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Cosa nasconde quel portale barocco: nella Palermo storica l'oratorio "segreto"

Colonne a spirale, lapidi, angeli in stucco e pietre preziose: all'oratorio dei santi Pietro e Paolo si entra da una gradinata in via Matteo Bonello, che costeggia la Cattedrale

Giusi Lombardo
Cercatrice di monumenti
  • 24 luglio 2019

Un particolare dell'interno dell'Oratorio dei santi Pietro e Paolo di Palermo

Una meraviglia nascosta agli occhi dei più è l'oratorio dei santi Pietro e Paolo, costruito alla fine del Seicento su disposizione dell'arcivescovo di Palermo Ferdinando Bazan. Vi si accede varcando un cancello e salendo una gradinata in via Matteo Bonello, di fronte la Loggia dell'Incoronazione.

Ci si ritrova così davanti al magnifico portale barocco in pietra di tufo, intagliato su progetto dell'architetto Paolo Amato nel 1697-1698.
La nicchia sovrastante accoglie una statua dell'Immacolata con ai fianchi due cherubini.

Appena più in basso, due colonne a spirale decorate e, lateralmente, i Santi Pietro e Paolo. L'oratorio, anch'esso progettato da Paolo Amato, è adiacente a quello che fu l'ospedale di san Giacomo, destinato ai sacerdoti e convalescenti, sul luogo in cui si insinuavano in pendenza le acque del fiume Papireto.

Una volta entrati, si accede ad un locale nel quale, sul pavimento, si trovano delle lapidi sepolcrali e, a destra, ecco la porta che conduce all'oratorio, dominata dal busto di un'importante personaggio del clero. All'interno è un'esplosione di stucchi ad opera di Giacomo Serpotta e del suo allievo Domenico Castelli.

Sulla volta lo splendido affresco dell'Incoronazione della Vergine, creazione del 1697 di Filippo Tancredi, purtroppo danneggiato dall'umidità. L'oratorio si compone di una sola aula rettangolare, il cui altare maggiore mostra un dipinto della "Pietà" di Marcello Venusti, con ai lati le sculture dei santi Pietro e Paolo di Vincenzo Messina.

Le braccia unite della Vergine e del Cristo deposto, nel dipinto del Venusti, rappresentano la lettera H dell'Ecce Homo. Il prezioso tabernacolo è in tartaruga e lapislazzuli e tutto l'altare è cinto da una particolare ringhiera a marmi mischi con dei piccoli angeli che si alternano alle colonne.

Ai lati dell'altare una nota di orgoglio per la nostra città: i busti dei due papi palermitani, ovvero san Sergio papa e sant'Agatone papa.

La mano maestra del Serpotta si può riscontrare principalmente nei due grandi angeli che sorreggono i teatrini (contenenti rispettivamente la rappresentazione della consegna delle chiavi a san Pietro e della Conversione di san Paolo), che si trovano ai lati dell'arco che definisce l'altare maggiore.

Ma anche nel grande putto con la tromba sulla porta di accesso montante un'aquila, emblema della città. Sempre del Serpotta sono le opere della parete laterale destra raffiguranti Ercole che uccide il leone (stemma del quartiere Seracaldio in cui ricade l'oratorio) e, ancora, il riposo di Ercole.

Mentre in quella di sinistra si trovano le sue allegorie della Vittoria e della Verginità, fra le quali egli scolpì la sua firma: una piccola serpe.

La luce che proviene dalla grandi e alte finestre dà risalto a questo sorprendente e prezioso gioiello, che merita tutta la nostra attenzione. Con la speranza che i suoi ambienti vengano doverosamente preservati dalle insidie dell'umidità sempre all'attacco.

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