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Griffati dalla testa ai piedi (e coloratissimi): Bla Bla, il regno dei "paninari" di Palermo

Vi portiamo nei primi anni Ottanta quando a Palermo nacque la "creatura" di Franco Nulli. Lo storico negozio di via Parisi che ha vestito intere generazioni di adolescenti

Elena Cicardo
Digital strategist
  • 22 marzo 2021

Il logo dello storico negozio "Bla Bla" di Palermo

Con un outfit ben preciso (e costosissimo) condensavano lo zeitgeist degli anni ’80, un decennio caratterizzato dall’edonismo dopo l’impegno sociale e politico del periodo precedente.

Quella dei “paninari”, pur strizzando l’occhio alla moda americana, è stata una sottocultura giovanile tutta italiana, nata a Milano nel 1981 che si è diffusa da nord a sud del Paese.

Gli adolescenti dei primi anni Ottanta erano griffati dalla testa ai piedi. E coloratissimi. Ogni capo d’abbigliamento andava esibito con fierezza come status symbol, si trattava di pura costruzione dell’immagine, cura estrema dell’apparire, appartenenza al gruppo. La divisa dei paninari era abbastanza severa ed è rimasta scolpita nell’immaginario collettivo.

C’era il piumino Moncler con i suoi colori sgargianti. E sotto c’era la felpa Best Company, con il marchio a caratteri cubitali sfacciatamente esibito. Nelle mezze stagioni invece toccava ai giubbotti di jeans con la pelliccia sintetica di colore bianco.



Poi i jeans ovviamente, Levi’s soprattutto ma anche l’inconfondibile U di spugna della Uniform e Americanino, da cui spiccavano due chicche del dress code da paninaro. La prima era la cintura che rigorosamente doveva essere El Charro, con una fibbia enorme, manco a dirlo, da sfoggiare orgogliosamente.

Di discreto chiaramente non c’era nulla. Ostentazione era la parola chiave. La seconda erano le calze Burlington con il loro motivo a rombi che spuntavano dai pantaloni che arrivavano alla caviglia oppure generosamente risvoltati.

Le scarpe dovevano necessariamente essere le Timberland. Ossessione così grande che c’era chi metteva il celeberrimo scarponcino giallo nel forno per invecchiarlo. Ma c’erano anche i camperos, preferibilmente Durango. Infine gli accessori, come gli intramontabili occhiali Ray-Ban.

Al polso a farla da padrone era l’orologio Winchester. Sulle spalle lo zainetto a righe Invicta ma le teenager di quegli anni adoravano anche le cartelle plastificate, spesso a fiorellini, Naj-Oleari.

E poi la musica che si ballava nel pomeriggio prima di diventare maggiorenni. Michael Jackson, George Michael, i Duran Duran e gli Spandau Ballet, Kool & The Gang, Madonna, gli A-Ha. Un intero outfit poteva costare anche più di un milione di lire.

A Palermo il regno dei paninari era senza ombra di dubbio Bla Bla, lo storico negozio di via Parisi creatura di Franco Nulli, scomparso nel 2017 e ideatore anche del programma cult "Opinion Leader", che ha vestito intere generazioni, che ha portato i jeans a Palermo quando ancora non c’erano.

«Mio padre lavorava per Fiorucci a Milano. A un certo punto gli dissero “Ma perché non vai a vendere jeans a Palermo?” e quella fu la molla che effettivamente lo riportò giù», racconta il figlio Manfredi Nulli.

Bla Bla era un simbolo per la città, era presente come sponsor nei momenti più importanti di Palermo, era calamita per i giovani anche di altre province dell’isola perché era spesso l’unico posto in cui si potevano acquistare determinati marchi in voga a quei tempi.

Anche gli interni erano all’avanguardia, disegnati da Aldo Cibic, noto architetto e designer allievo di Ettore Sottsass.

Bla Bla non era un semplice negozio ma un posto che sapeva fare tendenza e Franco Nulli l’imprenditore innovatore che anche nel caso dei paninari portò qui a Palermo una moda che a Milano stava appena nascendo.
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