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Dove (si dice) nacque Rosalia: storie e miti del quartiere dell'Olivella di Palermo

Imboccando un vicolo dal nome poetico di fronte l'ingresso del teatro Massimo si entra in uno dei più antichi quartieri della città: entriamo in "via dell'Orologio"

Santi Gnoffo
Ricercatore storico e delle Tradizioni popolari siciliane
  • 7 giugno 2019

Via dell'Orologio a Palermo

Questo antico quartiere si trova nel vecchio mandamento detto della Loggia o Castellammare ed è a pochi passi dall'imponente teatro Massimo: l'Olivella (come viene chiamato il quartiere) è incastrata in un quadrilatero composto dalle vie Cavour, Roma, Maqueda e Bandiera.

La sua denominazione non è certa ma, evocando un'antica leggenda, potrebbe derivare dal latino "olim villa" (una volta villa).

La leggenda racconta che sul luogo in cui sorge chiesa di sant'Ignazio abitasse la famiglia Sinibaldi, quindi la famiglia di Rosalia, la santa patrona di Palermo.

Sebbene non si abbiano in merito notizie certe, è invece documentata l’esistenza di una chiesa, intitolata proprio a santa Rosalia, che all’inizio del XV secolo fu ceduta alla Confraternita di santa Caterina all’Olivella.

Nel 1594, la chiesa fu ceduta alla Confraternita dell’Oratorio di San Filippo Neri, che circa quattro anni iniziarono la costruzione di una nuova chiesa e di una casa contigua che furono ultimate nel 1622.

A questa è adiacente l’Oratorio, eretto invece nel 1769 su progetto dell’architetto Venanzio Marvuglia. La Casa di quest’Ordine fu demolita in parte (nel 1905) per la costruzione del tratto della via Roma, poi durante la seconda guerra mondiale subì danni di immaginabili proporzioni dovuti ai bombardamenti a tappeto del '43.

Attualmente il quartiere dell'Olivella è uno dei punti di ritrovo diurni e notturni sia per i palermitani che per i turisti: la presenza di diversi pub, ristoranti, rosticcerie e quella di alcuni artigiani (borse, cappelli, bijoux), studi d’arte e laboratori teatrali la rendono accogliente e caratteristica.

La zona è anche un polo culturale dal momento che si trovano sulla piazzetta il museo archeologico Antonino Salinas e subito dietro il palazzo Branciforte, che ha l'ingresso su via Bara all’Olivella.

Uno dei punti di accesso al quartiere è appunto la via dell'Orologio che si apre esattamente di fronte al grande teatro lirico e che si chiama così perché ancora oggi, dall'inizio della strada dal lato di via Maqueda si scorge l'orologio della chiesa comunemente denominata dell'Olivella, che sta lì sin dal 1858.

Un cenno va fatto anche sulla via Trabia che prende nome dall'antico palazzo della famiglia Lanza, principi di Trabia e via Bara all'Olivella: una delle vie, cortili e vicoli intitolati alla "Bara" ma che non c’entrano con la morte e i suoi vezzi.

Le Bare in questione sono le macchine trionfanti che trasportavano i simulacri di Maria Santissima, Gesù e santi e che venivano custodite nei luoghi citati.

A proposito della "Olivella": la Casa e la chiesa dei Padri Filippini è detta "‘a Livedda" dal termine Olivella. Il Superiore della Casa fu chiamato "Preposito", in dialetto "prespostu" e, a Palermo quando qualcuno intavola una conversazione ed è solito dire "A proposito" l’altro risponde scherzando "‘a Livedda", cioè il Preposito è all’Olivella.

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