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È nella pace di una grotta di Milazzo: il Santuario di Sant’Antonio da Padova detto "Antonino"

Siamo a Capo Milazzo, che con la sua conformazione era un approdo naturale in caso di naufragio, un luogo, dove trovare riparo e salvezza, e dove forse curare le tempeste interiori

Susanna La Valle
Insegnante e scrittrice
  • 11 giugno 2021

Il Santuario di Sant'Antonio da Padova a Capo Milazzo

Un panorama mozzafiato, la rupe s'immerge in un mare dai colori cangianti ricco di Poseidonia e Gorgoni rosse, una volta c'erano anche i cavallucci marini. Tra gli anfratti nidificano le rondini stanziali, che non abbandonano mai questo posto.

È un'area marina protetta dove solo i pescatori di Milazzo possono andare e dove le imbarcazioni non possono avvicinarsi, per non turbare questo delicato ecosistema marino. Un paesaggio unico dove la roccia calcarea (coralli sedimentati) cresce di un millimetro l'anno. Siamo a Capo Milazzo, dove all'interno di una delle grotte si trova il Santuario Rupestre di Sant'Antonio da Padova. È in questo posto, bellissimo da visitare, che si lega la storia di Fernando Martins de Bulhões, noto in Portogallo come Antonio da Lisbona, e qui da noi come Antonio da Padova.

Sant'Antonio nacque a Lisbona nell'agosto del 1195 da una famiglia benestante. Istruito alla scuola Vescovile della Curia, a 15 anni entrò in un convento Agostiniano. Desideroso di un dialogo interiore con Dio, scelse il silenzio e la mortificazione della carne. I confratelli si accorsero di quanto speciale fosse questo ragazzo, e si dispiacquero quando scelse di entrare nell'Ordine Francescano. Fernando sentiva che doveva fare di più, aveva saputo della sorte di cinque frati decapitati dai Mussulmani, durante una missione evangelica. Questa terribile storia lo convinse a entrare nel Convento dei Frati Minori per condividere la scelta eroica del martirio.



A questo mutamento di vita religiosa, fece accompagnare anche il cambio del nome: da Fernando ad Antonio, un monaco orientale ricordato nel Convento di Coimbra. Entrato nell'ordine, ottenne il permesso di imbarcarsi per il Marocco, nel 1220, in compagnia di un confratello, Filippo di Castiglia. Appena giunto in Africa, però, fu colpito da una malattia tropicale, che lo mise a letto per mesi. Con il perdurare del morbo, i due frati non poterono che rimbarcarsi per far ritorno a casa in Portogallo.

Ma durante il tragitto, s'imbatterono in una tempesta, scaraventati con il relitto tra i flutti, spiaggiarono su delle coste, che con loro grande sorpresa, erano quelle della Sicilia. Il loro approdo, si dice, fu tra Tusa e Caronia, raccolti e rifocillati dai pescatori, proseguirono il loro cammino fino a Capo Milazzo. Qui scelsero come dimora una delle grotte naturali, quella che poi diventerà il Santuario Rupestre. Le grotte erano i magazzini e luoghi di riposo dei tonnaroti che lavoravano in una tonnara sottostante. Antonino, come fu chiamato perché piccolo d'altezza, si fermò per qualche tempo, guarito dalla malattia, aiutò i pescatori nelle faccende giornaliere, cucinando per i Capiciani, “gente forte e fiera”, e dicendo messa per loro nella grotta.

Da Capo Milazzo poi proseguì il cammino verso un Convento Francescano vicino a Messina, qui verrà a conoscenza del grande Capitolo che si sarebbe tenuto ad Assisi alla presenza di San Francesco. Probabilmente ripensò a tutte quelle scelte non andate a buon fine, pensò che questa riunione fosse un segno di Dio, un'indicazione su cosa fare, chiese quindi di entrare nella delegazione del Convento, e insieme con loro risalì la penisola a piedi fino alla cittadina umbra. Si dice che qui nella moltitudine di frati, più di 3000, non ebbe modo di parlare con il Santo. La sua strada era ancora un'altra, vicino a Padova, dove andrà e morirà il 13 giugno del 1231 a 36 anni.

Il Santuario di Capo Milazzo deve la sua costruzione, nel 1500, a una facoltosa famiglia di Messina, che edificò nella roccia una Chiesa barocca. Ma questo luogo ha una storia antica, sono state recuperate testimonianze di epoche precedenti, ceramiche raffinate che fanno pensare a un luogo sacro e votivo. Inoltre la scelta di Antonio non fu probabilmente casuale, si racconta di comunità ascetiche che abitarono quelle grotte naturali a picco sul mare dove passava la rotta per le isole Eolie. Con la sua conformazione Capo Milazzo era un approdo naturale in caso di naufragio, un luogo, dove trovare riparo e salvezza, e dove forse curare le tempeste interiori.

Il 27 marzo di quest'anno, una reliquia tratta dal corpo del Santo nel 1891, è arrivata a Capo Milazzo, è stata fatta "naufragare" e spiaggiare, come 800 anni prima. La scelta del giorno è per ricordare la solitaria preghiera del Papa del 2020 in una San Pietro deserta e spettrale, e per pregare per tutte le vittime della Pandemia e del Mediterraneo.
Il 13 giugno (giorno della morte) la Chiesa celebra il Santo Portoghese. Capo Milazzo lo ricorderà, compatibilmente con le limitazioni previste, con l'ascesa a piedi al Santuario, dove sarà ricordato il "naufrago Santo".

A Messina (città dove Antonio si fermerà e da cui ripartirà per Assisi) anche quest'anno non potrà svolgersi la grandiosa festa per il Santo. Non ci sarà la Processione, con il magnifico carro alto sette metri con il Santo in cima, poggiato su un globo e rivestito di preziosi ex voto. Non si vedrà il tributo di grandi masse di devoti e pellegrini, alcuni dei quali vestiti del saio francescano a testimonianza della grazia ricevuta. Bisognerà ancora attendere per ricevere i “pani benedetti” e per vedere i bambini, di cui il Santo è protettore, vestiti da fraticelli. Ma qualcosa sarà fatto, le reliquie del Santo questa volta prenderanno il volo, un aereo sorvolerà lo stretto per offrire la benedizione alle città di Messina e Reggio.

La Sicilia è una terra di approdo, di destino e di passaggio, spesso le tempeste hanno portato personaggi che hanno lasciato un contributo profondo nella storia. L'Isola accogliendo tutti, ne ha plasmato e indirizzato le loro vite.
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