CINEMA E TV

HomeCulturaCinema e Tv

Dal cinema alle Egadi, travolta da un insolito destino: il rifugio siciliano di Stefania Garello

Lascia la capitale per il suo buen retiro. Ma per l'attrice non si tratta di un amore passeggero o di una moda: "Ho scelto di appartenere a questo luogo"

Jana Cardinale
Giornalista
  • 12 aprile 2026

Stefania Orsola Garello a Favignana

C’è chi arriva a Favignana per una vacanza e chi riconosce in quell’isola, improvvisamente, il proprio destino. Per Stefania Orsola Garello è andata esattamente così. Era il 1995 quando l’attrice, volto noto del cinema e della televisione italiana, vi mette piede per la prima volta. Una Pasqua, un soggiorno breve, il tempo necessario però a trasformare un viaggio in un colpo di fulmine. Da quel momento ogni occasione diventa buona per tornare, fino alla scelta definitiva nel 2007, di lasciare Roma e trasferirsi stabilmente alle Egadi. Non una fuga, ma una decisione consapevole. Una scelta di appartenenza, perché Favignana, per Stefania, non è mai stata soltanto un luogo da abitare, ma uno spazio dell’anima.

«Da quest’isola ho preso tutto, anche i difetti», racconta. Una frase che restituisce il senso più profondo di un rapporto costruito negli anni, lontano dalle mode e vicino a un’idea quasi etica dell’abitare. In un tempo in cui molte isole e molti centri storici vivono la tensione tra autenticità e mercificazione, tra chi ama il territorio e chi lo trasforma in business, Favignana resta per lei un presidio umano e culturale. Un equilibrio fragile, sospeso tra la poesia del luogo e la pressione crescente dei grandi capitali.

«Favignana è un luogo vivo, vero, unico. Come molte realtà nel mondo, ha vissuto quel fenomeno tipico della geografia economica per cui i luoghi un tempo considerati marginali, quasi dimenticati, vengono poi improvvisamente rivalutati. Succede nei centri storici, succede nelle isole. Quando questo accade si crea una frattura: da una parte c’è chi ama davvero il luogo e sceglie di appartenergli, dall’altra chi segue una moda e ne fa un business. Io ho scelto di essere parte di questo luogo. Il vero nodo è mantenere un equilibrio tra due esigenze opposte: da una parte una dimensione poetica, intellettuale, ideale, dall’altra proprio il business che avanza e rischia di depauperare il territorio. Il costo della vita, inevitabilmente, crea una grande forbice tra chi ama l’isola e chi invece la sfrutta. Ed è proprio in questa crepa che arrivano i grandi capitali».

Il racconto dell’isola si sposta anche su altri aspetti, che riguardano i volti noti e la loro presenza sul posto. «Negli anni Novanta l’isola era frequentata anche da personalità importanti, ma allora i favignanesi non avevano alcuna attrazione per il fenomeno del vip. E il gruppo qui trovava un paradiso; si viveva in bicicletta, si beveva acqua di pozzo, si respirava autenticità. Sono passati anche grandi fotografi internazionali come Glenn Luchford e Mario Sorrenti, figure iconiche di quegli anni. Favignana, per molti di noi, è diventata un buen retiro, un rifugio dell’anima».

Tra questi anche Sabina Guzzanti, e Daniele Silvestri, rimasto profondamente legato all’isola. E proprio per Silvestri, Stefania Garello ha curato l’organizzazione di un concerto che lui ha fatto nel 2018 per Favignana, dove sempre con il suo coordinamento ha inciso anche un disco, per coglierne i suoni profondi.

Attrice di lungo corso, con una carriera che attraversa cinema d’autore, televisione e teatro, la Garello ha lavorato in produzioni importanti, da King Arthur a Heaven, fino a numerose fiction italiane, tra cui Distretto di Polizia. Eppure, il legame con Favignana ha progressivamente superato quello con i set e l’isola è diventata per lei anche luogo di incontri artistici. Amici, musicisti, attori, arrivano grazie a quel passaparola spontaneo che appartiene ai luoghi autentici.

