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Fu il luogo di culto di Sant'Oliva: quello che non sai di una storica chiesa di Palermo

Nulla rimane oggi della vecchia costruzione che nel 1518 fu affidata ai frati minimi di San Francesco di Paola, compatrono della città e protettore del Regno delle due Sicilia

Balarm
La redazione
  • 26 marzo 2021

La chiesa di San Francesco di Paola a Palermo

L'antico luogo di culto legato alla memoria di Sant'Oliva, patrona di Palermo e dei frati minimi. Il piano di Sant'Oliva - uno tra i più vasti della città - collocato oltre le mura e orientato verso la campagna settentrionale era a ridosso della Porta Carini luogo sacro, dove nel XI sec erano state deposte le sacre reliquie della Vergine palermitana Sant'Oliva.

Il suo martirio era documentato attraverso una antichissima "passio" nel 463 a Tunisi. E da lì il suo venerato corpo trafugato nel 1310 dai cristiani era stato trasferito a Palermo.

Una vecchia tradizione vuole che prima della edificazione della primitiva cappella dedicata alla Santa il suo corpo fosse stato inumato dentro un'antico pozzo, le cui acque considerate salubri e taumaturgiche venivano raccolte dal popolo in segno di devozione (ancora oggi nella Cappella dedicata alla Santa una lapide ne commemora la memoria nel punto esatto dove questo sorgeva).

Nulla rimane della vecchia costruzione che nel 1485 veniva riedificata e affidata alla "Maestranza dei sarti". Tale chiesa aveva le caratteristiche di una struttura in linea con lo stile gotico ispanizzante del tempo.



Tutto ciò fino al 1518 quando Papa Clemente VII ne affiderà la custodia ai frati minimi di San Francesco di Paola. In tale occasione fu di vitale importanza l'iniziativa del Viceré Pignatelli che faceva ricorso alle casse del senato ed alla pubblica elemosina e del Duca di Monteleone grande benefattore dell'ordine.

Inizierà così la costruzione della odierna Chiesa dedicata al Santo venerato soprattutto nel regno delle due sicilie i cui rapporti sono narrati nei vari episodi della sua "agiografia".

Nel 1725 San Francesco di Paola veniva dichiarato compatrono della città e nel 1738 protettore del Regno delle due Sicilie. Nello stesso anno veniva realizzata la bella statua processionale rivestita di lamine d'argento che lo rappresenta nel suo abito monastico. Oggi la statua è custodita nella cappella a destra del presbiterio opera raffinatissima di Antonio e Placido Carini di vibrante enfasi barocca.

Nella stessa cappella sono custodite tre insigni reliquie del Santo: la costola (incastonata nel simulacro argenteo), il bastone, con il quale fece scaturire le acque (dono alla Chiesa del Cardinale Ernesto Ruffini) e un pezzo del suo mantello (con il quale secondo la tradizione attraverso lo Stretto di Messina).

Avviata la costruzione della nuova Chiesa, questa venne ideata nelle nuove proposizioni legate allo stile tardo rinascimentale e manieristico che si protrassero per tutto il secolo. Ciò diede luogo al solido impianto strutturale che sulla vasta spianata elevava la facciata robusta e monumentale con modanature, mensole ed edicole costituite nella calda pietra arenaria e nelle articolate membrature in marmo di Billiemi.

Il poderoso campanile sulla destra, da significazione e magistrale potenza a tutto l'insieme con una forma a "torre" tozza e sagomata che veniva ultimata con una cuspide di efficace salda risoluzione geometrica.

Il tutto nel 1594 alla fine del secolo veniva esaltato ed ingentilito dall'elegante portale di sapore gaginiano con paraste e volute con timpano spezzato che sulla parte alta reca le immagini dei Santi Oliva e Francesco di Paola con al centro la Vergine delle Grazie (il simbolo delle forbici ne attesta la vecchia appartenenza alla Maestranza dei sarti).

L'interno risulta di particolare suggestione e pur nella forma ad unica navata a croce latina con dodici profonde cappelle laterali comunicanti.

