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Dalla Vicaria all'Ucciardone passando per lo Steri: le atroci carceri di Palermo nei secoli

C'è una statua della Madonna all'interno del carcere dell'Ucciardone che risale al Seicento: come è finita lì è più o meno una leggenda ma questa statua racconta la storia

Santi Gnoffo
Ricercatore storico e delle Tradizioni popolari siciliane
  • 16 maggio 2019

Una delle scritte lasciate dai prigionieri nelle prigioni dello Steri di Palermo

All’interno del carcere Ucciardone è venerata una statua di marmo della Madonna risalente al XVII secolo collocata sul luogo nell’anno 1926. Una leggenda metropolitana diceva che fosse stata trovata in un pozzo.

Prima di spiegarne la provenienza è bene ricordare brevemente la storia delle carceri di Palermo. Nei tempi passati, nella nostra Città esistevano diversi luoghi adibiti a carceri. Nei pressi della chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio (piazza Bellini) c’erano le carceri della Corte del Pretore, altre si trovavano dentro l’odierno Palazzo Municipale denominate le "Carboniere".

Secondo il Marchese di Villabianca, nel 1553 furono impiantate altre carceri nei pressi di Porta Carini. Fino al 1818, altre carceri si trovavano dentro il Palazzo Arcivescovile, in quelle del Castello a mare venivano imprigionati soltanto i nobili oppure i rei di delitti contro lo Stato.

Anche il tribunale della Santa Inquisizione aveva le proprie prigioni all’interno dello Steri o dentro il Palazzo reale. Nella seconda metà del XVIII secolo, fu istituito il carcere dell’Arsenale, dove si trovavano i condannati la "remo" ed alla "catena" all’interno della caserma San Giacomo (Via Vittorio Emanuele) c’erano invece le carceri denominate "Bomba".

Il carcere più noto fu quello della Vicaria. L’edificio fu costruito dal 1578 al 1795 per essere adibito alle funzioni di dogana ma durante il corso d’opera fu modificata la finalità dell’opera.

Qui i detenuti vivevano in condizioni inumane: ammassati in enormi cameroni senza le minime condizioni igienico sanitarie. Rimanevano inoperosi tutto il giorno, perciò passavano il tempo giocando a carte, dadi, o divertendosi col gioco del pidocchio, consistente nell’introdurre uno o più pidocchi dentro una specie di cerbottana e soffiando li lanciavano sui passanti.

Il resto della giornata stavano appiccicati alle inferriate che davano sul Cassaro, in attesa di parlare con i parenti e gli amici. Quelli che si provavano a piano terra, allungando la mano fuori dall’inferriata chiedevano l’elemosina o per acquistare qualcosa dai venditori ambulanti che stazionavano sul posto.

Anche i detenuti che si trovavano nei piani alti, usando una cordicella attaccata ad una "coffa" (cesto di vimini) acquistavano il necessario.

La notte, le guardie di ronda facevano scorrere un bastone di legno lungo le grate di ferro per controllare che fossero integre.

Anche le donne venivano condotte in prigione. Le povere alla Vicaria, le dame presso alcuni monasteri che fungevano da carcere: quello delle Malmaritate alla Vetriera (Kalsa) oppure nelle carceri "Carolina delle nobili del Cuore di Gesù".

Nel 1627, per alleviare le sofferenze dei carcerati fu fondata la Venerabile Opera di Nostra Signora di Santa Maria di Visita Carcere allo scopo di provvedere ai bisogni di "quei miserabili che gemono nelle carceri di questa felice e fedelissima Città".

I Deputati di questa Opera avevano le loro stanze al pianterreno della Vicaria e si occupavano del vitto, del vestiario e della salute dei detenuti. Nella cappella all’interno del carcere, si venerava il simulacro della Madonna.

La Vicaria rappresentava una vergogna che si trovava all’interno della città perciò, a causa di molte lamentele nel 1836 iniziarono i lavori per le nuove Grandi Prigioni nel Piano dell’Ucciardone. Diversi problemi legati alla natura del terreno e la presenza di una sorgente d’acqua ritardarono i lavori. Nel 1840, i primi detenuti della Vicaria furono trasportati nelle nuove carcere dell’Ucciardone.

Si ha ragione di credere che anche il simulacro della Madonna Visita Carceri fu trasferito ma fu conservato in un magazzino in attesa di trovargli posto.

La soppressione dell’Opera Visita Carceri ed altri eventi fecero dimenticare il simulacro della Madonna di Visita Carceri, finchè non fu ritrovata nel 1926 (forse in un pozzo).

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