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Ha molti lati oscuri e una sola certezza: un luogo (incredibile) a due passi da Palermo

L’entroterra palermitano è il rifugio dominante per curiosi e turisti. Le gite fuori porta conducono dritti alla ricerca di siti inesplorati e lontani da occhi indiscreti

Salvatore Di Chiara
Ragioniere e appassionato di storia
  • 20 gennaio 2026

La Grotta della Gurfa (foto di Salvatore Di Chiara)

«La caverna dove hai paura di entrare contiene il tesoro che cerchi». Nella celebre frase di Joseph Campbell è racchiusa la visita di oggi. Poche parole, un forte indizio che ci accompagna nel mondo antico. Situate nel territorio vivace di Alia, le Grotte della Gurfa celano misteri irrisolti.

Partiamo alla scoperta di un sito con molti lati oscuri e una sola certezza. Quale? La bellezza di un luogo che rimarrà scolpito negli occhi del visitatore. L’entroterra palermitano è il rifugio dominante per curiosi e turisti. Le gite fuori porta conducono dritti alla ricerca di siti inesplorati e lontani da occhi indiscreti.

Nel "festoso" ambiente di Alia (Palermo) si respira aria pura. Di giovinezza, naturale e frizzante. Le colture sono compagni di viaggio per circa sette chilometri. È la distanza esatta che separa il sito dall’entrata del borgo.

Nella sua irrilevanza, il percorso è immerso tra profumi sapuriti e un ambiente circondato dai monti poco elevati. I colori disseminati qua e là sono caratteristiche da non trascurare. Abbelliscono il paesaggio ancora vergine. Fonti storiche "battono colpo" sull’importanza del sottosuolo e di eventuali scavi archeologici.

Messo a tacere il rumore del mezzo, una salita di circa cento metri ci indirizza nel fantastico mondo delle… Thalos. Sin dalle prime battute, sondiamo il terreno. Comprendiamo di essere in un “posto irreale". Catapultati nell’antica arte rupestre, lo spirito di osservazione coglie subito i lati tratteggiati dell’evento.

Una volta raggiunto l’ingresso, un attimo di suspense - siamo colti alla sprovvista. La zona esterna è un capolavoro. Linee, segmenti, intagli, finestre, lavorazioni e forme esaltano la nostra attenzione. Da questo momento inizia la visita!

Oggetto di studi approfonditi, le caratteristiche esaltano concetti a noi sconosciuti. Il pensiero spinge a credere di grotte naturali, successivamente lavorate dall’uomo. Invece, tra smentite e sorprese, i “rutti di la Gurfa” sono esemplari architettonici cavati nell’arenaria rossastra. La mancanza di rinvenimenti di diversa natura (sarebbe opportuno setacciare una zona ancor più ampia) ha aperto il "classico" fronte delle ipotesi.

Elencarle è impresa ardua, accenniamo con un pizzico di leggerezza. Appartenente a "popolazioni pelagiche, insediamento neolitico, confronti micenei, rilevamento tardo-romano, bizantino o altomedievale e infine - ciliegina sulla torta - reperto di origine medievale".

Di questa carrellata è sicuro che, alla lunga, qualcuno pur sempre avrà ragione. Ragione che trova terreno fertile nella compresenza della necropoli dell’Età del rame. Se l’esterno manifesta splendidi riconoscimenti, gli interni provoca "battiti dimensionali". Gli ambienti sono scavati su più livelli. Quello inferiore è dotato di due grandi vani con ingressi indipendenti. Ecco entrare in gioco l’importanza delle dimensioni.

Superato il primo ambiente, il secondo alza il coefficiente di meraviglia. Il diametro di 12,5 metri per un’altezza di 16 metri eleva a una figura di tipo campaniforme culminante in un foro centrale. Avvertiamo un senso di "inferiorità" di fronte alla "gigantesca" proporzione del vano.

Saliti al secondo livello, riteniamo opportuno concentrare la nostra attenzione sullo spazio del vano campaniforme. Foto, rilevazioni e storicismi diventano i momenti “cult” della visita.

Sul termine Gurfa vi sono varie interpretazioni. Dall’arabo Hufrah che indicherebbe una “fossa”. Gurf sarebbe usato per indicare una “parete scoscesa del monte”. Di sicuro, dall’apprendimento di fonti storiche, i luoghi sono stati utilizzati per diversi scopi (le incisioni a muro dicono tanto - periodo borbonico) e per set cinematografici.

Negli anni sono stati tanti gli autori che hanno scritto di Alia e le grotte. Le diverse affermazioni aprono a tante soluzioni. In attesa di una datazione definitiva, noi, umili curiosi, siamo testimoni di aver toccato con mano uno degli insediamenti più influenti della Sicilia.

E almeno, al di là delle ipotesi, le Grotte delle Gurfe continueranno a sorprenderci per tanti secoli ancora.
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