ITINERARI E LUOGHI

HomeMagazineTurismoItinerari e luoghi

È la la cittadella fortificata più grande in Sicilia: in un video la magia del Castello di Milazzo

Il complesso monumentale, che sorge alla sommità dell’antico "Borgo", ha una superficie di oltre 7 ettari di cui oltre 12.000 mq sono coperti da fabbricati

Balarm
La redazione
  • 6 giugno 2021

È la cittadella fortificata più grande in Sicilia che custodisce storie, leggende e strani ritrovamenti.

Stiamo parlando del Castello di Milazzo, che regna incontrastato, nella forma di un complesso monumentale in piena regola, a Milazzo appunto, nel Messinese.

La sua bellezza si svela ad ogni ora del giorno, dall’alba al tramonto, diffondendo un’atmosfera unica, imperdibile, come si può vedere nel video che vi proponiamo, realizzato da Giuseppe Famà.

Il complesso monumentale, che sorge alla sommità dell’antico “Borgo”, ha una superficie di oltre 7 ettari di cui oltre 12.000 mq sono coperti da fabbricati, tanto da essere tra le strutture fortificate più importanti d’Europa.

La sua posizione fu scelta strategicamente, a presidio di una rada naturale che ha costituito da sempre uno dei porti più importanti della Sicilia, prospiciente le Isole Eolie.

Quella che viene anche chiamata la “Cittadella Fortificata”, infatti, rappresenta uno dei pochi esempi di architettura militare in cui ancora esistono sistemi difensivi realizzati nel corso di circa 10 secoli.



Nella fattispecie il sito, però, non ha avuto sempre valenze esclusivamente militari, ma ha vissuto “vite alterne” è il caso di dire anche, essendo stato anche un borgo medioevale, nella zona compresa fra la Cinta Aragonese e quella Spagnola.

Addentrandoci nella sua storia dobbiamo ricordare che alla breve dominazione degli Angioini, subentrarono gli Aragonesi.
Fu sotto Alfonso il Magnanimo che il castello venne ristrutturato e, alla fine del ’400, per volontà di Ferdinando il Cattolico, venne costruita la “Cinta aragonese”, che ingloba la struttura federiciana.

Nei primi decenni del 1500, invece, iniziarono i lavori per la costruzione della “Cinta spagnola”, (struttura che include il vecchio abitato medievale che in quest’area si era sviluppato nel corso dei secoli e che è in parte visibile negli scavi all’interno).

Ulteriori rimaneggiamenti si svolsero tra il ‘600 e il ‘700: nacquero in questi secoli vari edifici civili come il Palazzo dei Giurati, situato di fronte al Duomo Vecchio.

Nel 1860 dopo la conquista di Garibaldi, l’esercito borbonico abbandonò il presidio che aveva nel castello.

Dal 1880 al 1959 la struttura venne adibita a carcere. Dopo un lungo periodo di abbandono e incuria, tra il 1991 e il 2002, e tra il 2008 e il 2010, il complesso è stato oggetto di due importanti restauri che lo hanno reso la bellezza che è oggi.

A proposito del Duomo Vecchio fu costruito a partire dal 1608 e fu completato nella seconda metà del 1600. Durante il Settecento vennero eseguiti altri lavori, come la nuova sagrestia (completata nel 1704).

Fu intitolato inizialmente a Santa Maria Assunta e, nel 1678, a Santo Stefano, patrono di Milazzo.

Il prospetto principale, di impronta tardo-cinquecentesca, è caratterizzato da paraste in pietra siracusana con capitelli compositi e corinzi, ed è diviso in due ordini da una cornice.

Le cupole, invece, di cui 4 laterali e una Maggiore, sono prive di tamburo; alla base sono presenti quattro finestre rotonde e si concludono in un lanternino. All’interno, la Maggiore è articolata a vele. Nei riquadri che separano le 4 finestre tonde sono presenti tre figure che probabilmente facevano parte di un gruppo di 4 santi (San Leone II, San Demetrio, San Nicola, San Papino).

