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Giulia Isadora, la regina del jazz dimenticata: alcune donne italiane hanno fatto la storia

Negli anni Sessanta arriva al Piper: cambia tutto per la piccola brunetta siciliana che suonerà con Morricone e Gillespie e si esibirà nelle Tv, teatri e radio di tutta Europa

Balarm
La redazione
  • 17 dicembre 2018

Il suo nome completo era Giulia Isidora Musumeci ma tutti la chiamavano soltanto Dora: è nata a Catania nel 1934 e dopo aver calcato il palchi e gli studi radio e Tv di tutta Europa è a Catania che si spegne, il 10 ottobre 2004.

Consiederata una delle più innovative pianiste italiane di sempre, è stata una delle prime pianiste jazz della storia d’Italia: senza dubbio una bambina prodigio, iniza a esibirsi a soli 7 anni.

Il merito è forse stato del padre, Salvatore Musumeci, che faceva il violinista al Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania e la avvia prestissimo allo studio della musica.

A soli dieci anni Dora entra come pianista un'orchestra con cui nel dopoguerra girerà per un tour in Tripolitania.

Si diploma al Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli ma abbandona la musica classica lanciandosi nel frenetico mondo del jazz: diventa la prima pianista jazz italiana e ottiene nel 1947 (13 anni) il primo articolo monografico su di lei pubblicato su "Musica Jazz".

Da quel momento in poi inizia a suonare con grandi nomi come Lionel Hampton e Dizzy Gillespie per poi formare un proprio complesso. Nel 1956 vince il Festival del Jazz di Modena e pubblica l'album "La regina dello swing".

Ospite fissa in diverse trasmissioni televisive e radiofoniche, non smette di produrrre dischi e di esibirsi dal vivo: negli anni Sessanta approda all'iconico Piper club di Roma: porta quindi il jazz nel tempio del pop.

La sua morte, che ha visto anche aprire un'inchiesta dalla Procura di Catania, avviene nel settembre del 2004.

Un'auto la investe mentre attraversa la strada: siamo in corso Italia e quello che Dora riportaa è un esteso trauma cervicale oltre a fratture multiple e un violento trauma polmonare. Si spegne dopo venti giorni di coma all'ospedale Garibaldi di Catania.

Tra le donne più innovative di Sicilia, c’è sicuramente Dora: il suo talento le consentiva di riprodurre brani ascoltati una sola volta e senza l’uso del leggìo.

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