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Dicono che non esista eppure ha terrorizzato mezza città: 'u lupunaro catanese, una leggenda

Non sono pochi i casi di vecchie testimonianze su degli ipotetici avvistamenti di lupi mannari. A Catania, tanto per citarne qualcuna, non di rado sono state avvistate queste orride bestie

Livio Grasso
Archeologo
  • 9 febbraio 2022

Come molti sapranno, il lupo mannaro è un personaggio di antichissime origini che nel corso dei secoli ha acquisito grande notorietà e rinomanza. Conosciuto anche come licantropo, su questo mostro feroce è stata tramandata un’immensa mole di aneddoti e leggende che lo hanno reso popolare in tutto il mondo. A quanto pare, tale superstizione affonda le proprie radici in un tempo molto lontano; si pensa, infatti, che il primo “uomo lupo” della storia sia stato Licaone, re degli antichi Arcadi.

La tradizione mitologica riporta che in principio era un capo buono e saggio; successivamente, però, avendo commesso un sacrificio umano, venne trasformato in lupo dal potente Giove. Ad ogni modo, ben presto, la figura di questa creatura spaventosa non fece altro che divenire un’ icona terrificante e ,al contempo, affascinante; basti pensare agli innumerevoli libri, alle numerose raffigurazioni artistiche o alla moltitudine di riproduzioni cinematografiche che l’hanno accuratamente descritta e rappresentata fino all’epoca odierna.
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Addirittura, non sono pochi i casi di vecchie testimonianze su degli ipotetici avvistamenti di lupi mannari. Dotati di una corporatura possente e ricoperti da una folta peluria, il più delle volte sono stati intravisti nei vicoli bui; per esempio, proprio in Sicilia di storielle simili ne esistono a bizzeffe. A Catania, tanto per citarne qualcuna, non di rado sono state avvistate queste orride bestie dalle sembianze a metà tra l’umano e il ferino.

L’ultima segnalazione, probabilmente, avvenne nell’estate del 1973. Sembra che la notizia sia stata riferita dal quotidiano La Sicilia, raccontando di un acuto latrato avvertito da alcuni cittadini nei pressi del “quartiere Consolazione”; come dissero alcuni di loro, le urla erano più simili ad una animale che ad un essere umano. Da quel giorno, difatti, si tramanda che gli abitanti del luogo vissero in preda all’angoscia e ad una divorante paura; ben presto, buona parte della gente cominciò a paventare la possibilità di uno spiacevole incontro con la belva.

Fu così che per diversi mesi, al calar della sera, nessuno osò passeggiare lungo le vie buie e desolate della città; anzi, il terrore era tale da spingere ciascun catanese a rinchiudersi dentro la propria dimora scongiurando ogni sorta di rischio e pericolo. Malgrado ciò, l’evento terrificante non fu supportato da alcuna prova attendibile e concreta.

A tal proposito, è opinione comune ritenere che sia stato un “simpatico” espediente per catturare l’interesse della collettività e incrementare la passione per la lettura dei giornali. Tuttavia, il mito del cosiddetto “lupunaro catanese” ha assunto una connotazione simbolica che ancora oggi sopravvive prepotentemente. Molti utilizzano l’espressione di “licantropia positiva”; essa non fa altro che alludere alla movida notturna che anima il capoluogo etneo. Solitamente, le vie del centro storico e del lungomare risultano essere le più affollate nel cuore della notte.

Il continuo andirivieni che si scorge nei vari pub, ristoranti e pizzerie ne comprovano l’implacabile e fervido “nottambulismo”. Proprio come i lupi mannari, anche i “catanisi” sono figli della notte e girovagano da un luogo all’altro fino alle prime luci del giorno dilettandosi col solito chiacchierio e passio.

C’è pure chi sostiene che la causa di cotanta “gaiezza” derivi dalla presenza dell’Etna, emblema di dinamismo e vivacità perenne. In ogni caso, nell’immaginario collettivo il licantropo incarna i tipici caratteri di un’entità ammaliante, conturbante e misteriosa che ben si amalgama con il temperamento vispo/mordace dei catanesi.
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