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È tra le specie più rare d'Europa e in parte è andata persa: cresce nel Lago di Pergusa

A peggiorare la situazione del lago e di questa importantissima specie acquatica, nel corso degli ultimi decenni si sono susseguiti diversi fattori di disturbo, quali

Aurelio Sanguinetti
Esperto di scienze naturali
  • 26 maggio 2026

Il Lago di Pergusa (foto di Angelo Troia)

Nel cuore della Sicilia, tra le colline dell’Ennese, il Lago di Pergusa continua a essere uno degli ecosistemi più affascinanti e fragili dell’isola. Celebre per il mito di Proserpina e per le migliaia di uccelli migratori che ogni anno vi fanno tappa, questo specchio d’acqua custodisce un ecosistema molto particolare, formato da piante, microrganismi e alghe sommerse, parte decisiva dell’equilibrio naturale della zona. Per anni l’attenzione di studiosi e visitatori si è concentrata soprattutto sull’avifauna.

Anatre, folaghe, aironi e cormorani hanno trasformato il lago in uno dei simboli naturalistici della Sicilia interna. Eppure un ecosistema lacustre non vive soltanto grazie agli animali che si vedono in superficie. Sul fondo del lago crescono infatti numerosi organismi vegetali che mantengono stabile l’intero ecosistema. Se questa vegetazione dovesse sparire del tutto, il sistema entrerebbe in crisi e insieme ad esso l’intero paesaggio che circonda il lago subirebbe una violenta trasformazione.

Fra le specie più importanti in assoluto presenti sott’acqua c’è la Chara canescens. Si tratta di una particolare alga appartenente al gruppo delle carofite, considerate dagli studiosi una sorta di ponte evolutivo tra le alghe e le prime piante terrestri. Essa vive esclusivamente in acque salmastre ed è considerata dagli esperti tra le specie più difficili da trovare in Europa.

Ancora più straordinario è il fatto che alcune sue popolazioni si riproducano sessualmente, mentre altre si moltiplichino senza bisogno di individui maschili, attraverso il fenomeno riproduttivo della partenogenesi. Proprio il lago di Pergusa ospitava fino a qualche tempo fa una delle pochissime popolazioni sessuali di Chara conosciute al mondo e di recente uno studio coordinato da alcuni docenti e ricercatori dell’Università degli studi di Palermo - Angelo Troía, Riccardo Guarino, Dario Salemi e Vincenzo Ilardi – ha cercato di capire se questa popolazione si può recuperare, dopo gli anni di profonda crisi che hanno interessato il lago e l’intera Sicilia, dovuti soprattutto alla siccità. A peggiorare la situazione del lago e di questa importantissima specie acquatica, nel corso degli ultimi decenni si sono susseguiti diversi fattori di disturbo: dalla costruzione dell’autodromo all’introduzione delle specie invasive, fino ad arrivare all’immissione artificiale di acqua dolce, che hanno alterato profondamente le caratteristiche originarie del lago, storicamente salmastro.

Le conseguenze sono state evidenti. A differenza del secolo scorso, l’acqua del lago è diventata più torbida e maggiormente soggetta a bloom algali. Molte specie animali inoltre sono diminuite o si sono estinte, mentre la vegetazione sommersa è quasi sparita. Per capire i danni analizzati dai ricercatori nel corso del loro studio, pubblicato sulla rivista Reticula, basti sapere che quando cominciarono a cercare i resti della Chara a Pergusa, tra il 2017 e il 2018, il fondale del lago era simile a un deserto.

Poi, durante nuove indagini svolte nel 2023 nell’ambito del progetto europeo Biodiversa+ ProPartS, i ricercatori hanno trovati i primi resti della Chara canescens lungo le rive prosciugate dalla siccità. Fortunatamente, due anni dopo, con il ritorno dell’acqua dovuto all’abbondanza delle piogge, il lago si è mostrato nuovamente ricco di vegetazione sommersa e in effetti le immagini provenienti da questo inverno mostrano un lago trasformato.

Ampie distese verdi di Chara canescens e di altre piante acquatiche sono infatti oggi visibili dalla superficie del lago, restituendo a Pergusa un aspetto naturale che sembrava perduto. Le prime analisi di quest’anno indicano però che gli individui ritrovati sembrano tutti femminili: un dettaglio importante, perché potrebbe significare che oggi la specie si riproduce solo in modo asessuato e che la storica popolazione sessuale sia scomparsa. Oggi il lago è al centro di una rete internazionale di ricerca che coinvolge università e istituti europei.

L’obiettivo è sviluppare nuove strategie di conservazione per specie rare come la Chara canescens e, più in generale, capire come salvaguardare ecosistemi fragili minacciati dai cambiamenti climatici e dalle attività umane.
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