La Cittadella Fortificata comprende, inoltre, il Bastione di Santa Maria (che prende il nome dalla vecchia chiesa matrice che venne in parte abbattuta per costruirlo); il Bastione delle Isole, detto anche “delle sette porte” (rappresentava il baluardo di difesa nord della cittadella e fu progettato da Antonio Ferramolino); la Chiesa dell’Annunziata, addossata a quest’ultimo (doveva essere a navata unica irregolare, rimane visibile la sezione absidale dell’altare maggiore).

E poi ancora l’ex Monastero delle monache Benedettine del S.S. Salvatore; la Cinta e la Porta Aragonesi (a forma ogivale, compreso tra due torrioni dell’estremità nord della cinta) che ospita la grande torre Normanna quadrangolare mediana del versante ovest, la parte più antica di tutto il Castello e la più elevata (17 metri circa), inserita nella cinta federiciana. Essa presenta una base a scarpa di età posteriore, che non supera i 10 metri d’altezza e che la cinge dai quattro lati.

Oggi il complesso monumentale “Castello di Milazzo” è stato dato in gestione dal Demanio dello Stato, ramo Artistico – Storico – Archeologico (ad eccezione del Duomo Antico di proprietà della Città), al Comune di Milazzo.

Come ogni luogo che conservi così tante tracce storiche e antropologiche tante sono le leggende che ad esso si legano, in particolare quella del fantasma di una suora che sarebbe stata murata viva all’interno dell’antico Monastero delle Benedettine o quella del fantasma di un uomo con una testa fra le mani che si aggira nei pressi del cimitero inglese, o ancora la vicenda della povera Elena Baele (di cui vi abbiamo parlato approfonditamente qui).

Nei decenni, poi, tanti studi sono stati condotti e alcuni hanno portato alla luce anche oggetti particolari, divenuti protagonisti di pubblicazioni internazionali.

Nella fattispecie, il 17 febbraio 1928, una squadra di detenuti, duranti alcuni lavori, trovarono uno scheletro umano, rinvenuto nella spiaggia di ponente sottostante il castello.

Questo scheletro, ritenuto da subito umano, era contenuto dentro una gabbia di ferro.

Diversi esperti, italiani e stranieri, si interessarono al curioso ritrovamento e tra questi il professore svedese Erik Marjensond e il dottore Gustavo Eler Voinicher, che pubblicò un libro dal titolo “The cage of the Castle of Milazzo” (1961).

La gabbia, fabbricata con listelle di ferro, era stata modellata su busto umano, con due distinte appendici corrispondenti agli arti inferiori e con una specie di maschera strozzata all’altezza del collo.
Il reperto rinvenuto racchiudeva uno scheletro umano privato delle parti inferiori delle gambe, della mano destra e dell’intero avambraccio sinistro.

Le ricerche puntarono all’individuazione di qualche fatto di cronaca o storico che potesse svelare il mistero e l’indizio, alla fine, fu dato dai cinque bottoni di metallo rinvenuti con lo scheletro, che recavano la scritta “Enniskilling 27”.

Sul retro di uno di questi vi era la scritta “Covent Garden” da qui si risalì ad un soldato che portava l’antica divisa del Britannico 27° Reggimento Reale Enniskilling, che fu di stanza a Milazzo con a capo Sir John Stuart, tra il 1806 ed il 1808.

Durante le guerre napoleoniche, infatti, la Cittadella fu la chiave del sistema difensivo ed offensivo nell’isola.

Venne appurato, alla fine, che l’uso della gabbia penitenziaria non era del tutto estraneo alle istituzioni britanniche di quel tempo e che lo scheletro rinvenuto appartenesse ad un disertore, mutilato e fatto morire lentamente per essere infine rinchiuso nella gabbia e fatto pendere dalla sommità della Torre Saracena.
Se ti è piaciuto questo articolo, continua a seguirci:
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.

VIDEO RECENTI