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Due fratelli e una missione: salvare il Golfo di Cefalù dalle "reti fantasma", come aiutarli

Il progetto "Missione Euridice" mira al recupero delle reti abbandonate durante la pesca e allo studio degli eventuali danni arrecati all'ecosistema marino. Come partecipare

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 12 maggio 2021

Marco e Andrea Spinelli

È una missione scientifica a tutti gli effetti quella avviata dai fratelli siciliani Marco e Andrea Spinelli e che prende il nome di Reti fantasma - Missione Euridice.

Un'iniziativa avviata nel 2020, oggi presente anche con una raccolta fondi, che nasce dalla necessità di raccontare uno dei più grandi problemi legati all'inquinamento invisibile dei mari.

Il fenomeno non è immediatamente visibile agli occhi ma - secondo i rapporti annuali del programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) - ogni anno negli oceani vengono abbandonate 640 mila tonnellate di reti da pesca.

E i dati sono in aumento. Studi recenti, effettuati tra il 2017 e il 2018, hanno suggerito infatti che le reti fantasma potrebbero rappresentare circa il 46% di tutte le microplastiche presenti nei nostri oceani.

L’anno scorso Marco e Andrea, durante un’immersione hanno scoperto, per caso, una realtà paragonabile ad un imminente disastro ambientale nelle secche più importanti del golfo si Cefalù, nel Palermitano, quasi totalmente ricoperte da reti da pesca abbandonate.



Da quel momento l’urgenza di rimuovere quelle reti è diventata un pensiero fisso.

«Conosciamo bene quelle zone - ci ha detto Andrea Spinelli, che oggi vive a Valencia - perchè da ragazzi passavamo le nostre estati a Pollina, con il gommone di famiglia, tra tuffi e immersioni. Poi per motivi di studi e lavoro siamo andati via dalla Sicilia ma ogni estate e quando possiamo ritorniamo sempre».

Per rendere appieno cosa hanno visto i loro occhi nel mare di Cefalù, i due fratelli hanno realizzato un video attraverso cui, anche senza immergersi, è possibile constatare come queste reti abbandonate siano una minaccia concreta per pesci, crostacei e tartarughe, che spesso muoiono soffocate perché non riescono più a liberarsi.

E poi ancora pareti di coralli, nella fattispecie gorgonie, importantissime per l’ecosistema marino risultano minacciate dalle reti fantasma.

«Gli obiettivi del progetto sono due: la rimozione e lo smaltimento delle reti fantasma ma soprattutto lo studio dell’impatto ambientale arrecato da queste reti e la sensibilizzazione verso questo problema che è mondiale».

La raccolta del crowdfunding ha anche l'obiettivo di poter realizzare immersioni scientifiche per lo studio dell’habitat coralligeno, della fauna ittica locale e delle specie marine a rischio.

Il recupero delle reti è imprescindibile per valutare l'impatto che l’uomo ha arrecato a questo ecosistema.

«Abbiamo intenzione di fare uno studio preliminare nel mese di giugno - ha aggiunto Andrea - così da capire come organizzare al meglio tutte le attività. Poi ad agosto provvederemo al recupero delle reti e allo studio dell'ecosistema, procederemo ad un censimento ittico a tutti gli effetti e avvieremo anche uno studio sulle lumache di mare».

L’appello dei due fratelli - che hanno unito le loro professionalità per l'occasione (Andrea è un biologo marino e Marco è un documentarista) - è accorato e rivolto a tutti.

«Vorremo dare una seconda opportunità a quel luogo magnifico che è il golfo di Cefalù - spiegano -. Siamo già in collaborazione con l’Oceanografico di Valencia e la Capitaneria di porto della cittdina che ci supporteranno durante il progetto.

Se non tutti potremo immergerci con loro, di sicuro potremo contribuire al recupero dell'ecosistema e rimanere sempre al corrente delle attività.

Ogni sostenitore riceverà un attestato di partecipazione al progetto e avrà inoltre la possibilità di essere aggiornato, attraverso un gruppo Telegram dedicato, sulle varie fasi della missione».
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