Come (non) si vive in via Maqueda, la rivolta dei residenti: "Pronta un'azione legale"
L'intervista al Comitato Maqueda Vittorie che racconta il punto a cui è arrivata oggi una delle zone simbolo della città: un luogo sempre più affollato, ma sempre meno abitabile
Via Maqueda (foto del Comitato Maqueda Vittorie)
Poi arrivano le “abbanniate”, le sedie trascinate sull’asfalto, l'acciottolio delle stoviglie. In alcuni tratti i suoni si sovrappongono fino a diventare un unico rumore continuo che accompagna la strada dalle prime ore del mattino fino a notte fonda. E il flusso di persone non si ferma mai davvero: di giorno sono i turisti con gelato e macchina fotografica, la sera diventano le file davanti ai locali, tra musica a tutto volume e gli schiamazzi dei ragazzi che trascorrono le notti in giro per la città.
Negli ultimi anni la via pedonale che attraversa il cuore del centro storico è diventata uno dei simboli della Palermo turistica. Un corridoio continuo di ristoranti, street food e locali che accompagna i visitatori verso i Quattro Canti. Ma insieme alla vitalità economica sono arrivate anche le tensioni: rumore, occupazione del suolo pubblico, venditori abusivi, rifiuti sempre più diffusi.
Se per chi è di passaggio può sembrare il segno di una città viva, per chi abita nelle strade che si affacciano sull’asse pedonale quella colonna sonora è diventata il simbolo di un equilibrio sempre più difficile tra turismo, locali e vita quotidiana.
A riportare la questione al centro del dibattito politico è stato il consigliere comunale Antonino Randazzo, che insieme al gruppo del Movimento 5 Stelle ha presentato un’interrogazione al Comune chiedendo interventi urgenti contro quella che definisce «mala movida» lungo l’asse di via Maqueda.
«Riceviamo segnalazioni continue da chi abita in quest’area e dai comitati civici - spiega Randazzo - che denunciano rumori oltre i limiti di legge, occupazioni irregolari del suolo pubblico e controlli insufficienti. Con questa interrogazione chiediamo all’amministrazione quali misure intenda adottare per garantire il rispetto delle regole e la tutela della quiete dei residenti».
Nel documento indirizzato al sindaco Roberto Lagalla, il consigliere parla di una zona «da tempo interessata da fenomeni di inquinamento acustico, degrado urbano e ostacoli alla circolazione dei mezzi di soccorso», con conseguenze sulla salute e sulla qualità della vita di chi vive nel centro storico.
Secondo l’interrogazione, i problemi riguardano soprattutto il tratto compreso tra via Venezia, via Napoli e via Bari. A raccontare cosa significa vivere in queste strade sono i residenti riuniti nel Comitato Maqueda Vittorie, nato negli ultimi anni proprio per coordinare le segnalazioni provenienti dalle vie che si diramano dall’asse principale.
«Abbiamo denunciato la situazione più volte a tutte le autorità competenti: tramite pec, con esposti presentati in Procura e anche attraverso incontri diretti con la polizia municipale. Ma finora nulla si è mosso», spiegano dal comitato.
Il problema, dicono, non è soltanto la confusione serale. È una pressione continua che dura tutto il giorno, senza sosta: «Per mesi abbiamo vissuto con le finestre chiuse. Tra la musica e i fumi delle cucine è impossibile aprire o arieggiare la casa. Con l’arrivo della primavera e poi dell’estate diventa ancora più difficile immaginare di continuare a vivere così».
Chi abita qui parla di marciapiedi sempre più stretti, occupati da tavolini e dehors che avanzano fino a rendere difficile il passaggio di un passeggino o di una sedia a rotelle, della musica che esce dai locali attraverso casse rivolte verso l’esterno e di odori che restano nell’aria dalla mattina fino a tarda notte, insieme ai fumi delle stigghiole.
Accanto alle attività regolari si muove anche un mondo informale fatto di bancarelle improvvisate, venditori ambulanti e piccoli chioschi mobili. «Una bancarella che vende cover per cellulari non dà fastidio di per sé - raccontano - ma, quando a queste si sommano venditori di alcolici con musica a tutto volume già dalle otto del mattino o chi passa la giornata ad abbanniare per attirare clienti, l’effetto diventa insostenibile. Se i controlli non ci sono, l’illegalità finisce per alimentare altra illegalità».
Un problema che riguarda anche il meccanismo che si è venuto a creare durante i controlli. «Quando arrivano le pattuglie della polizia municipale - aggiungono - si innesca spesso un fuggi fuggi generale: in pochi secondi gli ambulanti lasciano via Maqueda e si spostano nella vicina via Amico, utilizzata come area di sosta temporanea per sottrarsi ai controlli. Quando la pattuglia si allontana, nel giro di pochi minuti tornano a posizionarsi lungo la via pedonale».
Dal comitato sottolineano di aver cercato più volte un confronto con le istituzioni, avanzando proposte per migliorare la gestione dell’area. «Non ci limitiamo a denunciare i problemi - dicono - ma abbiamo più volte suggerito soluzioni e possibili interventi. Finora però non abbiamo ricevuto alcun riscontro».
Da qui l’idea di avviare una class action: «Negli anni abbiamo provato diverse strade: esposti collettivi con decine di firme, incontri con le istituzioni, segnalazioni e richieste di intervento- spiegano -. Se non succede nulla, a un certo punto le persone pensano che l’unico strumento rimasto sia quello legale».
Una frustrazione che negli ultimi mesi si è trasformata in una critica più ampia alla gestione del centro storico: «La sensazione è che tutto venga gestito senza una vera visione. Si è scelto di sostenere i commercianti come se fossero contrapposti ai residenti, ma in realtà è una guerra tra poveri: residenti e commercianti non sono due fazioni opposte, siamo tutti sulla stessa barca. Quando il centro storico non funziona, non funziona per nessuno».
E le conseguenze, secondo loro, si vedono ormai anche nello sguardo di chi arriva da fuori: «Molti turisti scrivono nelle recensioni dei B&B che il posto è bellissimo ma che non si dorme. E restano sorpresi nel vedere strade del centro storico trasformate in lunghe file di cassonetti o in corridoi pieni di tavolini. Spesso sentiamo dire che questo centro storico sarebbe meraviglioso, ma che è stato completamente violentato».
Parole che forse, più di tante analisi, raccontano il punto a cui è arrivata oggi una delle zone simbolo della città: un luogo sempre più affollato, ma sempre meno abitabile, che continua ad attirare visitatori mentre rischia di perdere la sua “anima”.
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