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Fra rapaci e pescespada: la Sicilia dello sport suona la carica allo Squalo Nibali

Nelle acque dello Stretto di Messina anche gli squali possono alzare bandiera bianca. Così Vincenzo Nibali, Squalo dello Stretto, ha detto addio al Tour de France

Dario La Rosa
Giornalista
  • 21 luglio 2018

Nelle acque dello Stretto di Messina anche gli squali possono alzare bandiera bianca. Come quel rito che si rinnova da secoli e che vede il pescespada preda di un arpione, così Vincenzo Nibali, Squalo dello Stretto, ha detto addio al Tour de France.

Una caduta (causata dal laccio di una macchina fotografica) ha trafitto il campione siciliano proprio mentre stava preparando il morso. Metro dopo metro le gambe macinavano l’asfalto e la preda era lì, "a pochi passi", e si chiamava vetta dell'Alpe d'Huez, una delle tappe più prestigiose della gara ciclistica d’Oltralpe.

Proprio mentre tutto sembrava sul più bello. Eros e Thanatos che giocano con la sorte, come quel parallelo che, sulle vette dei Peloritani e tra le acque di Colapesce, vede il gioco dell’uomo e della natura. È proprio tra quelle vette che, in primavera, si rinnova ogni anno lo spettacolo degli uccelli migratori che attraversano lo specchio d’acqua tra Sicilia e Calabria con un solo batter d’ali.

Le correnti d’aria giocano in aiuto dei rapaci, qualcuno, però, finisce stremato o ucciso dai bracconieri. Nel blu, invece, tra le correnti fortissime si giocava un tempo la battaglia per il sostentamento. L’inseguimento al pesce spada da barche con tralicci altissimi da cui dare indicazioni per la cattura.

Come in una gara, a volte si tornava a casa a bocca asciutta. Come lo Squalo siciliano, chiamato così per il suo stile sportivo volto all’attacco e insieme al rispetto per la forza degli avversari. Per questa volta i tornanti di montagna hanno remato contro, ma come i rapaci in volo e i pescespada che si accoppiano nel blu, la Sicilia di Nibali sarà pronta ad affilare nuovamente i denti del suo Squalo per la prossima avventura.

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