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Federico Brugnone, Marsala e il teatro: vi racconto un sogno (imprevisto) che si è avverato

Dopo tanto "vagare" tra teatri e maestri, Federico oggi dice di sè: «Sono un attore e un regista che ama gli attori, il divertimento e la dannazione che li porta a dare se stessi»

Jana Cardinale
Giornalista
  • 27 gennaio 2021

Federico Brugnone

Il teatro è uno sport di squadra, è comunità. Ne è convinto Federico Brugnone, attore e regista marsalese, diplomato in recitazione presso l'Accademia d'Arte Drammatica "Silvio d'Amico" con maestri del calibro di Valerio Binasco, Carlo Cecchi e Anna Marchesini.

Nel 2012 vince il Premio Scenario Infanzia, come co-regista e co-autore dello spettacolo “John Tammet Fa Sentire Le Persone Molto Così”, un testo drammaturgico – che parla del morbo di Asperger e si rivela portatore di spunti di riflessione sulla condizione umana essendo al contempo scrittura scientificamente fondata ed esteticamente sapiente – tradotto e rappresentato anche in Francia (2018/2019).

Tra il 2015 e il 2016 Federico è Primo Clown ne “Il macello di Giobbe”, per la regia di Fausto Paravidino, che ha debuttato a Bruxelles e ha avuto una tournée internazionale tra Italia e Francia, e continua la sua collaborazione con Carlo Cecchi nello spettacolo “La Dodicesima Notte” e l'“Enrico IV”, e con Fausto Paravidino nello spettacolo “La Ballata di Johnny e Gill”, in cui interpreta Johnny; lo spettacolo è prodotto dal Theatrè de la libertè di Toulon, Teatro Stabile di Torino e Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.



Diverse le esperienze anche in televisione, dove ha lavorato, tra gli altri, nel film di Daniele Vicari “Prima che la notte”, scritto da Claudio Fava. Da poco è stato trasmesso in streaming lo spettacolo scritto e da lui diretto "L'ultima Live di JumboBimbo87", uno streamer che vive di “live”, di visualizzazioni veicolate da device, connesso al mondo virtuale, ma scollegato da quello reale.

Di recente ha finito di lavorare drammaturgicamente su due monologhi riuniti sotto il titolo di "Pupi di Zuccaro", che mette insieme "L'arringa in difesa di un cavaliere mafioso" di Pippo Fava, e una "parità" dell'1800 raccontato da Serafino Amabile Guastella, poi trasformato da Dario Fo nel monologo "La nascita del Giullare", che verrà riportata alla sua lingua originale, il siciliano.

A breve, dopo tanto preciso "vagare" tra teatri, maestri e incontri culturali, il sogno, imprevisto, che si avvera. Perché deve essere questo, per un giovane attore, come un’emozione che sfida ogni giorno di lavoro, firmare la regia del testo della propria madre, che andrà in scena in una nuova versione, con un nuovo adattamento.

La data è da definire. Federico, infatti, è impegnato nella nuova regia dello spettacolo "Tu che nella notte nera", di Katia Regina, una storia che trae spunto da un terribile fatto di cronaca, reale e immaginata, così come lo è il percorso della protagonista attraverso l'intricato bosco della sua memoria: rivivere un incubo per liberarsene, a poco a poco, come di un veleno che ha infettato il sangue, facendolo a piccoli pezzi, dandogli un nome.

Lo spettacolo, in quel caso con la regia di Giacomo Bonagiuso, interpretato dall’attrice Diana D'Angelo e con la partecipazione di Irene Gambino, è stato già portato in scena l’agosto scorso a Marsala, al Complesso Monumentale San Pietro, e a Triscina, al Teatro “Franchi-Ingrassia”.

«Sono sempre stato un appassionato studioso dei processi di formazione dell'attore – dice Federico -. In questi anni ho elaborato, ma non metodicizzato, un mio modo di insegnare, che parte dalla scoperta delle qualità dell'altro, anziché da ricette preconfezionate».

«Più che un regista - aggiunge - mi considero un facilitatore, che guida gli attori alla creazione di situazioni piene di vita. La mia primaria responsabilità è quella di pluralizzare in maniera utile il significato di un testo, di uno spettacolo, piuttosto che definirlo in maniera univoca. Come il teatro è una forma viva, in continua trasformazione, così lo è il mio lavoro di direzione. Credo sia un lavoro al servizio del testo e degli attori, piuttosto che di un’idea».

In allestimento anche il nuovo spettacolo "Peachum", con cui continua la sua collaborazione con Fausto Paravidino, iniziata nel 2013.

«Questa volta la storia che portiamo in scena è una riscrittura de “L'opera da tre Soldi” di Bertold Brecht. Una versione folle, divertente, piena di amore, odio, canti e sangue», spiega.

Federico, 33 anni, oggi dice di sé: «Sono un attore e un regista che ama gli attori, il divertimento e la dannazione che li porta a dare se stessi per... ‘nothing... all for nothing’. In campo formativo credo nella necessità di scoprire, individuare ed esaltare i singoli talenti di ognuno, tenendo sempre presente la peculiarità del gioco teatrale».
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