Favignana si trasforma in rifugio creativo, dove la vita si riappropria dei suoi tempi e negli anni, e il suo lavoro si è intrecciato profondamente con la comunità locale. Tra i progetti più significativi c’è “Papillon”, esperienza nata all’interno del carcere dell’isola, diventato poi il documentario "Nuddu", realizzato assieme a Gaspare Pellegrino e sostenuto dal Ministero della Giustizia, e dall’Area Marina Protetta “Isole Egadi”.

Un percorso artistico e umano che ha trasformato il teatro in strumento di inclusione, ascolto e riscatto. Il documentario ha debuttato alle Orestiadi di Gibellina ed è stato poi presentato anche all’ex Stabilimento Florio, luogo simbolico della memoria dell’isola. Oggi questo impegno continua con “Inverni Isolani”, laboratorio teatrale partecipato rivolto agli abitanti dell’isola durante la stagione invernale. Non solo formazione artistica, ma uno spazio di relazione, socialità e cura. Una risposta culturale alla solitudine e al rischio di trasformare il territorio in semplice merce.

«La cultura è medicina», è la convinzione che attraversa il suo lavoro. Parallelamente Stefania sviluppa un percorso nell’arte contemporanea. Con artisti e musicisti come Alessandro Librio e Lelio Giannetto, quest’ultimo prematuramente scomparso, realizza performance di improvvisazione tra parola, suono e spazio. Tra queste spicca “Isolana-mente”, performance site-specific ispirata proprio a Favignana e alla sua identità più profonda, portata in scena anche all’ex Stabilimento Florio.

Per la Garello quel luogo non è soltanto uno spazio scenico, ma una presenza viva. «La Tonnara ha un’anima che parla», racconta. Ed è da quella voce silenziosa che nascono molti dei suoi lavori. Durante il lockdown nasce una delle esperienze più significative degli ultimi anni: Radio Egadà. Con molti fuori sede rientrati temporaneamente sull’isola e con il ritorno di tante energie creative, prende forma una radio comunitaria, pensata come spazio di incontro, racconto e resistenza culturale.

Per un intero inverno, assieme ai ragazzi dell’isola, Stefania porta avanti trasmissioni dedicate alla vita quotidiana, alla cultura, alla memoria e soprattutto agli stranieri che vivono o frequentano Favignana. Una radio di comunità, capace di creare connessioni in un momento di isolamento globale.

Negli ultimi due anni il suo impegno si è concentrato su “Inverni Isolani”, progetto nato nell’ambito della democrazia partecipata del Comune. Il cuore dell’iniziativa è un laboratorio teatrale aperto agli abitanti dell’isola, diviso tra under 50 e over 50. Una trentina di iscritti, tutti isolani o residenti invernali. Il titolo del laboratorio è “Comu finisci si cunta”. Più che un corso di recitazione, un percorso di socializzazione e ascolto. Un modo per spezzare quelle dinamiche chiuse che nei piccoli centri rischiano di trasformarsi in quello che l’attrice definisce il «potere del cortile». Per Stefania la cultura è una forma di medicina civile. Uno strumento per contrastare la mercificazione del territorio e restituire centralità alle persone.

Da quell’esperienza nasce anche la volontà di portare l’arte nello spazio pubblico: artisti come Loste e Igor Palminteri intervengono sulle mura del carcere con due grandi murales dedicati all’isola, trasformando un luogo di reclusione in superficie narrativa. Per Stefania Orsola Garello vivere a Favignana significa oggi restare fedele a una visione: fare dell’arte un gesto quotidiano, dare voce agli invisibili. Creare luoghi di incontro per anziani, giovani, persone fragili, isolani e nuovi abitanti.

Oggi il sogno dell’attrice è chiaro. Creare a Favignana un laboratorio permanente, aperto a tutte le età e soprattutto alle fragilità. Anziani, disabili, persone dimenticate. Un teatro della relazione, della cura, della comunità. Un luogo dove i talenti naturali dell’isola possano emergere. Perché, come ama ripetere, a Favignana ogni persona custodisce una scintilla creativa. Forse è proprio questo il segreto dell’isola: la sottrazione del superfluo che genera immaginazione. E in quell’immaginazione, Stefania Orsola Garello ha trovato la sua casa.
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.

GLI ARTICOLI PIÚ LETTI