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Dedicato ad un generale fascista di Gela: in Sicilia c'è un villaggio fantasma mai abitato

Borgo Guttadauro, a metà strada tra Niscemi e Gela, è un centro rurale costruito dal regime fascista tra il 1939 e il 1941 di cui oggi non rimangono che i suoi ruderi

  • 23 marzo 2020

Borgo Guttadauro (foto Cristiano La Mantia)

Sorge in Sicilia, a metà strada tra i paesi di Niscemi e Gela, questo centro rurale costruito dal regime fascista tra il 1939 e il 1941, e di cui oggi non rimangono che i suoi ruderi.

Tanto silenzio e tanti calcinacci a terra, sterpaglie incolte e case abbandonate in un paesaggio che però ha ancora i colori della calda Sicilia. Il borgo Emanuele Guttadauro è intitolato così perché è stato dedicato all’omonimo generale gelese dell’esercito fascista, volontario nell’esercito nella guerra di Spagna e medaglia d’oro al valore militare alla memoria.

Edificato all'interno del vasto programma di opere dell'Ente colonizzazione del latifondo siciliano (Elcs), la nascita di questo borgo avrebbe dovuto contribuire a promuovere lo sviluppo agricolo della piana di Gela. Solo che la sua costruzione, iniziata nel 1941, si concluse nel 1943 con la consegna al Demanio Aeronautico affinchè ci si stabilisse personale militare.



Durante l’estate del 1943, il borgo fu occupato dalle truppe americane che, nel 1944, lo consegnarono all’Elcs, ma già dall’anno successivo iniziarono le prime lamentele a causa del manifestarsi dei primi dissesti. Nonostante furono eseguite le necessarie riparazioni, il borgo però non fu mai reso operativo e agibile e di conseguenza non fu neppure abitato.

Ad aver visitato e immortalato, nel 2017, le immagini dei vicoli deserti del Borgo Guttadauro sono stati i fotografi Cristiano La Mantia e Claudio Licitra, entrambi componenti del collettivo fotografico Liotrum Urbex Sicilia (di cui abbiamo già parlato in questo articolo).

«Come tutti i borghi la cui costruzione risale allo stesso periodo, la sua pianta si svolge intorno a una piazza e comprende la chiesa a pianta centrale quadrata, crollata tra il 2004 e il 2005, la caserma dei carabinieri e la collettoria postale, la casa del fascio, la scuola, il dispensario medico e le case degli artigiani - racconta Cristiano.

Un luogo spettrale, anche se quel giorno il sole imperava, una giornata di luglio davvero calda. Nessuna forma di vita, un silenzio assordante e il deserto attorno a noi. La natura piano piano si sta riappropriando anche di questo luogo, sembrava di stare in un vecchio film western, mancavano solo le balle di fieno spinte dal vento.

Prepariamo l'attrezzatura fotografica e ci diamo da fare, accaldati, sudati ma sempre sul "chi va là" perchè, anche se apparentemente deserti, i luoghi abbandonati possono sempre nascondere insidie - continua il fotografo -. Esploriamo la chiesa completamente crollata che sembra volersi nascondere dietro una sfilza di alberi che ne coprono la facciata. Tutti gli edifici hanno le pareti crepate, alcuni soffiti crollati e il ricordo ormai lontano di un vociare ormai sostituito dal vento».

A partire dal 1971, il borgo fu ceduto al vicino comune di appartenenza, Butera.

Tanti sono inoltre i progetti di recupero e riqualificazione che nel tempo sono stati abbozzati a favore di questo borgo fantasma - come ad esempio quello presentato alla Regione Siciliana dagli studenti dell’istituto superiore “Ettore Majorana” di Gela e finalizzato alla ricostruzione del centro rurale - anche se nessuno di questi, ad oggi, è stato ancora portato a termine.

Il Borgo Guttadauro, purtroppo, non è l’unico centro disabitato che versa in stato di abbandono, con strutture fatiscenti.

La stessa sorte infatti è toccata anche ad altri borghi siciliani, come Borgo Schirò, nella zone del Corleonese, destinatario di alcuni murales realizzati nel 1997 dai ragazzi dell'Accademia delle Belle Arti di Palermo, e il piccolo Borgo Sicaminò, una frazione del comune Gualtieri Sicaminò, in provincia di Messina, anche conosciuto come l'antico borgo dei bachi da seta.

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