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Da "Minchia" a "Futtitinni" il passo è breve: storia ed evoluzione di una birra siciliana

Vi raccontiamo la storia delle birre di "Sikania Sas", l'azienda nata nel maggio del 2015 a Messina, in un ex birrificio a sua volta costruito all’interno di un ex cinema

Marcella Ruggeri
Giornalista e conduttrice Tg
  • 7 settembre 2021

Birra Minchia in calice

A qualche moralista il suo nome fa storcere il naso e per lui/ lei potrebbe essere un incitamento a provare il prodotto artigianale che è stato enfatizzato invece da personaggi dello spettacolo e della musica quali lo showman Fiorello e il compianto cantautore Franco Battiato.

La Birra Minchia è ad oggi la più venduta della Sikania Sas che viene al mondo nel maggio 2015 a Messina, in un ex birrificio, costruito all’interno di un ex cinema.

L’Azienda porta la firma dell’impeto frizzante di un paio di ventenni che si appoggiano (solo per i locali) in un’attività già esistente dal 2013, quella di un brew pub – il “Kritè” e si scoprono attaccati alla loro terra per un progetto di sviluppo economico: loro sono l’attuale titolare ed amministratore unico Daniele De Vincenzo (28enne) e terzi.

Da una formazione diversa nell’Istituto di scuola superiore, si arriva ad un incrocio di intenti dei ragazzi soci verso il mangiar sano con la “Fondazione Its Albatros” che opera nel settore agroalimentare. L’essere sfegatati per la buona birra è innegabile mentre il fil rouge è il legame con la Sicilia che, malgrado gli spostamenti dell’impianto, resta infrangibile.



L’avventura di “Birra Sikania” inizia con il boom del marchio “Minchia” che suggella la sicilianità nella sua sintesi sarcastica, nel pragmatismo, nella profondità, nell’essere criptico e, allo stesso tempo, schietto. Tutte le province dell’Isola andarono pazze per questa novità alcolica ed anche i siciliani sparpagliati lungo lo Stivale ne hanno fatto man bassa per la genuinità delle materie prime.

Da subito, è stata ammortizzata la richiesta di 1200 litri al giorno di bevanda ramificata in tre referenze: Birra Minchia Bionda (Pils gradazione alcolica 5,2%) molto dissetante, Rossa (doppel bock g.a. 6%) intensa all’olfatto e Tosta (Helles g.a. 7,3%) con suggestioni piccanti. Per sostenere le vendite da debutto, i giovani imprenditori hanno dovuto lavorare in un nuovo impianto per conto terzi a Padova.

«Ci voleva una parola simbolo, anche azzardata che richiamasse le radici, il nostro vissuto - ammette De Vincenzo -. Abbiamo avuto una estate 2015 molto convulsa per commercializzare ancora nell’ex pub e, subito dopo, il nostro Mastro Birraio dell’epoca Silvio Gulino si è recato in Veneto con la nostra ricetta per realizzare le cotte di birra all’esterno».

Questo marchio procede fortissimo nelle regioni settentrionali e all’Estero e non si è fermato neanche nella pandemia grazie al servizio “E – Commerce”. Ad arricchire la platea delle eccentriche etichette c’è poi la “Birra Minchia Bionda” in versione “Non filtrata”, ad alta fermentazione di gradazione 5,7%. Per quanto indichi l’organo genitale maschile, “minchia non è una parola ma è un concetto”.

Perché censurarlo? Uno spiccato fiuto e il cuore caldo messinese di questi capaci elementi raggiungono una vasta fetta di mercato che, fino al 2017, si insedia nel circuito “Ho.re.ca” (quello di hotel, ristoranti, pub, caffè, bar, enoteche).

De Vincenzo, più maturo, si concentra su qualcosa che possa coprire numerosi target di popolazione con la birra Futtitinni” (dal gergo siciliano “fregatene”): un’idea che tende a sorprendere nella grande distribuzione (Gdo), mediante una catena di supermercati.

Questa Bionda conquista un suo primo soddisfacente spazio ad aprile 2021. L’imprenditore segue le sue emozioni adrenaliniche perché vuole mantenere gli standard e farsi valere in tutta Europa.

Così, inaugura al Comune, a maggio 2021, una nuova birra che è la “Feluca”, inserita sempre nel canale ‘Ho.re.ca’. De Vincenzo ha cura anche della sostenibilità ambientale avendo predisposto di diffondere solo bottiglie di vetro riciclato.

Il segreto del successo si incardina nell’affidarsi ad una squadra efficace e De Vincenzo lo ha testato con la sinergia del Mastro Birraio che ha avviato la produzione “Sikania”. Questi è Silvio Giulino di Sciacca che ha macinato chilometri fino al 2018 da Padova in Sicilia e si è laureato a Monaco di Baviera. E’ stato sostituito da un valido collega di Milazzo Marco Capone. Dal 2020, il “modus operandi” è stato dislocato in Sicilia.

«Lo abbiamo voluto fortemente - racconta De Vincenzo -. Non era possibile creare una birra peloritana in una struttura che non si trovasse nell’Isola. Adesso, tocca ad uno stabilimento di Enna – ‘Nicosia’ – a renderci fieri, con la gestione di persone in gamba». Il trasferimento ha garantito i fornitori regionali, che prima erano nel Nord Italia, abbattendo i costi.

C’è stato un passaggio estero in uno stabilimento a Monaco di Baviera, da marzo 2018 a marzo 2020, usufruendo in totale di quattro impianti. Enna è la sede operativa da un anno a questa parte. Qui, è nata la “Birra Feluca” che è una Bianca belga perfetta per l’estate e ad alta fermentazione (g.a. 5,5%).

De Vincenzo ha stretto collaborazioni di qualità con l’arte pasticcera siciliana, per es. con le confezioni di Natale 2020, per i soggetti celiaci sia per il panettone che per la “Birra SK Gluten Free” (new entry di quel periodo).

Daniele De Vincenzo ha aperto, da gennaio 2019, un’altra attività di “E – Commerce” - “Etnazar.it” e vende cibo tradizionale regionale, captando i migliori produttori dell’enogastronomia tra Sicilia e Calabria.

Questo settore è esploso con la crisi Covid e lui vuole allargare la cerchia in Puglia e Campania. Box con prodotti tipici quali salumi, formaggi e cannoli siciliani, con la birra calabrese o cocktail premiscelati, hanno fatto innamorare i palati più esigenti.

Parallelamente, si concretizza la vendita di questa merce culinaria anche su Amazon per filtrare i clienti su Etnazar.it. Questa società è portata avanti dalle due sorelle titolari, Barbara di 25 anni e Anna 23enne. Daniele si occupa di chiudere gli accordi commerciali.
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