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Gira un film (con sorpresa finale) per ripulire lo Stretto: la nuova scoperta di Igor D'India

Abbiamo intervistato il regista palermitano reduce dalla sua ultima impresa. Mentre filmava i rifiuti sottomarini ha fatto una scoperta sensazionale

Daniele Ferrara
Esperto di storia antica
  • 12 luglio 2023

Igor D'India durante le riprese di "Abyss clean up"

Nel primo giorno di questo mese si sono concluse le riprese del film "Abyss Clean Up" – che per scopo ha proprio di sensibilizzare alla pulizia degli abissi – diretto dal regista palermitano Igor d’India, prodotto da POPCult con il sostegno della Regione Siciliana e la collaborazione dell’organizzazione ambientalista Sea Shepherd che ha fornita l’imbarcazione “Conrad” per la rimozione di reti da pesca abbandonate all’interno della "Campagna Ghostnet 2023".

Proprio le reti e altre attrezzature da pesca (28% delle plastiche nelle isole galleggianti di rifiuti, 70% dei detriti di microplastiche in mare, 10% dei rifiuti marini nel Mediterraneo), perdute in mare, costituiscono un grave problema per la fauna marina, una vera e propria trappola mortale senza scopo per numerosissime specie animali che rimangono bloccate in questi grovigli trovandovi la morte.

Una parte importante di questo progetto si è svolta a Messina, con la collaborazione della Marina del Nettuno, del dottor Ivo Blandina e del Rotary Club Messina con il suo presidente Nino Samiani, ospitando la Conrad ai moli del “Marina del Nettuno Yatching Club”.
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Ma tralasciamo altri dettagli per ora, perché tutto il resto ce lo dirà lo stesso regista di “Abyss Clean Up”! La battaglia di Igor d’India inizia proprio a Palermo con l’"Oreto Urban Adventure", che pose in evidenza la disastrosa condizione del fiume Oreto ed è proseguita sino a renderlo un’icona nella lotta per la salvaguardia dell’ambiente.

Oggi lo intervistiamo per Balarm proprio a proposito di quest’ultimo film, dal quale in particolare le acque di Messina sono state interessate, riservando un’interessantissima sorpresa!

L’idea di questo progetto «parte da uno studio scientifico - racconta Igor - che consisteva nel ritrovamento di enormi accumuli di rifiuti nei canyon profondi dello Stretto di Messina da parte di un team di ricercatori italiani (tra cui Martina Pierdomenico del CNR). Nel 2019 io avevo appena finito di montare la serie TV “The Raftmakers” ed ero reduce dalla discesa in zattera di 10 fiumi del mondo».

Una sera, stanco morto, sdraiato sul divano di casa, leggevo pigramente le news online (cosa rarissima, il mio divano mi vede di rado!) e trovai un articolo che parlava dell’enorme quantità di rifiuti che sprofondano in mare fino a centinaia di metri di profondità.

Quando ho letto di quel ritrovamento ho capito subito che dai fiumi sarei passato a esplorare i fondali marini. Rimaneva però da capire come, dato che non avevo mai fatto un'immersione con le bombole in vita mia e non sapevo neanche cosa fosse un ROV.

Le riprese di “Abyss Cleanup” sono cominciate «nel 2019, quando, dopo aver letto l’articolo sono andato a Roma a girare le prime interviste a Martina Pierdomenico e ad altri studiosi, per capire meglio il fenomeno del "marine litter".

Da allora è successo di tutto, ho studiato per diventare subacqueo e imparare a fare riprese in acqua, ho messo in piedi una rete di contatti in tutta Italia per avviare delle attività concrete di pulizia fondali, ho fondato l’associazione “Abyss Cleanup aps” e, dopo aver stretto un legame di amicizia e condivisione di ideali con “Sea Shepherd Italia”, sono riuscito a mettere in piedi questa sessione di riprese a Messina».

