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Diletta e Adriano, da Londra al borgo delle Madonie: nozze sicule ma senza "stereotipi"

Un luogo tra i più belli d'Italia per tre giorni è diventato una parte di mondo dove si sono incontrati un pezzo di Europa e uno del Belpaese. Senza carretti o angoli tipici

Giovanna Gebbia
Esperta di turismo relazionale
  • 4 agosto 2022

Diletta e Adriano a Petralia

Si può proprio definire un “international wedding in Sicily” il matrimonio che Diletta e Adriano hanno celebrato sulle Madonie.

Il piccolo Borgo di Petralia Soprana per tre giorni è diventato un angolo di mondo dove si sono incontrati un pezzetto di Europa e un altro dell’Italia, in perfetto stile siculo con tanto di festeggiamento al centro della piazza del Paese.

La loro è la storia di un amore sbocciato fuori dalla Sicilia - di cui è originaria Diletta, palermitana, migrata a Londra per studio e poi per lavoro - tra due studenti che hanno lasciato la loro terra subito dopo il liceo e oltre un decennio fa, si sono incontrati per caso a Firenze per non lasciarsi mai più.

Entrambi poco più che trentenni lui, Adriano, è umbro, di Foligno, altro luogo storico in una regione straordinaria assolutamente diversa dal paesaggio siciliano, ma che in qualche assonanza non è poi così distante.

È rimasto affascinato dal sorriso di questa solare ragazza siciliana che porta addosso i colori tipici dei siculi che hanno qualche residuo di radice nordica con i tratti biondi e la carnagione chiara.



Belli, anzi bellissimi in una giornata di sole splendente sotto un cielo azzurro limpido, si sono dichiarati davanti al sindaco, Pietro Macaluso nello studio dello storico Palazzo Comunale, circondati da ospiti venuti a condividere con loro questa scelta, lontanissima dagli stereotipi dei matrimoni fotocopia che si differenziano solo per le facce degli invitati e dei diretti interessati.

Niente carrettini a tema, niente angoli del sigaro o del cioccolato, niente scopiazzamenti da scenario Dolce e Gabbana, nulla di tutto questo: c’era solo tutta la Sicilia vera intorno a loro, immersi nel paesaggio dell’entroterra e dei suoi colori estivi, in una masseria di campagna, il paesaggio assolato colore oro dei campi di grano ancora ondeggiante o appena trebbiati.

A Londra lavorano entrambi per due fondazioni, una è addirittura quella del Principe Carlo, nella ricerca di risorse per progetti di carattere sociale: lui nell’ambito dei servizi per le aziende no profit, lei come responsabile di progetti di sviluppo nel settore della disoccupazione giovanile, di settori.

Dopo anni di traslochi e di condivisione di casa con studenti e coinquilini in un via vai continuo di conoscenze e coabitazioni finalmente sono riusciti ad avere la loro casa, comprata con i risparmi e le piccole economie che hanno saputo ottimizzare in un luogo dove la vita non è proprio a buon mercato, ma li hanno iniziato a sognare il matrimonio che volevano e lo hanno realizzato.

Potevano scegliere una ridondante villa o un palazzo nobiliare dei più accreditati e ormai unici scenari confermati del life stile matrimoniale corrente - costosissimi oltre che ambitissimi - per questi eventi con pacchetto all inclusive. E invece no.

Il perché lo abbiamo chiesto a lei, ovviamente…

«Semplicemente perché volevo che questo momento fosse anche un’occasione per fare conoscere ai nostri amici la mia terra, ma non quella dello stereotipo che tutti si aspettano che vive nell’immaginario turistico più superficiale e va poco oltre la costa.

La Sicilia è tante cose, tanti luoghi speciali come questo, ricchi di bellezza e di storia, di arte e di cultura ma, soprattutto, di accoglienza e di calore, di una ospitalità autentica e genuina e io desideravo che emergesse quel qualcosa in più, quelle radici che sono ancora tutte da scoprire, quella diversità che è custodita in un altrove de mettere in luce, senza essere ridondante ma nella sua splendida semplicità.

Adoro la mia terra, il legame è fortissimo anche per Adriano che se ne è innamorato così come allo stesso modo io amo la sua terra. Viviamo lontani e torniamo ogni volta che possiamo tenendo vivo il legame che abbiamo con le nostre radici.

A Londra viviamo bene, il lavoro è quello per il quale abbiamo investito la nostra lunga formazione universitaria e siamo riusciti ad integrarci con la città mescolando lo spirito british con quello siculo/umbro perfettamente, condividendo con amici italiani, locali e di altre parti d’Europa il nostro mondo, il cibo, le feste e altre occasioni che creiamo apposta, non a caso abbiamo comprato un grande tavolo da pranzo per casa».

Diciamo che è stata una piccola operazione di marketing territoriale? «Eh si, dai possiamo dirlo!», risponde felice sorridendo.

Alcune chicche e curiosità di questo originale matrimonio: per restare assolutamente in tema alla fine della breve cerimonia culminata con il tradizionale lancio del riso, agli ospiti è stato offerto uno dei nostri must in tema di cibo, simbolo nel mondo, una brioche con granita rigorosamente al limone all’ombra degli alberi della piazza centrale.

I fiori che hanno decorato tutti gli allestimenti sono stati confezionati in leggerissima carta bianca e gialla, compreso il bouquet della sposa che era in rosso, seguendo un’idea più etica rispetto allo spreco dei fiori recisi.

Lo chef che ha cucinato per loro è stato uno degli ambasciatori della nostra cultura gastronomica, Peppe Giuffrè, che ha preparato per gli ospiti una cena esclusivamente a base di prodotti del territorio madonita e di quello siciliano, per dare modo agli invitati stranieri di fare una autentica esperienza della nostra cucina.
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