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È in Sicilia e può dare energia a tutta Europa: che cosa (non) sappiamo del vulcano Marsili

Gli esperti hanno iniziato a studiarlo in anni molto recenti, anche perché potrebbe diventare una preziosa fonte di energia rinnovabile per tutto il Mediterraneo

Aurelio Sanguinetti
Esperto di scienze naturali
  • 10 giugno 2024

Isole Eolie

La Sicilia è sempre stata un’isola ricca di energia. Basta pensare come l’immaginavano gli antichi miti greci – circondata dai venti e consacrata alle sacre vacche del dio Sole - per rendersi conto come la nostra terra offra molteplici opportunità che talvolta, nel corso degli ultimi decenni, sono state trascurate.

Tra le fonti d’energia presenti in Sicilia più ignorate in assoluto c’è l’energia geotermica, che a differenza dell’energia eolica o di quella solare sfrutta una sorgente energetica che proviene direttamente dalle profondità del nostro pianeta.

Considerando la natura vulcanica della nostra regione – che presenta ben tre vulcani attivi più diverse altre aree vulcaniche sedimentarie e sorgenti geotermiche - è un paradosso che fino a questo momento le amministrazioni locali abbiano trascurato questa sorgente di energia, che altrove partecipa attivamente nella riduzione dell’emissioni.
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Attualmente il nostro Paese utilizza le sorgenti geotermiche per coprire meno del 3% del proprio fabbisogno energetico e secondo alcuni esperti potrebbe abbattere considerevolmente il bisogno energetico di alcune regioni – fra cui la nostra – sfruttando il calore che risale naturalmente verso la crosta in determinati punti del territorio.

Come dimostra il caso dell’Islanda e di diverse altre realtà in cui l’energia geotermica è considerevolmente sfruttata, l’industria legata all’estrapolazione di questa forma di energia dalle sorgenti vulcaniche è tra le più affidabili e sicure, come attestano anche “l’Associazione Isole sostenibili” e l’Ance Sicilia.

Secondo queste due realtà locali, l’impiego di maggiore energia geotermica nelle case siciliane permetterebbe inoltre alla Sicilia di raggiungere gli obiettivi del programma “RePoweEU”, finanziato dall’Unione europea, che come è possibile verificare sul sito ufficiale ha fra i suoi obiettivi principali quello di triplicare l’utilizzo di questa fonte in tutta Italia entro il 2030.

«Un obiettivo che sarebbe facilmente raggiungibile realizzando impianti di geotermia offshore attorno all’arcipelago delle Eolie, dove da anni gli esperti studiano il “Marsili”, il più grande vulcano sottomarino d’Europa che, secondo alcuni calcoli, potrebbe generare la produzione di circa 4 TWh di energia l’anno» hanno comunicato le associazioni, nel loro comunicato stampa.

C’è tuttavia di più. Considerando infatti l’intera area delle Eolie, che è fra le più “energetiche” dell’intero Mediterraneo, gli impianti di geotermia fornirebbero allo stato 30 MWe di energia per chilometro quadrato. Un’enormità, considerando la richiesta energetica del nostro paese e del continente intero.

«In linea del del tutto teorica, sfruttando con le moderne tecnologie tutte le fonti presenti su questi fondali, si potrebbe arrivare ad una produzione annua pari a 630 TWh l’anno, in grado di soddisfare il fabbisogno di 156 milioni di famiglie, cioè quasi il totale di quelle europee, che sono circa 200 milioni».

È proprio per via di questo potenziale inespresso se nel corso del 6 giugno varie associazioni, aziende e realtà locali - Enea, Marevivo, Ati Messina, Athanor Geotech, International Geothermal Association, Unione geotermica italiana, Rete geotermica italiana, INGV e Saipem – si sono incontrate durante la seconda giornata dei “Green Salina Energy Days”, organizzati dall’associazione “Isole Sostenibili” presso l’auditorium di Malfa, sull’isola di Salina, con la partecipazione della Regione siciliana.

«Lo sfruttamento dell’energia geotermica, anche in maniera ridotta rispetto le nostre ipotesi preliminari, porterebbe di fatto a un incremento della ricchezza della Sicilia, come anche ad una valorizzazione lavorativa delle Eolie, che diverrebbero un hub energetico molto importante per l’Europa» hanno chiarito alcuni organizzatori dell’evento.

D’altro canto, nella prospettiva di realizzare delle centrali geotermiche nell’arcipelago come in tutto il Mar Tirreno meridionale, alcuni ambientalisti hanno sollevato dei dubbi sulla fattibilità e sicurezza dell’opera, almeno dal punto di vista ecologico.

Le Eolie sono infatti uno dei massimi esempi di aree naturali della nostra regione, disponendo una ricca biodiversità, tanto che sia a livello terrestre che marino l’arcipelago è impegnato in un’opera di valorizzazione, che ha lo scopo d’istituire sia una grossa area marina protetta che un parco nazionale, simile a quello di Pantelleria.

Non è ancora chiaro se la realizzazione delle centrali geotermiche potrebbe creare delle difficoltà nell’istituzione e mantenimento di queste riserve, ma è anche da sottolineare il dato che le associazioni ambientaliste non sono contrarie per principio allo sfruttamento di questa tipologia di energia. Per molti di loro basta solo realizzare gli impianti in sicurezza, lontano dalle aree naturali maggiormente sensibili.

In Toscana, per esempio, le associazioni e le aziende energetiche hanno cercato di trovare dei compromessi, in considerazione del fatto che la geotermia è una fonte energetica rinnovabile. Per raggiungere questi compromessi di produzione e di conservazione, le amministrazioni sono state quindi portate a interrogarsi sulla sostenibilità - non soltanto ambientale, ma anche economica e sociale – della realizzazione dei nuovi impianti, per muoversi anche di comune accordo con enti, amministrazioni e altre realtà locali.

L’ultimo rapporto Energia di Legambiente Nazionale ha anche sottolineato come il geotermico risulta essere l’unica tipologia di risorsa rinnovabile che non fa registrare al momento nessun nuovo impianto, «in attesa della realizzazione dei nuovi centri a media entalpia già autorizzati». Un gravo danno per un’economia, che spende miliardi di euro per acquistare e bruciare gas dall’Africa.
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