sulle teatralizzazioni della Passione di Cristo

Santi Gnoffo
Ricercatore storico e delle Tradizioni popolari siciliane
  • 19 aprile 2019

La processione del Venerdì Santo a Enna (foto di Giuseppe Arangio)

Il Venerdì Santo si rifà alla processione che si effettuava a Siviglia, nella celebre plaza Macarena. Le prime Confraternite del Venerdì Santo furono fondate da persone che ricoprivano un alto ruolo sociale ed avevano quindi enormi possibilità economiche.

Il 27 maggio del 1580 arrivarono a Palermo i “Padri dell’Ordine della Trinità“ al fine di fondare un loro convento: il vescovo Cesare Marullo concesse loro la licenza di fondazione della chiesa di San Demetrio, nel piano del Palazzo Reale e nell’anno 1559 i Padri Trinitari ottennero l’ultima Cappella a sinistra dove, nel 1590, fondarono la Congregazione di Nostra Signora della Soledad.

Proprio in quell’anno, nel giorno del Venerdì Santo, si ebbe per la prima volta a Palermo la processione sui Misteri della Passione di Gesù Cristo, durante la quale, diversi flagellatori si frustarono a sangue, usanza che si seguiva in Spagna. La processione ebbe tanta ammirazione e successo che altre se ne formarono in tutta la città negli anni successivi.

Nel 1600 a causa del Concilio di Trento, vi fu una riforma Cattolica che condannava i protestanti Lutero e Calvino e si cercò di moralizzare i riti della Settimana Santa che nel frattempo avevano assunto caratteri teatrali.

Ma il popolo siciliano, da sempre attratto da tutto ciò che è plateale si ribellò, per cui i riti furono riproposti ma alla drammaturgia teatrale si sostituì quella figurativa delle processioni, sviluppando gli episodi del Vecchio Testamento che culminavano con la rappresentazione della morte di Gesù Cristo.

Nei primi tempi, durante queste Processioni, parteciparono i nobili ed il clero, successivamente le organizzarono i ceti artigianali ma spettava sempre alle Confraternite il compito di vigilare sul mantenimento dei canoni religiosi.

In principio, le prime Confraternite si occuparono della loro organizzazione ma col passare degli anni, così com’era avvenuto per le rappresentazioni Sacre, si perdette l’originario spirito religioso per un’eccessiva spettacolarizzazione dell’evento.

Nel corso degli anni successivi, vi fu un allontanamento dei nobili da queste manifestazioni e di conseguenza si inseriscono i ceti medi, riuniti nelle Maestranze, le quali cercarono in tutti i modi di accaparrarsi le Confraternite più importanti, entrando spesso in disputa tra di loro.

Essi interpretarono a loro modo l'evento, si dedicarono alla raccolta dell'elemosina per mostrare la loro devozione nel portare in processione le statue di Cristo morto e di Maria SS. Addolorata.

Le strutture che dovevano trasportare le statue erano in legno mentre le effigi venivano modellate in sughero e poi fasciate con bende impregnate di colla, gli arti venivano scolpiti in legno di cipresso e le vesti erano realizzate in tela molto spessa, impregnata di colla per bloccarne il movimento.

Queste effigi nacquero all'insegna di soddisfare i gusti del popolo, rappresentando il realismo dell'evento al gusto scenico. Nonostante non fossero costruite da artisti famosi, erano di ottima fattura.

Anche il vestiario dei partecipanti alla processione deriva da quello spagnolo, così come i guanti bianchi. L'arredo delle Processioni, era composto dalla Croce di legno che ancor oggi viene posta all'inizio di essa, le insegne o Stendardo, i lampioni in dialetto denominati Blannuni, termine derivante dallo spagnolo Blandon che significa ceroni, vengono portati a mano o disposti sulla Vara dell'Addolorata.

Fino alla fine dell'Ottocento, le Processioni erano seguite da Cantori, dopo tale periodo essi furono sostituiti dalle Bande Musicali.

Anche gli appartenenti alle Maestranze, cioè Consoli e Mastri, mentre prima portavano a spalla le Vare, in seguito affidarono tale compito ad uomini abituati ad un duro lavoro giornaliero e perciò avvezzi alla fatica. Essi erano i “massari” e venivano pagati in denaro.

Dopo la cacciata dei Borboni e la formazione del Regno d'Italia, con il Regio decreto n. 3036 del 7 luglio 1866, fu tolto il riconoscimento, e di conseguenza la capacità patrimoniale, a tutti gli ordini, le corporazioni e le Congregazioni religiose regolari, ai Conservatori ed i Ritiri che comportassero vita in comune ed avessero carattere ecclesiastico.

Ciò significò la soppressione di molte Istituzioni religiose e molte Confraternite. Non essendo riconosciute come organizzazioni ufficiali, ebbero aboliti tutti i privilegi e poteri che detenevano, conservando soltanto un carattere religioso. I beni di proprietà degli Enti e delle Congregazioni furono soppressi ed incamerati dal Demanio statale.

Nei primi anni del Novecento anche la partecipazione alle Processioni mutò. Accadde che dei semplici artigiani ed operai fondarono nuove Congregazioni del Venerdì Santo ma non avendo possibilità economiche si dedicarono alla raccolta dell'elemosina per mostrare la loro devozione.

Il popolo seguiva in Processione le effigie di Maria SS. Addolorata e del Cristo Morto mentre i patrizi ed i borghesi la osservavano dai balconi.

Con i Patti Lateranensi, sottoscritti l’11 febbraio 1929, tra il Regno d’Italia e la Santa Sede, si stabilirono regolari relazioni bilaterali. Venne perciò riconosciuto la Stato Giuridico alle Congregazioni che dovevano essere esclusivamente religiose e laicali, regolate da propri Statuti e dipendere dalla Diocesi di appartenenza.

Fu allora che dei semplici artigiani ed operai fondarono nuove Confraternite del Venerdì Santo ma non avendo possibilità economiche si dedicarono alla raccolta dell'elemosina per mostrare la loro devozione.

Durante la Seconda Guerra Mondiale non avvennero le Processioni del Venerdì Santo. Finita l guerra, l'itinerario delle varie Processioni del Venerdì Santo fu ampliato: uscendo dal loro perimetro di appartenenza e sfilando per i vari quartieri limitrofi, che nel frattempo erano stati ampliati. Intorno al 1960, la Processione avveniva il Sabato Santo.

Ancora oggi, ogni tre anni avvengono libere votazioni presiedute da un rappresentante del Centro Diocesano. I Confrati eleggono il Rettore o Superiore e due Congiunti. Essi formano il Seggio che verrà coadiuvato da un Cassiere e da un Segretario.

Un organo all'interno della Confraternita, che ha il potere di controllo sul Seggio è la Consulta, formata da Consiglieri eletti tra i Confrati più anziani.

Il Venerdì Santo è l'evento religioso più importante di Palermo. Ciò è dimostrato dalla moltitudine di fedeli che quel giorno seguono le varie Processioni del Venerdì Santo che si svolgono in Città e nelle periferie.

Per realizzare queste processioni, i Confrati di ogni Confraternita, durante il corso dell'anno si incontrano, propongono e lavorano per organizzare l'evento.

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