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Dopo l'horror sulle Madonie, il thriller "Rem": la miniserie tv di Riccardo Cannella

Sarà un poliziesco che qua e là sfocia nell’horror. Il regista siciliano ci racconta il suo nuovo lavoro girato tra la Germania e appunto il Sud d'Italia. Ecco che cosa sappiamo

Tancredi Bua
Giornalista
  • 7 marzo 2026

Il regista Riccardo Cannella

È stato in sala nelle ultime settimane con il suo “Jastimari – Il rifugio”, l’horror girato sulle Madonie e ambientato in una Sicilia stridente e atemporale, ma in autunno ritornerà già sul set per il suo nuovo, ambizioso progetto, una miniserie in sei episodi da trenta minuti ciascuno chiamata “Rem”, che come evoca il titolo si muove nel mondo dei sogni e delle verità possibili da raggiungere solo in quella fase del sonno.

«"Rem" sarà un poliziesco che qua e là sfocia nell’horror – così Riccardo Cannella descrive il suo nuovo lavoro, co-prodotto con la Germania e realizzato con Indaco, Dea Film, Moonlight e il supporto di Sicilia Film Commission e Calabria Film Commission – e sarà molto più concentrato sull’onirico. È la storia di un ragazzo originario della Germania che ha la capacità, con cui convive malamente, di entrare nei sogni della gente e liberarla dal dolore. Questo dono lo ha trasformato in un emarginato, e lo ha portato a rifugiarsi in Sicilia. Un’amica, un detective, un giorno arriva per informarlo di un fatto terribile: in Germania c’è un serial killer che sta uccidendo delle donne, creando delle macabre opere d’arte con i loro corpi. L’unico modo per trovarlo è entrare nella mente di una delle ultime vittime, finita in coma, e da lì in poi non posso dirti altro perché entreremmo in un territorio a rischio spoiler».

Con “Jastimari” – che sotto la facciata horror raccontava di una società (che può essere dietro l’angolo così come può essere stata disinnescata) di uomini feroci e disposti a tutto pur di difendere la propria genia – ci saranno delle inevitabili affinità: «La solitudine c’è in tutti i miei lavori – racconta Cannella – ed è una cosa che viene fuori anche inconsciamente. In “Rem” c’è anche una forte riflessione sul concetto di giusto e sbagliato, c’è l’emarginazione, ci sono i contrasti sociali, ci s’interroga anche in “Rem” su che società sia quella attuale, stavolta attraverso la figura dei serial killer».

E così come alcune sequenze di "Jastimari", per ammissione stessa del regista, arrivano non dal citazionismo cinematografico quanto da quello pittorico, "Rem" racconterà il mondo ancora una volta con quella lente: «Nella miniserie sarà centrale un quadro di Henry Füssli, “L’incubo” (uno dei quadri più famosi dell’artista, con una donna che è “dominata” da un demone raggomitolato sul suo stomaco, ndr.). Mentre la scrivevo ho scavato maniacalmente per cercare alcune connessioni fra la storia e il dipinto.

Uno dei personaggi, Van Ryder, è anche un critico d’arte. Nei sogni che vedrete nella serie non ci sarà nulla di casuale. Mi ha colpito, fra l’altro, che de “L’incubo” esistono tre copie al mondo, e una di queste è in Germania, in una città molto vicina alla zona in cui ho ambientato tutto. Quando l’ho scoperto l’ho preso come un segno che la storia stava andando nella giusta direzione».

“Rem” era stato scritto anni fa, per una produzione tedesca. «S’è arenato per un po’ – racconta Cannella – ma adesso è pronto per entrare in produzione. È una miniserie complessa, con tanti spostamenti, c’è una parte ambientata in Germania, una in sud Italia, c’è uno sforzo importante che stiamo affrontando».

L’icona di “Jastimari – Il rifugio” è diventata il pagliaio nascosto nei boschi delle Madonie in cui si svolge una delle scene più inquietanti del film. Per “Rem”, invece, a Cannella piacerebbe «ripercorrere in un altro modo il mondo dell’arbëreshe. In “Jastimari” era la lingua che parlavano i protagonisti per risultare ancora più “blindati” dentro la loro minuscola comunità, in “Rem” mi piacerebbe andare a girare nei luoghi in cui è centrale quella cultura. A Piana degli Albanesi ad esempio c’è una festa che fanno nel periodo pasquale, con quei vestiti così particolari, e questa stessa cosa esiste anche a Civita, in Calabria, anche lì parlano arbëreshe. Chissà, ho ancora un po’ di tempo per pensarci…».
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