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Da lì vedi Ortigia (e persino l'Etna): in bici fino alla Tonnara di Santa Panagia a Siracusa

Non tutti sanno che a nord della città si trova una bellissima pista ciclabile che costeggia il mare e offre panorami mozzafiato. Un itinerario lungo la "Rossana Maiorca"

Simona Russo
Giornalista
  • 28 novembre 2020

La tonnara di Santa Panagia a Siracusa

Siracusa è soprattutto conosciuta per il suo incantevole centro storico, l’isola di Ortigia, e l’importante parco archeologico. Ma non tutti sanno che a nord della città si trova una bellissima pista ciclabile che costeggia il mare e offre panorami mozzafiato.

Questo percorso parte dalla baia di Santa Panagia e attraversa la costa fino a giungere al Monumento ai Caduti italiani d'Africa: la pista ciclabile siracusana è nata nel 2008, è lunga 6,56 km ed è intitolata alla campionessa di apnea scomparsa Rossana Maiorca, figlia dell'illustre sportivo siracusano Enzo Maiorca.

Il percorso utilizza il tracciato della tratta ferroviaria costiera abbandonata tra la stazione cittadina e la stazione di Targia della Siracusa-Messina. Questo tratto ferroviario è stato dismesso nel 1998 e sostituito da un nuovo tracciato a doppio binario, in buona parte realizzato in tunnel per liberare la città di Siracusa dalla cosiddetta cintura di ferro costiera.



Il percorso ormai inutilizzato è stato quindi trasformato in strada percorribile.

Ideale per chi ha voglia di fare una passeggiata o pedalare in bicicletta, l’itinerario lungo la Pista Ciclabile "Rossana Maiorca" offre un vista incantevole sul mare, da dove è possibile vedere parte di Ortigia a sud e percorrendola in direzione nord, nelle giornate limpide, si staglia imponente la sagoma del vulcano Etna con il suo immancabile pennacchio di fumo.

Proseguendo verso nord come per magia si materializza alla vista la splendida Tonnara di Santa Panagia, che si trova sul limitare della pista ciclabile e domina l’omonima baia che si affaccia su uno splendido mare cristallino.

Visse anni di splendore e fu sede della tonnara di ritorno, alla quale giungevano isolati i tonni alla fine dell’estate, rimasta in funzione fino al 1970 circa. La storia della tonnara inizia nel 1100 e, dopo un lungo periodo di silenzio, passa sotto l'autorità giuridica della Camera Reginale di Siracusa, in epoca spagnola, e viene infine ceduta a vari proprietari privati, per la prima volta nel 1655. I ruderi degli stabilimenti esistenti si possono far risalire al Settecento, ricostruiti sul precedente impianto a seguito del terremoto del 1693.

La tonnara rimase attiva fino agli anni Cinquanta quando cadde in disuso a causa dell'introduzione della pesca al tonno con "reti volanti" (speciali reti da circuizione, con le quali si catturano i tonni che nuotano in branchi su fondali non troppo profondi), nonché purtroppo per la nascita intorno agli anni '50 del secolo scorso di un complesso chimico -industriale nell'area.

Dopo il 1961, la tonnara divenne definitivamente inattiva: tuttavia sono attestate almeno altre due calate di reti da pesca tra il 1965 e il 1970, con lo scopo di non perdere la licenza quinquennale rilasciata dalla Capitaneria di Porto. Si stima che la tonnara impiegasse mediamente 30 pescatori, salendo oltre le 40 unità nei periodi di maggiore pescato.

Oltre al personale dedito alla pesca del tonno, la comunità della tonnara di Santa Panagia era composta anche da un cappellano della chiesa adiacente e dai gestori di una piccola bottega di generi alimentari. In corrispondenza dell'ingresso del sito sorge una casa cantoniera, oggi abbandonata, che in precedenza ospitava la Stazione di Santa Panagia, la cui presenza permetteva sia ai lavoratori di raggiungere la tonnara, sia di intraprendere attività commerciali verso Catania.

Accanto alla tonnara vi è l'oratorio di Santa Panagia, una piccola chiesa rupestre con affreschi ormai illeggibili, dedicata al culto della Madonna. Santa Panagia deriva infatti il suo nome dalla lingua greca antica, dal termine Panaghia: pan= tutta e haghia= Santa, cioè Tutta Santa; attributo che l'Oriente cristiano ha dato alla madre di Gesù, Maria.

Quindi il nome del quartiere significa Maria, "Colei che è solo santità", bisogna ricordare che la città di Siracusa in passato fu molto legata alla chiesa di Costantinopoli e numerose sono quindi le attestazioni che risalgono a quel periodo.

La chiesa rupestre dedicata alla Madonna, sorta in prossimità del mare, e appena fuori dalla città, sembrerebbe essere quindi il punto focale che diede il nome all'intera zona circostante e che corrisponde all’antico quartiere greco di Tyche.

Esiste un bellissimo aneddoto storico sulla Tonnara di Santa Panagia: intorno alla fine del 1700 Domenique Vivant Denon, viaggiatore, studioso, scrittore e critico francese, si trovava a Siracusa seguendo e studiando le Mura Dionigiane per trovare il tracciato fatto edificare dal tiranno Dionisio I tra il V e il IV secolo a.C. e nel suo libro "Viaggio in Sicilia" riporta questa descrizione.

«Più avanzavamo lungo il porto Trogilo più le tracce delle mura diventavano evidenti; e dopo aver oltrepassato la Tonnara, chiamata ‘Santa Buonacia’, che è un luogo in cui il mare, rientrando nella città, forma una piccola insenatura stretta e profonda, abbiamo trovato le famose mura erette da Dionigi».

Denon chiama “Santa Buonacia” la zona che poi diverrà Santa Panagia. Attualmente la tonnara versa in gravi condizioni di degrado, tuttavia è stato predisposto un progetto della Regione Siciliana per la ristrutturazione e la trasformazione del sito in sede museale dedicata al rapporto tra uomo e mare.

Un complesso storico, un opificio che non ha eguali in Italia per posizione, volumetrie, camminamenti, sapienti giochi di pieni e di vuoti, dislivelli, aperture, disimpegni, affacci e proporzioni. Eppure non fu progettato da una equipe di evoluti architetti ma piuttosto fu quasi una “architettura spontanea” guidata soltanto dalle esigenze di funzionalità per la destinazione per cui era pensata.

Si auspica un intervento tempestivo e a stretto giro per restituire un magnifico edificio storico su un tratto costiero suggestivo, che crea un paradossale contrasto di bellezza in opposizione al vicino impianto petrolchimico di Priolo Gargallo.
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