In realtà Messina era l’obiettivo sin dall’inizio, ma organizzare anche pochi giorni di esplorazione in questo luogo infernale (sia in superficie che sott’acqua ci sono correnti anche superiori ai 6 nodi), è un lavoro mastodontico e lunghissimo. Tra le location in cui abbiamo girato c’è Terrasini, Porticello, Capo Milazzo, ma anche luoghi della Liguria come Varazze e il santuario dei cetacei al largo di Savona.

Durante questa osservazione è stata rinvenuta una colonia di Madrepora oculata nello Stretto. Viene da chiedersi se sia stato un caso oppure se ci sia una ricerca mirata alla base del ritrovamento.

«Il 28 giugno la ricerca di grandi accumuli di rifiuti ci aveva portato su un canyon profondo oltre 600 metri - racconta ancora D'India -. Eravamo in un momento di forte crisi con il ROV (veicolo sottomarino telecomandato), le correnti ci stavano letteralmente portando a spasso e l’ombelicale che lega il robot alla barca era fortemente in bando. Inoltre in superficie i tecnici stavano riposizionando il palo dell’USBL, un sistema necessario per monitorare la posizione del ROV e le coordinate di navigazione».

Il Rov praticamente stava vagando quasi alla cieca, ma le telecamere di bordo funzionavano benissimo e inviavano le immagini in superficie.

«Ad un tratto, mentre il pilota ROV cercava di mantenere la rotta - ripercorre - le telecamere hanno inquadrato una parete rocciosa che presentava diverse macchie bianche. La nostra responsabile scientifica Martina Pierdomenico ha fatto un urlo di gioia e ha riconosciuto immediatamente che avevamo trovato per caso una colonia di Madrepora. Quindi tecnicamente si, è stato un caso, ma del resto, come tantissime altre scoperte straordinarie della storia. Il bello dell'avventura è questo: si trova sempre molto altro rispetto a quello che si cerca».

Sulla Madrepora oculata ci dice qualcosa in più proprio Martina Pierdomenico del CNR, la quale aveva pubblicato uno studio sul ritrovamento d’una discarica sottomarina nello Stretto di Messina insieme all’Università La Sapienza di Roma, e ha segnalati i punti per le immersioni del ROV in questa missione, ci dice il regista.

Madrepora oculata è una delle due specie costruttrici di scogliere profonde del Mediterraneo, la cui presenza è stata riportata in diverse aree ma ancora mai segnalata nello stretto.

I coralli bianchi come Madrepora rappresentano uno dei più importanti ecosistemi profondi, formando habitat ad elevata biodiversità. È una specie classificata nella lista rossa IUCN come specie in pericolo di estinzione. È infatti minacciata dagli impatti della pesca e, a causa del suo scheletro carbonatico, è sensibile all’acidificazione delle acque.

Sebbene nell'ambito delle esplorazioni per il documentario "Abyss Clean Up", l’osservazione di questa importante specie è stata occasionale e limitata ad una piccola area, è possibile che altri canyon dello Stretto, lambiti da correnti intense che portano nutrimento per la fauna marina profonda, ospitino formazioni simili, confermando l’importanza di continuare studi e ricerche in questo luogo così particolare.

Torniamo con Igor d’India, in conclusione di questa breve ma completa e avvincente intervista. Possiamo avere qualche anticipazione sull’uscita del film e qualche considerazione finale? Il film verrà montato entro fine anno e uscirà nel 2024 in alcune sale.

Di sicuro farà il giro dei festival a tematica ambientale, ma io confido in una distribuzione internazionale e alla vendita sulle migliori piattaforme streaming.

Sono sicuro che attraverso questo documentario gli spettatori avranno modo di conoscere il mare sotto una prospettiva completamente diversa e, spero, troveranno maggiori spunti per imparare a proteggerlo.

Il film documentario, che sarà distribuito appunto da POPCult dalla primavera del 2024, potrebbe raggiungere anche l’Inghilterra e gli Stati Uniti d’America tramite il canale Amazon Prime della stessa società.
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