Particolarmente efficace per la illusoria capacità di ottenere un effetto di ideale profondità e grandiosità acceso dai grandi apparati decorativi che istoriano tutto il corpo della chiesa con stucchi, marmi mischi e policromi di efficace e rara bellezza.

La volta della navata centrale è decorata con affreschi di Giuseppe Salerno (lo "Zoppo di Ganci") che vi ha rappresentato le quattro sante titolari patrone di Palermo con i quattro evangelisti e i quattro dottori della Chiesa.

Nel presbiterio risplendono gli affreschi dì Vito D'Anna e del figlio Alessandro che nel 1766 vi hanno rappresentato le virtù teologali: Fede, speranza e carità. Mentre negli archi e le cappelle Mariano Castelli vi ha rappresentato storie e prodigi della vita di San Francesco di Paola con santi e apostoli. Nel presbiterio, marmi mischi , stucchi e decorazioni esaltano al centro il vigoroso altare maggiore che reca il particolare ciborio opera di Michele Merina datato 1829.

Le due tele a destra e sinistra dell'altare rappresentano la nascita di Cristo e di Giovanni Battista opere di Giuseppe Salerno. È stato purtroppo rimosso il vecchio pavimento marmoreo che aveva numerose belle e antiche lapidi sepolcrali rifatto totalmente intorno al 1850.

Di particolare interesse la Cappella di Santa Caterina d'Alessandria che reca storie della vita della santa con opere scultoree della famiglia Gagini, di cui il sepolcro di Vincenzo è collocato accanto alla balaustra di recinzione. Tra le opere nella Cappella di Santa Oliva, Gaspare Serenario dipinge nella volta la gloria della Santa e due tele che raffigurano il suo martirio e il battesimo degli infedeli a Tunisi.

Di particolare bellezza le tombe di Stefania Branciforte di Valerio Villareale e della poetessa Giovanna De Caravelli (1546) di Antonino Gagini. Dopo la cancellazione degli ordini conventuali, i frati abbandonarono la Chiesa e il convento per farvi ritorno nel 1905 per volere dell'Arcivescovo di Palermo Cardinale Lualdi.

Gran parte del convento venne destinato a Caserma di fanteria, oggi Ruggero Settimo. Una pagina triste che fu causa dei guasti e dei danni provocati alle opere d'arte, la trasformazione durante il conflitto mondiale della Chiesa in deposito del grano.

I recenti restauri hanno ridato nuovo vigore e sontuosità all'apparato scenografico di tutto il rivestimento decorativo. Una porta dal presbiterio immette all'interno della sede conventuale oggi notevolmente trasformata, in questa pregevole è la sacrestia che reca sulla volta un affresco di Vito D'Anna che esalta la "Gloria della Chiesa".

Qui è custodita l'immagine processionale di Santa Oliva degli argentieri palermitani antica titolare della Chiesa.

Tutto il complesso ospita oggi in gran parte la sede del "Circolo Ufficiali" dei carabinieri che promuove iniziative di carattere sociale e culturale. La confraternita della comunità dei frati minimi che onorava San Francesco di Paola venne fondata il 31 marzo 1739. Ma già dal 500 esisteva una più antica confraternita collocata nei pressi del Cassaro.

Dal '700 le feste processionale assunsero un più forte peso per il ruolo che il santo e il suo culto assumevano nel contesto cittadino. Ne parlano anche il Pitrè e il Marchese di Villabianca che nelle loro "cronache" storiche, citano la celebrazione come una tra le più importanti dell'anno liturgico in città.

La festa celebrata con grande solennità a Palermo culmina la seconda domenica del mese di maggio, con la processione che vede da sempre un grande concorso di popolo.

Il simulacro che attraversa la città, viene condotto fin dentro il porto di Palermo, onorato e venerato come protettore della gente di mare. Indicato e osannato dai suoi devoti come "U Santu Patri".

(Testo di Rosario De Santis - promosso da Touring Club - Club di Territorio di Palermo).
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