CULTURA

HomeMagazineCultura

Femminista, cosmopolita e liberale: Palermo ai tempi dei Normanni vista dagli archivi

I segreti di carta custoditi all'Archivio di Stato ci raccontano una storia tra le righe: la Palermo esemplare - oggi più che mai - sulle pagine del National Geographic

Balarm
La redazione
  • 7 maggio 2019

Archivio di Stato di Palermo

Tradotta in 31 lingue diverse e cinquanta milioni di lettori al mese: il mensile The National Geographic Magazine ha dedicato spazio al labirintico archivio di Stato di Palermo.

La sede principale si trova nell'ex convento dei Teatini, nella chiesa di Santa Maria della Catena, e l’altra è nell’ex convento di Santa Maria degli Angeli detto la "Gancia": l’intero patrimonio documentale è di circa 50 km lineari di scaffalature.

Tra le più note preziosità c'è naturalmente il documento più antico d'Europa: la lettera in due lingue scritta (greco e arabo) da Adelaide del Vasto nel marzo del 1109 (approfondisci qui).

Troviamo anche 6400 preziosissime pergamene chei risalgono anche esse all’epoca normanna: scritte nelle tre lingue in uso a quel tempo, greco, latino e arabo, sono la testimonianza della liberalità e tolleranza dimostrata dai Normanni nei confronti delle popolazioni che abitavano la Sicilia all’indomani della conquista, alla fine dell’XI secolo.

Ed è su questo che il National Geographic si concentra: su viaggio negli archivi italiani partendo da quello di Palermo e in particolare "dai documenti relativi al periodo normanno-svevo tra l’XI e il XIII secolo. Questa scelta - scrivono - per quanto possa sembrare limitativa e vincolante, è dovuta all’idea di seguire in senso cronologico le vicende che hanno caratterizzato la storia del nostro Paese".

Tra arte topografiche, pergamene, manoscritti, stampe, atti notarili che raccontano la storia millenaria della città e della Sicilia dal regno normanno a oggi sono conservati documenti degli uffici centrali politici, amministrativi e giudiziari dell’antico Regno di Sicilia e fino a dopo l’unità d'Italia come anche gli archivi degli enti ecclesiastici e delle corporazioni religiose poi soppresse, archivi privati di famiglie, imprese e di istituzioni.

Tornando al clima liberale e tollerante di Palermo ai tempi dei Normanni: è questo che emerge dai documenti conservati all’Archivio. Emerge il racconto di una realtà atipica che perfino oggi è difficile trovare.

Leggiamo questo passo: "Dopo la conquista della Sicilia e la morte del fratello Roberto il Guiscardo, il conte Ruggero, citato spesso nelle fonti con l’appellativo di Gran Conte, si concentrò sul consolidamento del proprio potere all’interno dei suoi domini. Attraverso la riorganizzazione dell’amministrazione e delle strutture ecclesiastiche siciliane Ruggero pose le basi per lo sviluppo della monarchia normanna nel Mezzogiorno. Per attuare il suo progetto di lunga durata il Gran Conte doveva però tener conto delle radicate tradizioni greco-bizantine e della popolazione araba insediata in Sicilia".

"Ecco allora che una parte consistente della documentazione prodotta durante questo periodo, oltre ad essere in tre lingue fu scritta su carta, anziché su pergamena, secondo la tradizione araba".

E le donne: oltre ad Adelasia nel regno normanno troviamo diverse donne di potere, donne che ricoprono ruoli di reggenza per la morte o la minore età del sovrano.

Come la regina Margherita di Navarra che successe a suo marito Guglielmo I come tutrice del piccolo Guglielmo II dal 1166 al 1171 o di Costanza d’Altavilla, madre di Federico II, reggente dal 1197 dopo la morte del consorte Enrico VI di Svevia segnò il passaggio dalla dinastia normanna degli Altavilla a quella germanica degli Hohenstaufen.

Di Costanza l’Archivio di Palermo conserva il sigillo in ceralacca nella preziosa Raccolta dei sigilli costituita da esemplari imperiali, regi e nobiliari, oltre a bolle pontificie, dei secoli XII-XIX.

Come non parlare di Federico II? "Durante il suo regno la produzione della Cancelleria di Corte, composta da notai e funzionari di diversa origine è davvero imponente - scrivono - si contano all’incirca 2400 tra privilegi, mandati, epistole di vario genere risalenti al periodo che va dal 1198 fino alla morte di Federico, oggi conservati in diversi archivi italiani".

E "La cancelleria federiciana svolse un ruolo di primaria importanza fornendo un modello a tutte le cancellerie dell'epoca e a quelle successive, non ultima quella pontificia".

L’Archivio di Palermo mette a disposizione su internet (qui il sito) oltre quattromila schede descrittive del suo complesso documentario più importante, il "Diplomatico". Per leggere tutto l'articolo del National Geographic invece clicca qui.

articoli recenti