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Dal Foro Italico al Central Park: le (mancate) opere dello scultore "iperattivo" di Sicilia

"Si concentrava su 4 o 5 opere contemporaneamente. Nostro nonno era un vulcano". I nipoti raccontano la storia di Filippo Sgarlata, tra i più grandi scultori del Novecento

Roberto Tedesco
Architetto, giornalista e altro
  • 16 maggio 2021

Filippo Sgarlata

È considerato tra i più importanti scultori medaglisti del secolo scorso ed è un siciliano. Si chiamava Filippo Sgarlata (Tunisi 1901- Termini Imerese 1979) e molti palermitani avranno ammirato la sua arte chissà quante volte per le vie della città.

Sono sue le opere, commissionatogli dal Cardinale Ruffini, dei Papi mariani di piazza San Domenico, realizzati in occasione del Congresso Mariano del 1954 e la porta della Cattedrale a Palermo inaugurata nel 1961, solo per citarne alcune.

Quest’ultima è stata aperta il 13 dicembre 2015 dall'Arcivescovo Corrado Lorefice quale Porta Santa nell'ambito del Giubileo della Misericordia.

Un'opera imponente che si inserisce in piena armonia nella facciata principale sud-ovest, all’interno di un portale gotico del XIV secolo. Si tratta di 20 formelle in bronzo, in basso rilievo, oltre alla lunetta superiore dedicata alla SS. Vergine, che si sviluppano narrativamente da sinistra verso destra.



Filippo Sgarlata, formatosi all’Accademia delle Belli Arti di Palermo, dove incontra lo scultore Mario Rutelli, e alla scuola dell’Arte della Medaglia di Roma, inizia da giovanissimo a farsi notare per sua grande abilità artistica.

A soli 24 anni realizza il gruppo marmoreo, posto sul portale centrale della Chiesa madre di Termini Imerese, raffigurante il Beato Agostino Novello con due angeli in preghiera.

Sin dai primi anni della sua attività, lo scultore termitano, mostra un particolare interesse per i modelli del XV secolo, e in particolare lo si nota nelle medaglie eseguite tra il 1925 e il 1926, dove l’influenza di Antonio Maresotti e del Pisanello è evidente.

In breve tempo, Sgarlata diventa uno dei più grandi medaglisti dell’età contemporanea e proprio grazie a questa sua arte, ottiene sin da quando era uno studente i primi riconoscimenti.

Nel 1924 vince il concorso per le borse di studio e il pensionato con la medaglia per l’Aereonautica e due anni dopo gli viene commissionato il trittico per il settimo Centenario di San Francesco.

Per l’artista, il 1929 è certamente un anno di grandi prospettive. Parte per l’America dove vince il concorso per un monumento dedicato a Giuseppe Garibaldi da erigere nella città di Providence.

Negli USA elabora il bozzetto per il monumento a Cristoforo Colombo da innalzare al Central Park di New York, anche se non sarà mai realizzato a causa della crisi economica dello stesso anno che costringe l’artista a ritornare in Italia.

Qui realizza opere di grande prestigio e partecipa a manifestazioni quali la Biennale di Venezia, la Biennale d’Arte Triveneta, l’Esposizione Internazionale della Medaglia Contemporanea di Roma, l’Esposizione Numismatica e Medaglistica Ibero-Americana di Barcellona.

Gli anni Cinquanta e Sessanta raccoglie prestigiose commissioni soprattutto nel campo della medaglistica a carattere celebrativo, come il piatto in oro per l’Esposizione Filatelica Internazionale Siciliana del ’59, la medaglia per le celebrazioni dell’Unità d’Italia e il medagliere per la Repubblica di San Marino.

Nel 1976 progetta il Picciotto, un'opera colossale che si sarebbe dovuta collocare al Foro Italico a Palermo, in occasione delle celebrazioni dell’Unità d’Italia, ma le continue variazione del tema da parte della commissione giudicatrice causò l’esclusione dell’opera.

Sgarlata ha condensato nelle sue opere una riflessione morale, un sapere umanistico, una dottrina, degni di essere analizzati come si farebbe per un grande testo, ricco di straordinaria conoscenza della passioni umane.

Le sue forme curve o tonde, i suoi delicati volumi, la loro misura ed il loro movimento concorrono a creare un’armonia, rappresentativa di quell’universo dove l’equilibrio è una conquista; la pace e la serenità dell’artista è palesemente impregnata nella materia.

Le sue opere di grande o piccolo formato, si riflette, al massimo dell’intensità, la vibrante tensione di questo magico equilibrio.

Ancora oggi i nipoti Filippo e Fabio con grande passione ed entusiasmo mantengono viva la strepitosa memoria del loro nonno con diverse iniziative.

Nel 2014 hanno realizzato una Casa Museo interamente dedicata allo scultore che è possibile visitare previo appuntamento a Termini Imerese o sul sito dedicato all’artista.

«Era iperattivo!» dicono i nipoti Filippo e Fabio Sgarlata.

«Sveglia al mattino presto per una delle sue tante passioni la caccia - raccontano - sempre condotta con i suoi setter immortalati in tante sue opere, poi a curare la tenuta, poi allo studio, poi in garage a lucidare il suo parco macchine ed ancora a lavoro.

Si concentrava su quattro o cinque opere contemporaneamente. Nostro nonno era un vulcano, ma sempre in silenzio, avvolto in una malinconia che noi non capivamo.

Solo ora, a distanza di tanto tempo dal giorno in cui ci ha lasciati, riaprendo la sua "casa" e rileggendo la sua vita, preziosamente documentata in ogni suo aspetto dall’unica fedele compagna di vita e unica promotrice della sua arte, nonna Vincenzina.

Abbiamo ricostruito tutte le sue battaglie per affermarsi e le sue opere diventate dei sogni irrealizzati, partendo dall’America passando per l’Italia, dalla statua di Cristoforo Colombo al Central Park di New York passando per le porte del Duomo di Milano a quelle di San Pietro e finendo con il Picciotto di Palermo».

«Ma il suo travaglio e la sua sofferenza - concludono i nipoti - provenivano dalla sua ambizione. Fin da ragazzo adorava lavorare ad opere imponenti sia per dimensione che per perfezione. Quello che aveva fatto non gli bastava. Voleva qualcosa di veramente maestoso, che lo collocasse nel regno dei grandi artisti, consacrandolo per l’eternità».
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