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Dai suoi rami non si possono raccogliere le olive: a Sciacca c'è un albero "incantato"

L'Oleastro di Inveges è un ulivo secolare largo circa venti metri e alto cinquanta: un vero e proprio albero monumentale (stregato) che si erge nella campagna di Sciacca

Irene Leonardi
Giornalista
  • 12 marzo 2020

L'Oleastro di Inveges di Sciacca

In contrada Scunchipani, a circa 7 chilometri dal centro di Sciacca, c’è un albero poco conosciuto, gigantesco e stregato, la cui leggenda si tramanda ormai da secoli. Almeno così si racconta nella cittadina.

È l’Oleastro di Inveges, un ulivo secolare largo circa venti metri e alto cinquanta: un vero e proprio albero monumentale che si erge nel pieno della campagna in un fondo verde e circondato da altri ulivi. Impossibile non notarlo. Le sue dimensioni mastodontiche, il tronco massiccio e la folta chioma sempreverde fanno si che l’occhio si posi esclusivamente su di lui.

Pare sia lì da sempre, addirittura da prima della nascita di Gesù. Per questo il suo tronco, nodoso per l’età, risulta assai complesso da studiare e pare sia formato dall’unione di più alberi cresciuti ed incrociati tra loro: un padre e un figlio, addirittura.

Tante le storie che i saccensi hanno tramandato di generazione in generazione così come molteplici le credenze riportate su alcuni libri.



Salvatore Cantone, nella sua guida turistica "Sciacca Terme", ad esempio, racconta che molti contadini attribuivano la nascita dell’albero, che sorge nel fondo appartenuto nel ‘600 alla famiglia Inveges e da cui prende il nome, all’opera di un mago. Da qui anche l’idea che l’albero sia abitato da fate gelose del loro luogo incantato. Tanto che sembra impossibile staccare un ramo senza incorrere in chissà quale malanno.

Anche le sue olive non si possono raccogliere se non quando sono già per terra e solo per farne olio santo. Proprio per questo una realistica ricostruzione delle dicerie sull’albero potrebbero risalire all’antico proprietario che, per salvaguardare le sue olive, fece spargere la voce dell’albero stregato in modo da scongiurare possibili furti.

Eppure tanti, tantissimi, giurano di aver visto luci, movimenti e "cose" strane, che quasi non si possono raccontare. In effetti, un’altra leggenda vuole che ogni notte all’interno dell’albero si svolga la fiera delle fate: un vero e proprio mercatino in cui mettere in mostra oggetti preziosi e abbaglianti.

C’è ancora chi racconta che ogni sette anni, ai piedi dell’albero magico, si svolga una fiera di animali velenosi da ammirare, solo per qualche minuto, allo scattare della mezzanotte. Impossibile dare però un appuntamento perché nessuno sa da quando far partire il conto degli anni.

Ma non è tutto: un’altra leggenda racconta che proprio accanto all’albero, durante la seconda guerra mondiale, era stato allestito un aeroporto che i nemici non riuscivano a bombardare. Per questo soprannominato aeroporto fantasma, resistette fino al 1942, quando venne colpito a causa di una spia che ne rivelò le coordinate precise. Eppure lui, l’oleastro, rimase lì, senza alcun danno.

Anche perché pare sia impossibile da bruciare. Insomma un vero monumento del tempo che racchiude segreti e leggende.

Nonostante non ci sia nulla di vero e tanti oggi sorridono raccontando gli aneddoti legati all’albero, in città nessuno si avvicina e sono pochissimi i turisti che conoscono la sua esistenza. Arrivarci non è difficile: basta seguire le indicazioni per la contrada Scunchipani e proseguire seguendo i cartelli che ne indicano la posizione precisa.

Attenzione però a non avvicinarsi troppo.
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