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Filippo, da Vicenza alla Zisa con il cinema in testa: e la Sicilia gli apre le porte di Berlino

La residenza dell'Harun Farocki Institut ospiterà i migliori giovani registi del panorama siciliano con l'obiettivo di sviluppare una rete internazionale

  • 21 ottobre 2023

Filippo Foscarini

Da Vicenza a Palermo con il cinema in testa. Adesso gira con la sua telecamera nel bosco di Subotica, al nord della Serbia, tra rifugiati siriani e afghani accampati nelle tendopoli in attesa del buio della notte per affrontare il "game".

La sfida è superare “il muro anti-migranti” voluto dal primo ministro ungherese Viktor Orbán: una barriera alta più di tre metri, composta da due recinzioni, una delle quali sormontata da filo spinato, dotata di telecamere e sensori di movimento e costantemente sorvegliata da diverse pattuglie della polizia ungherese.

Filippo Foscarini, 33 anni, sta girando un documentario sulla Rotta Balcanica, supportato dall'Harun Farocki Institut e dall’istituto franco-tedesco di Palermo Kultur Ensemble.
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L'ex studente del Centro Sperimentale di Cinematografia, da sempre affascinato dai luoghi di confine, nel 2018 ha scelto Palermo e adesso il capoluogo siciliano sceglie lui.

Il regista vicentino è infatti il primo selezionato dal Goethe-Institut per un'esperienza di tre mesi a Berlino.
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Il prestigioso istituto tedesco dedicato ad Harun Farocki, grazie al partenariato sviluppato con il Kultur Ensemble Palermo, da quest'anno ospiterà i migliori registi del panorama siciliano con l'obiettivo di sviluppare una rete internazionale con la Germania.

Un progetto che permetterà di immergersi in un ambiente internazionale stimolante, abbracciando nuove prospettive creative, e creando legami con artisti e professionisti del settore. Ai registi e alle registe residenti, sarà inoltre possibile accedere anche all'archivio dell’Istituto, beneficiando del sostegno economico di una borsa di studio.


Foscarini anche se siciliano non è, nell’Isola si è trasferito cinque anni fa per specializzarsi nel cinema di documentario. Col diploma in tasca, ha scelto di vivere a Palermo, zona Zisa, e ha percorso la Sicilia in lungo e in largo per girare, nel 2020, insieme a Federico Cammarata - altro siciliano di adozione - un lungometraggio sugli incendi estivi: Tardo agosto.

Ricorda ancora il primo impatto con la città, nei giorni in cui veniva celebrato il funerale di Totò Riina. «Palermo mi ha stregato appena sono sceso dal treno - racconta - con la città si è creato un legame molto forte sin dal primo istante. Geograficamente si trova nel lato radicalmente opposto rispetto al nord est veneto, sono due poli che secondo la mia esperienza si attraggono, oltre al fatto che entrambi sono territori di confine».


Foscarini arriva a Palermo nel 2017 dopo essersi laureato con una tesi in Letteratura Comparata all'Università Ca' Foscari di Venezia. «I primi giorni sembravo un bambino - ricorda - essendo abituato a Venezia senza macchine, mi soffermavo svampito tra le vie, mi sono subito innamorato dell'architettura della città. Col tempo sono riuscito a creare un legame anche con il tessuto sociale».

Poi l'avventura, con l'amico e collega Federico Cammarata, a bordo di un camper in giro per l'Isola: «On the road ho scoperto dei luoghi incredibili - racconta - abbiamo girato per due anni. Da Trapani ad Agrigento, poi Siracusa, Ragusa fino a Messina, passando per Gibellina e Caltanissetta».

Più di mille chilometri a caccia di incendi. «Questo viaggio ha contribuito a creare un legame ancora più profondo con questa terra e terminato il diploma ho deciso di vivere qui. Quando torno dall'estero sento Palermo come la mia casa, la mia città».

Filippo, che nei suoi lungometraggi ama giocare con il suono, ha ancora diversi progetti nel cassetto da sviluppare nell'Isola.
«Danisinni è una borgata di Palermo che mi affascina molto - spiega - mi piacerebbe fare qualcosina lì un giorno. Sto anche lavorando su un grande archivio che raccoglie il suono dei venti, la Sicilia è una regione molto esposta. Il vento, proprio in termini fisici, è qualcosa che ti invade, soprattutto lungo le coste».

Prima però ha da portare a termine un documentario sugli effetti della guerra nell’ex Jugoslavia, tra la Bosnia Erzegovina e la Croazia. Un progetto sulla rielaborazione del trauma, su cui sta lavorando insieme a Cammarata, in cui la possibilità di accedere all’archivio dell’Harun Farocki Institut costituirà un tassello fondamentale della ricerca.

«Mi ha sempre incuriosito il rapporto tra cinema e guerra - spiega Foscarini - il sentimento che mi spinge a fare questo lavoro è quello della vergogna».

Il regista vicentino è atterrato per la prima volta in Croazia poco dopo lo scoppio della guerra in Ucraina: «Guardando i media sembrava che la guerra non si fosse mai vista in Europa dopo il secondo conflitto mondiale. Invece non era così, io mi trovavo in un contesto in cui la guerra era ancora presente nei volti e nei corpi delle persone».

Il passato condiziona ancora molto il tessuto sociale nell’ex Jugoslavia: «Da lì è nata l'idea di realizzare un documentario parlando con i sopravvissuti e con chi ha subito violenze, anche sessuali».

Foscarini a fine mese tornerà a Berlino per presentare i suoi lavori, dopo di lui toccherà ad altri registi siciliani che, durante il periodo di permanenza in Germania, saranno invitati a partecipare a numerosi eventi locali e festival.

A Palermo, d’altronde, di registi tedeschi se ne sono già visti diversi, ospitati nelle residenze del Kultur Ensemble. Ora la Germania ha deciso di ricambiare il favore, diventando una succursale cinematografica dell’Isola, in cui il cinema diventa ogni giorno più importante, non solo per chi viene a girare qui i suoi film, ma anche per chi sceglie la Sicilia per imparare il mestiere.

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