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Fu un siciliano il primo a tradurre Confucio in latino: il gesuita (piazzese) Prospero Intorcetta

La sua è una storia che non può essere dimenticata, poiché ci ricorda quanto sia importante la forza del dialogo, dello studio e degli scambi culturali

Jessica Di Bona
Appassionata di arte e cultura
  • 24 novembre 2021

Dipinto che ritrae Prospero Intorcetta nelle sembianze di un saggio cinese (Biblioteca Comunale di Palermo, autore anonimo)

La Sicilia, terra di incontri tra popoli, terra di scambi culturali, ha dato i natali a un personaggio poco noto che ha contribuito alla conoscenza del confucianesimo in Europa, uno studioso che è stato il punto di incontro tra Oriente e Occidente: Prospero Intorcetta.

Il gesuita siciliano ebbe una vita avventurosa, tra viaggi in Estremo Oriente e libri preziosi, ma non mancarono il carcere, le calunnie e le persecuzioni. Prospero Intorcetta, nato a Piazza Armerina nel 1625, fu un filosofo, teologo, bibliofilo, letterato,
missionario e, soprattutto, il primo a tradurre in latino le opere di Confucio.

Quando aveva 16 anni, i genitori volevano che studiasse diritto, ma Prospero decise di entrare nella Compagnia di Gesù.

Svolse il noviziato tra Palermo e Messina, intraprese gli studi umanistici presso il collegio di S. Francesco Saverio a Palermo e proseguì con la logica, la filosofia e la fisica. Si dedicò alla docenza e poi tornò al collegio di Messina, dove si iscrisse al corso quadriennale di teologia, che terminò nel 1655.



Alla fine del terzo anno ebbe luogo l'ordinazione sacerdotale. Nel 1656 fu mandato in missione e il 4 aprile dell'anno successivo, con l'imbarcazione Bom Jesus, salpò dal porto di Belém, in Portogallo, per intraprendere il lungo viaggio alla volta dell'Estremo Oriente, insieme ad altri sedici confratelli. Intorcetta venne scelto per la missione evangelizzatrice perché dotato di grande intelligenza, erudito e aperto al dialogo.

Nel 1659 giunse a Macao e nel 1660 arrivò a Jianchang (oggi Nanchang, Jiangxi), dove iniziò l'opera pastorale facendo erigere una chiesa. Contemporaneamente cominciò a studiare la lingua cinese e, accanto alla sua attività evangelica, portò avanti un progetto molto ambizioso: l’analisi e la traduzione dei testi del corpus confuciano. Questo fa sì che venga ricordato maggiormente per il suo immenso lavoro filologico.

Il compito dei missionari era quello di diffondere il più possibile la parola di Cristo in Oriente, provando tuttavia a rispettare le usanze locali. Tra gli scopi della missione uno era particolarmente delicato: amministrare gli uffici liturgici in cinese e consacrare sacerdoti nativi.

Le attività svolte dai missionari destarono preoccupazioni e ostilità da parte del governo cinese e della popolazione locale e nel 1665 scoppiò un forte moto anticristiano: molti di quelli che avevano abbracciato il cristianesimo vennero condannati a morte, invece i gesuiti furono condannati all’esilio o incarcerati, Intorcetta si ritrovò dapprima a Pechino e poi in esilio a Canton.

Il lavoro esegetico portato avanti dal gesuita, in collaborazione con altri confratelli, vide la traduzione dei testi canonici del confucianesimo, curata in Sapientia Sinica e Sinarum Scientia. Scrisse anche una biografia di Confucio. La grande opera filologica del gesuita siciliano esercitò una notevole influenza sui nuovi interessi antropologici e filosofici dei circoli intellettuali europei.

Lo studioso divenne rettore del collegio di Hangzhou e maestro dei novizi. Nel 1692 venne promulgato l'editto di tolleranza dall'imperatore Kangxi, che pose fine, per un periodo, alle persecuzioni contro i missionari cristiani. Il gesuita di Piazza Armerina si spense a Hangzhou il 3 ottobre 1696.

Tornando a Palermo e ai giorni nostri, lo scorso 20 novembre è stato presentato al pubblico, presso la Biblioteca comunale, il restauro del dipinto che raffigura Prospero Intorcetta, commissionato dai confratelli in suo onore e conservato presso Casa Professa.

L'accurato restauro è stato finanziato dalla ''Fondazione Prospero Intorcetta Cultura aperta'' (sotto la supervisione della Soprintendenza ai Beni culturali di Palermo), ha reso leggibili i particolari e riportato alla luce i colori originari. Il lavoro è stato realizzato dalle restauratrici Giovanna Filippone e Vittoria Naselli sotto la direzione dell'architetto Giuseppe Scuderi.

La storia di Prospero è straordinaria e piena di fascino, poiché attraverso la sua opera contribuì a determinare l’avvicinamento tra due mondi tanto diversi, l'Oriente e l'Occidente, mettendo in luce le assonanze tra confucianesimo e messaggio evangelico.

La sua è una storia che non può essere dimenticata, poiché ci ricorda quanto sia importante la forza del dialogo, dello studio e degli scambi culturali e quanto internazionale sia sempre stata la dimensione dell'isola a tre punte al centro del Mediterraneo.
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