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Dal nulla è arrivato e nel nulla è sparito: il lungo oblio del Parco Cassarà di Palermo

Tra eventi e natura era un grande polmone verde dietro l'Ateneo, poi nel 2014 la chiusura perché insalubre: ecco perché, alla fine, non sappiamo (se e) quando aprirà

Giulio Di Chiara
Urbanista e progettista
  • 29 maggio 2018

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Il Parco "Ninni Cassarà" a Palermo

Un parco che dal nulla è arrivato e che nel nulla è sparito: il Parco Cassarà, alle spalle della cittadella universitaria, era divenuto un grande polmone verde dove migliaia di famiglie avevano ritrovato uno spazio verde, salubre e ideale per i loro momenti ricreativi.

Eventi e manifestazioni, come la Notte bianca al parco, avevano dato una dimensione nuova a uno dei parchi urbani più grandi della città.

Poi nel 2014 la chiusura e il sequestro della Magistratura per la presenza di materiali potenzialmente nocivi e non idonei alla fruizione dello stesso. Da lì l’inizio di un calvario che non ha mai visto la parola fine. Nemmeno oggi.

Guardando la vicenda quattro anni avanti, si possono raccogliere soltanto tanti ritagli di giornale e dichiarazioni degli amministratori di turno che hanno vagato e brancolato nel buio.

Non è stata disattesa la routine annuale degli annunci "fumo negli occhi" che puntualmente cercava di tenere a bada il disorientamento dei cittadini con probabili riaperture poi mai verificatesi. In realtà il pugno duro del magistrato ha quasi inibito il potere di qualsiasi funzionario o amministratore di sorta, dato che l’area oltre a essere posta sotto sequestro è stata anche obbligata a controlli e indagini.



Il parco è stato diviso in tre segmenti che si caratterizzano per un diverso concentramento di materiali pericolosi.

Nell’area ritenuta più salubre (area verde), con valori al di sotto dei limiti consentiti per legge, comunque sono state intimate ulteriori carotaggi e prelievi (anche un pò inspiegabili dato che esistono analisi del Nopa "Nucleo operativo polizia ambientale" che ne attestavano la salubrità) che ci portano ai giorni nostri.

Per eseguire queste operazioni e verificare le condizioni per una parziale riapertura, servivano soldi, trovati soltanto a dicembre 2017 con una Determina Dirigenziale (la n.147 del 22/12/2017) che prenotava la somma di 161.449 euro sul bilancio 2018 per l’esecuzione di carotaggi sul terreno e successive analisi che attestino definitivamente l’idoneità del segmento "verde" alla riapertura al pubblico.

Tutte decisioni del giudice su cui anche il Comune non poteva obiettare alcunchè. Come ogni ente, l’affidamento di queste operazioni passa da bando e appalto pubblico. Altri mesi di burocrazia dopo anni interminabili di chiusura.

In un incontro con l’assessore e il dirigente al ramo avvenuto alla fine del 2017 si annunciava l’imminente pubblicazione del bando per ricevere manifestazioni di interesse da parte di operatori ambientali, poi avvenuto il 10 aprile 2018, con scadenza 17 giorni dopo.

Siamo quasi alla fine di maggio e questa parte dell’iter dovrebbe essere conclusa, ma con una nuova Determina Dirigenziale del 24 aprile 2018, il dirigente fa marcia indietro e annulla il bando precedentemente pubblicato per non meglio specificati motivi.

Probabilmente vizi di forma o irregolarità che sono state oggetto di verifica e/o contestazione da parte degli aspiranti partecipanti.

A causa di questo episodio si dovrà procedere ad un nuovo bando con conseguente dilazione dei tempi nel cronoprogramma.

Come se non si fosse perso già abbastanza tempo tra magistrati, annunci e dibattimenti, la burocrazia e il probabile errore di qualcuno al Servizio Ambiente danno un calcio ulteriore su questa vicenda che definire "triste" equivale a farle un complimento.

Quattro anni di mera burocrazia e siamo ancora alla pubblicazione di un bando, a cui poi seguirà una fase di selezione e affidamento dell’incarico, esecuzione dei carotaggi, analisi di laboratorio e relazione finale per poter cosegnare nelle mani del magistrato un documento propedeutico (speriamo) alla riapertura parziale.

Altro tempo, altri interminabili mesi, non si sa nemmeno quanti, al netto di altri colpi di scena, errori e ulteriori ritardi. Grazie burocrazia.
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