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Fu il "rifugio" di Johnny Stecchino: Villa Spedalotto, paradiso dei nobili a Bagheria

Quello tra Bagheria e il cinema è un binomio vecchio come il cucco. Così scopriamo che nel suo tour italiano, Roberto Benigni è passato anche dalla "città delle ville"

Sara Abello
Giornalista
  • 16 novembre 2021

Roberto Benigni nel film "Johnny Stecchino"

Quello tra Bagheria e il cinema è un binomio vecchio come il cucco, a saper con certezza poi cosa sia sto benedetto “cucco”.

Tra le pellicole che hanno permesso agli spetattori di far un tuffo nella cittadina, oltre alle arcinote di Giuseppe Tornatore, uno dei baarioti più celebri nel mondo di certo, ci sono svariati altri film girati già a partire dalla fine degli anni ‘40 a Villa Palagonia, che attestano come Bagheria sia stata sempre un bocconcino appetibile per i registi.

A tal proposito, un mito finalmente da sfatare è quello sul "Gattopardo", no signori, con la Villa dei Mostri non ci sono legami accertati. Almeno questo merito, per onestà, non possiamo prendercelo.

Bisognerebbe aggiungere però, perchè a noi una porticina piace sempre lasciarla aperta, che nel periodo in cui si girava la pellicola a Palermo, Burt Lancaster fu avvistato proprio davanti Villa Palagonia con tanto di macchinone decappottabile al seguito.



Poi se effettivamente qualche scena sia stata ripresa dentro il Salone degli Specchi e nel montaggio finale sia saltata, o si tratti di un frammento talmente piccolo da non essere rintracciabile neanche per noi alla visione del film, non saprei dirvelo.

Un dato che a molti manca è che nel suo tour lungo lo stivale in "Johnny Stecchino", Roberto Benigni sia passato dalla città delle ville.

La pellicola si prende spesso gioco dello spettatore, facendogli credere che tutta la parte siciliana del film sia stata girata esclusivamente a Palermo, in realtà Benigni ha attraversato in lungo e in largo l’isola.

Basti pensare che la caserma dei carabinieri dove Dante va a costituirsi per il celeberrimo furto di banane sia l’edificio comunale di Giardini Naxos, così come nella stessa cittadina vediamo il bar di piazza Roma diventare luogo d’incontro tra Dante ed il Giudice Bernardino Cataratta, e poi ancora Mazzeo, Letojanni e Taormina.

È la bagherese Villa Spedalotto, sebbene sia ufficialmente su territorio di Santa Flavia ma il confine lì è labile davvero, che nel 1991 si trasforma nella residenza di Maria e rifugio del latitante Johnny Stecchino, protagonista del film.

Villa Spedalotto è stata una residenza nobiliare, oggi civile, situata su una collina ai margini della piana di Solanto, circondata da oliveti e agrumeti, un pezzetto di paradiso insomma.

Commissionata nel 1783 dal Cavaliere Barbaro Arezzo all’architetto Giovanni Emanuele Incardona, fu edificata tra il 1784 ed il 1793, e acquistata proprio in fase di costruzione dal marchese Paternò di Spedalotto che la trasformò in luogo di villeggiatura, proprio come avveniva per molte altre delle costruzioni monumentali dell’epoca e che fanno oggi di Bagheria “la città delle ville”.

L’edificio, ad un piano, è costruito attorno ad una corte aperta. Vi è poi una sopraelevazione ed annessa cappella con sacrestia. L’interno è un susseguirsi di saloni con pareti e soffitti affrescati in pieno stile neoclassico e con personaggi allegorici.

Il salone di rappresentanza, dove vi sono le raffgurazioni delle quattro stagioni e dei quattro continenti (l’Oceania non era ancora stata scoperta), si affaccia su una grande terrazza decorata con maioliche coeve nei toni del blu, ben visibile nel film di Benigni.

Sfido chiunque, commessi crimini gravi come quelli di Johnny, o un po’ più blandi come quelli di Dante, a non scegliere un luogo come questo per la propria fuga.

Da sempre Bagheria è set a cielo aperto per film, spot pubblicitari e shooting fotografici. Oltre che per matrimoni vip, a buon intenditor.

Successivamente al film, Benigni e Vincenzo Cerami scrissero un libro che verrà pubblicato lo stesso anno. La trama si rifà, pur senza mai citarlo, al film del 1958 “Totò a Parigi”, interpretato da Totò e diretto da Camillo Mastrocinque.

Con grande similitudine vediamo Totò che da vagabondo a Roma, per un mero colpo di fortuna, si ritrova a Parigi nei panni di un marchese, tra belle donne, lusso e denaro, un po’ come Dante che, ignaro di essere la copia precisa del mafioso Johnny, si trova travolto da incomprensibili situazioni.

Certo è, che se già all’inizio degli anni ‘90 le banane erano considerate care dal protagonista, chissà cosa ne penserebbe oggi.
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