CRONACA

HomeAttualitàCronaca

Giro di vite su stand e bancarelle in centro: cosa cambia in via Maqueda (e non solo)

Il Comune prova a mettere ordine nelle due isole pedonali del centro storico, con una nuova ordinanza che mette regole più stringenti sull’occupazione del suolo pubblico

Claudia Rizzo
Giornalista e TV producer
  • 11 marzo 2026

Via Maqueda (foto di Balarm)

Basta fare pochi passi lungo via Maqueda per capire di cosa si parla. Cavalletti con cartoline e stampe, rastrelliere con cappelli, magliette, piante e piccoli souvenir esposti davanti alle vetrine. Negli ultimi anni la strada che attraversa il cuore del centro storico è diventata una lunga sequenza di espositori, spesso disposti uno accanto all’altro lungo i prospetti dei palazzi storici.

Un fenomeno cresciuto insieme alla trasformazione commerciale della strada. Con la pedonalizzazione e l’aumento dei flussi turistici, via Maqueda è diventata sempre più una passerella per chi arriva in città: negozi di souvenir, ristoranti e botteghe orientate ai visitatori, più che ai residenti, hanno moltiplicato le esposizioni all’esterno per attirare l’attenzione di chi passa. Col tempo però quelle strutture hanno finito per occupare porzioni sempre più ampie della strada, trasformando le facciate degli edifici in veri e propri supporti per appendere merce.

Per alcuni, un equilibrio sempre più fragile tra l’esigenza di rendersi visibili e la necessità di mantenere decoro in uno degli assi monumentali più frequentati del capoluogo. È proprio su questo scenario che il Comune prova a mettere ordine. Con una nuova ordinanza del sindaco (che abroga la precedente del 24 ottobre), l’amministrazione interviene sull’occupazione del suolo pubblico introducendo regole più precise.

Non si tratta di un divieto totale delle esposizioni, ma di una regolamentazione molto più stringente. Ogni negozio potrà collocare al massimo due espositori davanti alla propria attività e in un’unica fila lungo la facciata, senza occupare lo spazio delle attività accanto. Le strutture, inoltre, potranno rimanere all’esterno solo durante l’orario di apertura del negozio.

Alla chiusura dovranno essere rimosse e riportate dentro: niente più espositori lasciati fuori o merci accatastate davanti alle vetrine. Anche le dimensioni sono stabilite con precisione: gli espositori non potranno superare un metro e mezzo di altezza e un metro di larghezza e profondità, merce compresa. In ogni caso dovrà restare sempre almeno un metro libero per il passaggio dei pedoni, come previsto anche dal regolamento comunale per le aree di valore storico.

Cambiano anche i materiali. Per evitare l’effetto disordinato che negli anni si è creato lungo la strada, le strutture dovranno essere in ferro monocolore nero o antracite oppure in legno. Una delle novità più visibili riguarda poi le facciate degli edifici: non sarà più possibile appendere vestiti o altri articoli ai muri dei palazzi, una pratica diventata piuttosto comune tra i negozi di souvenir e abbigliamento.

L’ordinanza prevede anche alcune eccezioni. I negozi che vendono piante e fiori o frutta e verdura potranno continuare a utilizzare le tradizionali rastrelliere a gradoni, purché mobili e non ancorate al suolo, mentre per i negozi di vendita o noleggio biciclette sarà possibile collocare una rastrelliera portabici lunga fino a due metri.

Secondo il presidente della commissione Attività produttive del Consiglio comunale, Ottavio Zacco, il provvedimento rappresenta un passo nella direzione indicata proprio dalla commissione. «Esprimo apprezzamento e ringraziamento al sindaco Roberto Lagalla per aver dato seguito alle richieste avanzate dalla Commissione in merito alla necessità di rafforzare gli strumenti di tutela del decoro urbano e di garantire condizioni di equilibrio con le attività commerciali storiche e tradizionali presenti nel centro cittadino» dichiara.

«Il centro storico di Palermo deve continuare ad essere un luogo vivo e dinamico, ma allo stesso tempo ordinato e decoroso - aggiunge - capace di garantire pari dignità a tutte le attività economiche che negli anni hanno resistito e continuano a rappresentare un presidio di identità e tradizione».

Non è dello stesso avviso invece il consigliere della Prima circoscrizione Massimo Castiglia: «Il vero problema di via Maqueda restano le pedane - afferma – Ho l’impressione che il sindaco stia cercando dei capri espiatori. Il vero “tappo” della strada sono proprio le pedane, fortemente volute da alcuni assessori della Giunta e da una parte dei commercianti».

Castiglia parla anche di un precedente che potrebbe avere effetti più ampi nel centro storico: «Temo che questa ordinanza possa aprire una strada pericolosa: oggi si interviene sugli espositori, domani potrebbe toccare anche alle librerie storiche del Cassaro». Secondo il consigliere il rischio è che misure di questo tipo finiscano per accelerare trasformazioni già in corso nel centro storico: «Le botteghe storiche sul Cassaro resistono con grande difficoltà, ma resistono. Provvedimenti come questo rischiano di accelerare un processo espulsivo: si finisce per suggerire di adeguarsi al trend dominante. E così via la libreria e avanti con lo street food: via la cultura, spazio al profitto».
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.

GLI ARTICOLI PIÚ LETTI