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È uno dei nove quartieri di Ortigia: il suo nome (inebriante) ricorda un antico mestiere

Quel che resta è un passato fatto di corporazioni, lavoro artigianale e un commercio che rendevano viva una via che continua ad essere vissuta nel presente dell'Isola

Francesca Garofalo
Giornalista pubblicista e copywriter
  • 28 marzo 2026

Ortigia

Udite, udite gente il suono del martello che batte sul legno. Quercia e castagno, forse la natura, ma quel che conta è la manifattura di cotanta maestria. È il medioevo a Ortigia in quella chiamata dei Bottari la sua via. Fucina di mastri creatori di botti - oggi via Cavour - Bottari è anche il nome di uno dei quartieri dell’isola con Graziella, Sperduta, Duomo, Turba, Mastrarua, Giudecca, Maestranza e Maniace.

Ognuno dei 9 quartieri aveva le sue corporazioni di artigiani e commercianti riuniti in confraternite: ferrari, ortulani, tavernari, vasellari, mastri d'ascia, muraturi, cordari, mercanti… Fra questi anche la comunità ebraica con le tintorie. Mestieri differenti ma tutti facenti capo al nucleo massimo del commercio: la Marina che rendeva la città di Siracusa un attracco commerciale di grande rilevanza. Nel 1933 si assiste allo smantellamento del quartiere Bottari per i lavori che avrebbero dato vita nel 1936 alla via del Littorio - oggi corso Matteotti - luogo di passeggio e passaggio per le vie di Ortigia.

Guardando al passato, il quartiere Bottari compreso tra il Corso Matteotti, Via del Collegio, la Marina e Via Savoia, era non solo “rumorosa” sede di commercio per le botti, ma anche via inebriante per quello dei vini. E se da un lato l’antica vita nel quartiere è svanita, sostituita da piccole attività commerciali e strutture ricettive, nelle sue profondità continua ad esistere una remota testimonianza. Infatti, le strade che la incrociano fanno parte dell’impianto urbanistico greco detto “per stringas”. Parliamo di un tipo di pianificazione urbana che prevedeva due o tre strade principali incrociate ortogonalmente ad altre strade secondarie.

Il risultato: una griglia di isolati stretti. In questo impianto le vie principali sono via Pace, via Amalfitania, via Gemmellaro, via Landolina (oggi Candelai), via Campailla (oggi via Cordari), via A. Rizza (oggi via Claudio Maria Arezzo), via Rocco Pirri, via Timbri, (oggi inesistente). A destra scendendo: via Consiglio, via Amalfitania, via Scinà, via della farina, via M. Adorno e via C. Campisi. Per quanto riguarda invece le tipologie di alloggi dei membri della confraternita dei Bottari la loro caratteristica principale era la versatilità.

Avevano la duplice funzione di residenza e bottega con un’accurata ripartizione degli spazi: al piano terra c'era l'enorme dammuso (costruzione tipica in pietra calcarea e volta) che serviva da magazzino o “putia - bottega”; al piano superiore c’era la residenza. Quest'ultima raggiungibile con una scala stretta e buia se legata alla strada, luminosa e ampia se all’interno del cortile. Alloggi caratteristici circondati anche da costruzioni che presentano elementi architettonici e strutturali dei secoli XIII, XIV e XV. Alcuni esempi sono Palazzo Spagna all'Amalfitania ancora con le fondazioni quattrocentesche; Palazzo Abela in Via Cavour con bifore e la trifora gotica al piano superiore. Il Palazzo Lanza di Via Amalfitania simbolo di residenza nobiliare del ‘400 con bifore architravate e bifora catalana.

Oggi, il quartiere Bottari non accoglie più gli artigiani che piegavano le doghe in legno per dare la tipica forma panciuta alle botti e molte botteghe sono state distrutte dal terremoto del 1693 o adattate allo stile barocco del quartiere. Quel che resta è un passato fatto di corporazioni, lavoro artigianale e un commercio che rendevano viva una via che continua a stare nel presente, seppur in modo differente.
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