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Come cambia la pioggia in Sicilia: ricercatori internazionali invitano all'attenzione

​​​​​​​Scende la pioggia, ma che fa? Secondo un un team internazionale di ricercatori, nei prossimi anni, le precipitazioni sulla Sicilia saranno più brevi ma più intense

Andrea Di Piazza
Geologo e ricercatore
  • 2 novembre 2018

Le immagini degli effetti legati all’episodio di maltempo del 18 ottobre scorso, che ha colpito in particolar modo la Sicilia orientale, sono ancora sotto gli occhi di tutti.

Campagne allagate, fiumi esondati, strade delle città trasformate in torrenti impetuosi. Nell’arco di poche ore, tra Mineo e Palagonia, i pluviometri del Servizio Informativo Agrometeorologico Siciliano hanno registrato circa 230 mm di pioggia, praticamente quasi la metà della pioggia che mediamente cade in un anno su quelle zone.

Ai violenti nubifragi si sono aggiunte inoltre le condizioni del terreno, già abbondantemente imbibito dalle precipitazioni delle settimane precedenti.

Con il fine di analizzare l’impatto dell’ondata di maltempo su questo settore della Sicilia, nei giorni successivi al 18 ottobre, è stato attivo sulla zona il sistema Copernicus, programma europeo che permette di raccogliere una notevole quantità di dati ambientali con un complesso sistema di osservazione terrestre da satellite.

I dati hanno mostrato una superficie alluvionata di circa 20 km2 al 19 ottobre, poi ridottasi a 12 km2 dopo qualche giorno (ultima rilevazione il 26 ottobre).

Un’alluvione dunque, nel vero senso della parola, un evento ormai non più eccezionale se analizziamo la storia meteorologica recente della nostra regione. 2017: Sciacca 23 gennaio, costa di Ragusa il 5 ottobre; 2016: Sciacca, Ribera, Licata il 25 novembre (persero la vita 2 persone), e Catania e Augusta il 6 dicembre.

E ancora nel 2015, Giardini Naxos e Taormina il 9 settembre, e la fascia tirrenica del messinese il 10 ottobre.

Poi ancora il catanese, nel 2014, con oltre 200 mm caduti in provincia e importanti accumuli su tutta la zona dell’Etna: anche allora allagamenti, esondazioni e danni ingenti.

E potremmo continuare ancora fino alle drammatiche alluvioni del messinese, rispettivamente nel 2009 e nel 2007, quando piogge torrenziali (nel 2009 in alcune località caddero fino a 300 mm di pioggia!) provocarono devastanti colate di fango che tolsero la vita a 37 persone.

Secondo un recente articolo pubblicato sulla rivista Hydrological Processes a firma di un team internazionale di ricercatori, tra cui alcuni italiani, nei prossimi anni le precipitazioni sulla Sicilia tenderanno ad estremizzarsi come conseguenza dei cambiamenti climatici in corso.

Già studi precedenti avevano messo in luce l’evidenza statisticamente significativa di una tendenza delle precipitazioni a divenire più brevi ma più violente sulla nostra regione, questa volta però i ricercatori hanno voluto elaborare una proiezione più dettagliata e soprattutto inerente le due aree metropolitane più vaste della Sicilia: Palermo e Catania.

A livello regionale le proiezioni per il periodo 2050-2100 mostrano un aumento di intensità dei fenomeni precipitativi estremi e soprattutto di breve durata.

Una tendenza che sembra essere confermata per le aree occupate dalle zone metropolitane di Palermo e Catania: le piogge saranno brevi ma estreme.

In quest’ottica l’osservazione di future variazioni della curva di possibilità pluviometrica (ovvero quanta pioggia potrebbe cadere e per quanto tempo, in una determinata zona e per un assegnato tempo di ritorno) dovrebbe avere implicazioni sulla progettazione e sulla gestione del sistema idraulico urbano esistente, soprattutto in città come Palermo e Catania che hanno già sperimentato alluvioni, alluvioni-lampo e allagamenti significativi.

Secondo i ricercatori, è necessario approfondire e prendere in considerazioni questi studi per testare il sistema di drenaggio urbano in vista di una possibile futura estremizzazione delle precipitazioni.

Gli allagamenti superficiali sono il sintomo dell’incapacità infrastrutturale di convogliare le acque lasciandole defluire nelle tubature (quando i sistemi sono puliti), una situazione che si verifica già oggi, anche se per svariati motivi, nel caso di precipitazioni abbastanza forti.

La domanda dunque viene spontanea: i sistemi idraulici urbani di grandi città come Palermo e Catania, saranno in grado di sopportare nubifragi sempre più brevi ed intensi?

Progettare e ottimizzare i futuri interventi sulle infrastrutture idrauliche urbane esistenti di Palermo e Catania (e di altre località della nostra regione) tenendo conto dei cambiamenti climatici e meteorologici in corso, potrebbe essere una mossa saggia per evitare in un prossimo futuro enormi disagi o nuove tragedie.

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