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È aliena e distrugge le palme di Mondello: che cosa sappiamo della "farfalla killer"

Fra le specie aliene che destano maggior timore tra gli zoologi negli ultimi tempi c’è un lepidottero. Il suo nome scientifico è Paysandisia archon, di origini sudamericane

Aurelio Sanguinetti
Esperto di scienze naturali
  • 3 febbraio 2026

La Paysandisia archon (foto di Didier Descouens - Opera propria)

Uno dei problemi che maggiormente affliggono la biodiversità siciliana è l’arrivo di specie aliene problematiche da varie parti del mondo. Gli scienziati lo hanno ribadito più volte. Queste specie riescono a introdursi nelle nostre comunità grazie al cambiamento climatico e al trasporto della merce, risultando una minaccia per gli organismi delle nostre zone e per gli ecosistemi.

Fra le specie aliene che destano maggior timore tra gli zoologi negli ultimi tempi c’è un lepidottero, noto fra gli esperti come “farfalla killer”. Il suo nome scientifico è Paysandisia archon ed ha origine sudamericane. Introdotta di recente in Europa a seguito del trasporto di piante provenienti dall’estero, questo lepidottero giunse nel Mediterraneo a fine anni Novanta, per poi giungere in Sicilia negli anni successivi. Nell’ultimo periodo la sua avanzata sembra inarrestabile.

Dopo aver colpito un gran numero di palme nella provincia di Messina e di Palermo, oggi suoi esemplari sono stati individuati anche nel siracusano, nel catanese e nel trapanese, nei pressi di viali alberati e in giardini pubblici e privati. Capace di colpire sia le palme di importazione che le specie autoctone, come le note palme nane siciliane, questo insetto ha provocato gravi danni anche alla Riserva di Monte Cofano, fra le aree protette più importanti della Sicilia occidentale.

Oggi le principali segnalazioni arrivano dall’area di Palermo, in particolare da Mondello e dal territorio di Partinico, e riguardano soprattutto esemplari di Chamaerops humilis, le palme tipiche del paesaggio mediterraneo. Secondo alcuni entomologi non è inoltre escluso che questa specie ha cominciato ad attaccare le Arecastrum romanzoffianum, scelte negli ultimi anni come alternativa alle specie devastate dalla strage causata dal punteruolo rosso nei primi anni Duemila.

Alcuni si potrebbero domandare come fa questa piccola farfalla a risultare un pericolo per delle piante così grandi e diffuse. La risposta è abbastanza semplice: gli adulti depongono le uova nei tronchi di questi alberi. In seguito, le larve cominciano a scavare all’interno del legno, scavando delle gallerie utili per nutrirsi e distruggendo lentamente i tessuti vitali della pianta. Quando la pianta è ormai segnata dall’attacco parassitario di queste larve, comincia a perdere le foglie e a presentare dei fori alla base del fusto, che compromettono la stabilità dell’intero tronco.

Attualmente, questa specie riesce ad espandersi nel territorio siciliano anche grazie all’attuali politiche di controllo. L’Osservatorio fitosanitario regionale concentra infatti gran parte delle sue attività di controllo sul comparto vivaistico. Le palme nei giardini privati, nei condomìni o lungo le strade cittadine sfuggono invece a una sorveglianza sistematica. Ciò permette alla Paysandisia di trovare spazio per diffondersi, rendendo meno efficaci le misure di contenimento esistenti.

A complicare ulteriormente la situazione, gli entomologi segnalano da anni anche un controsenso della nostra legislazione. La Paysandisia non è classificata come organismo da quarantena e, di conseguenza, non esistono obblighi di eradicazione su larga scala quando un territorio sembra infestato dalle sue larve. Per far fronte alla sua diffusione bisogna quindi inserire la sua specie nella lista degli animali alieni pericolosi e nella lista degli insetti da “quarantena”, così da permettere agli esperti di ridurre i danni e tentare di eradicare la sua presenza sull’isola.
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