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Come si "salva" il teatro ai tempi del Covid-19? A Palermo ci sono le "Fiabe al telefono"

In questo momento storico gli spettacoli si sono spostati online ma si è perso il contatto con il pubblico, Alberto Nicolino prova dialogare col pubblico a distanza

Alessia Rotolo
Giornalista
  • 20 marzo 2020

Alberto Nicolino durante uno spettacolo

Il coronavirus ci ha costretti tutti a casa in un isolamento surreale. Artisti e teatranti, a Palermo come altrove, hanno cercato di salvare il salvabile spostando tutte le loro iniziative e spettacoli in streaming o facendo video e pubblicandoli sui loro social, comunque online.

Ma in questa operazione c'è una cosa che non si può salvare: il teatro, che è composto dagli artisti che si esibiscono ma, soprattutto, dal loro rapporto col pubblico.

Lasciandosi ispirare da "Favole al telefono" di Gianni Rodari Alberto Nicolino (ne abbiamo parlato qui) ha cercato «di salvare il teatro - dice Nicolino, che è autore, narratore e attore -. Quello che c'è al telefono è piccolo, è fragile, ma è vero, è una condizione d'eccezionalità dove una verità si salva, è il teatro al telefono che consente il rapporto con le persone, una interazione» e così, su questa riflessione nasce l'iniziativa "Fiabe al telefono".



Funziona così: si prenota una fiaba mandando un messaggio sulla pagina Facebook del progetto con il nome, numero di telefono su cui si desidera essere contattati e una brevissima descrizione di chi ascolterà la narrazione. A chiamare sarà il narratore che racconterà o leggerà una fiaba studiata sul profilo delle persone che la ascolteranno, durerà più o meno 10 minuti e alla fine non si dovrà pagare nulla, chi vuole potrà lasciare un'offerta libera.

«L'iniziativa è partita da qualche giorno - aggiunge il narratore - ho già narrato alcune fiabe, e quello che mi piace è la condivisione delle emozioni, alla fine della storia ci soffermiano un attimo per capire com'è andata, si instaura una relazione».

Alcuni hanno usato questa modalità per fare un regalo ad un amico o un parente, e qualche insegnante di sostegno sta sperimentando questa modalità per arrivare ai propri studenti.

«Le fiabe che ho scelto sono un po' cucite addosso a chi mi scrive, faccio una ricerca in base ai profili e alla fine scelgo alcune fiabe e le scegliamo insieme - aggiunge - ho raccontato "Giovannin senza paura" e "Il paese dove non si muore mai", soprattutto per i bambini per dire loro che in questo momento difficile bisogna avere coraggio»
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