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È il pane cunzato dei Peloritani: la "pagnotta alla disgraziata" di don Minico è un cult

Piccante come non mai e profumata come solo il pane appena cotto può essere, la "pagnotta alla disgraziata" è un tutt'uno con i boschi dei colli San Rizzo di Messina e si avvicina ai 70 anni di età

Marcella Ruggeri
Giornalista e conduttrice Tg
  • 16 giugno 2021

Don Minico e le sue pagnotte in una foto storica

Piccante come non mai e profumata come solo il pane appena cotto può essere.

La "pagnotta alla disgraziata" è un tutt'uno con i boschi dei colli San Rizzo di Messina, inventato negli anni Cinquanta dalle mani di don Minico e si avvicina ai 70 anni di età, traguardo che viene tagliato davvero dall'attività del suo fondatore.

Questo pane stra-farcito con i prodotti a chilometro zero (come si usa decantare adesso) è stato sempre la risposta alle famiglie che si recano per una scampagnata domenicale alle "Quattro Strade" sui Monti Peloritani, ai gruppi di amici, ai turisti in cerca di aria pulita e di panorami strepitosi e persino agli sportivi che, in corsa o in bicicletta, non possono resistere al richiamo dello spuntino maxi.

Compare nelle autorevoli guide di Michelin e Touring Club e tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali (Pat) con decreto ministeriale del 2003.

Don Minico, all'anagrafe Domenico Mazza e originario di queste spettacolari alture, da ex panettiere del paesino Gesso diventa uno dei simboli della ristorazione peloritana e avrebbe compiuto l'8 maggio di quest’anno il centenario. Lui fisicamente non c’è più dal 2015 ma il suo ritrovo assolutamente Sì con i suoi eredi Paolo e Maria Mazza, con la sua storia, con la sua tradizione e lo spirito di aggregare la popolazione.



Il locale, intitolato "Casa di Cura Don Minico" (perché chi si ferma a mangiare ci guadagna in salute), ha toccato le 70 primavere, in realtà, nel 2020 ma le festeggia quest’anno post-datate (per via della pandemia), servendo sempre il “piatto unico di punta” e con l’intento di intrattenere i clienti con una vasta gamma di eventi (la bellezza di settanta) nell’Arena “Cimarosa”.

Ma qual è l'aneddoto del pane "alla disgraziata"? Don Minico riuscì ad installarsi nella magnifica e attuale location con una casetta di legno che ebbe in regalo dal politico Germanà.

La moglie - donna Grazia gli faceva arrivare, con l'autista di un pullman, un panino condito con le conserve della sua cucina che, un giorno, è andato a ruba tra gli operai con cui condivideva la pausa, all'insaputa del vero destinatario.

Rimasto a bocca asciutta, don Minico si è preso gioco di uno di questi amici mettendo tanto peperoncino nel pane e da lì è nata l'espressione del beffato: "Questo pane è più disgraziato di te".

Ripercorrendo gli ingredienti dall’esterno, la pagnotta rustica a ruota con farina di semola è la prima ad invitare al morso: inesplorata e soffice, si impregna di aromi e sapori degli ortaggi locali, dalle melanzane sott’olio (con tocco di peperoni) ai carciofini, dai pomodori secchi che vengono impreziositi da capperi, alloro ed origano fino alle olive verdi schiacciate, al formaggio pecorino primosale pepato e il salame Sant’Angelo di Brolo Igp.

Una bomba per tutti i sensi che è il precursore del pane “cunzatu” e viene accompagnata dal buon vino rosso, prodotto nei vigneti di Filicudi della famiglia Mazza. Da piccolo imprenditore, Don Minico esordì con una carretta con cui vendeva solo gazzose e qualche bibita, refrigerate nel ghiaccio.

Il famoso chiosco, che fu spostato dalla Fiera di Messina dopo una manifestazione dell'Assessorato regionale alle Foreste, durò fino al 1969, per divenire il ritrovo in muratura di oggi. Se fosse un matrimonio super resistente, i 70 anni di unione tra ristorazione street food e la natura dei Colli San Rizzo sarebbero le Nozze di Ferro. La ricorrenza del 70esimo deve essere un periodo da ricordare e non una sola giornata, tant’è vero che gli eventi inizieranno entro giugno e si protrarranno fino alla fine del 2021. Ad inaugurare saranno le presentazioni di libri e poi concerti di musica jazz, teatro e mostre d’arte etc.

Il progetto è patrocinato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, dall’Assessorato regionale dell’Agricoltura e dal Comune di Messina. Quest’ultimo, con il suo assessore alla Cultura Enzo Caruso, collaborerà con l’integrazione di qualche gruppo/ musicista.

L'ambientalista e presidente dell’Associazione “Eucaliptus” Mazza tuona anche contro alcuni episodi di plagio del suo prodotto tipico - la “pagnotta alla disgraziata”, riprende laddove ha lasciato la sua programmazione artistica e sblocca la crisi, una volta archiviati i momenti bui del lockdown. Nel 2020, almeno 70 appuntamenti erano stati messi in cantiere e ne sono stati realizzati circa un terzo, che hanno visto la partecipazione di cittadini, istituzioni, artisti, scrittori e giornalisti.

L’allestimento di un ricchissimo cartellone ha consentito di aprire ai nuovi avventori e agli habitué del pane condito e ripieno, seguito dai gelati preparati con frutta locale. Mazza si schiera entusiasta dalla parte di chi è determinato a ricominciare ed agisce in prima linea per l’attività che si è inquadrata come elemento distintivo dell’Area Metropolitana dello Stretto.

La pagnotta alla disgraziata è “unica e irripetibile” e il titolare Paolo ne rivendica la paternità, anche se qualche “sprovveduto” si è cimentato in “presunte e inesistenti accostamenti a don Minico”. «Nonostante questi maldestri tentativi d’imitazione che comportano la difesa del nostro marchio correttamente registrato alla Camera di Commercio - avverte Mazza -, ribadiamo che il prodotto appartiene alla mia famiglia e, se qualche chef volesse onorare mio padre, basterebbe dialogare con me per sottolineare le dovute differenze, senza utilizzare nome e storia di don Minico».

Per circostanze indipendenti dalla volontà dell’organizzazione (tipo Covid), gli spettacoli o incontri culturali previsti saranno comunicati al pubblico gradualmente. Da don Minico, è possibile consumare gli acquisti culinari nell’apposito piazzale del ritrovo, grazie alle terrazze ripulite con i risparmi del fondatore, ottemperando alle norme anti - contagio.

Per la sua città don Minico si riempiva di gratitudine: «Messina mi ha dato tutto. Ed io gli sono riconoscente». Con il suo esempio, il suo sorriso e la sua genuinità continuiamo a rispettare il suo lavoro e la sua memoria. Alla messinese “Don Minico è 'cca'!”
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