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I campi di lavanda hanno una "casa" anche in Sicilia: la grande scommessa di Gaetano e Luisa

Unico coltivatore in Sicilia, e tra i primi a livello nazionale, Gaetano D'Anca ha portato un pezzo di Provenza nella sua terra. E adesso aggiunge questo sentore anche in pane e biscotti

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 16 marzo 2021

Le piante di lavanda coltivate in Sicilia

I sogni in grande dei bambini hanno tutto il potenziale per realizzarsi.

Se siete in Sicilia e, passando dalle campagne del nisseno, vedete una macchia lilla non pensate di aver sbagliato nazione: i campi di lavanda esistono anche nel centro del Mediterraneo.

Quando aveva nove anni Gaetano D'Anca, seduto a terra in campagna, proponeva al padre allevatore di mucche, di comprare tanta terra da coltivare.

Ci ha messo qualche decina d'anni per realizzare il suo progetto ma, alla fine ce l'ha fatta, cambiando anche radicalmente la sua vita e facendo la spola tra Nord e Sud.

Perito agrario, dopo 25 anni di lavoro all'interno della polizia penitenziaria tra Verona e Catania, Gaetano ha deciso di riprendere in mano le redini dell’antica attività del padre, coinvolgendo tutta la sua famiglia e aggiungendo un tocco innovativo.

«Ho sempre avuto il pallino della campagna e della coltivazione - ci ha detto -, Mio padre aveva un'attività già avviata ma io essendo curioso e volendo sperimentare quando ho messo su la mia azienda "Le antiche tradizioni" ho voluto introdurre un tocco di colore tra il giallo del grano e il verde degli uliveti, tutto di coltivazione biologica».



In particolare D’Anna fa riferimento alla lavanda, pianta officinale che solo lui coltiva in Sicilia, sempre con coltivazione biologica, e tra i primi ad averla introdotta a livello nazionale.

«Sono andato a comprare le piantine in Provenza, che è considerata la patria della lavanda, e con grande lavoro tra la fine del 2005 e il 2006 abbiamo iniziato a coltivare circa tre ettari all’interno della nostra azienda che ricade del territorio di Caltanissetta, in particolare su Monte Fagaia».

All’inizio non è stato certo facile per la famiglia D’Anca sia introdurre questa nuova coltivazione sia fare arrivare alla gente l’idea di un consumo, nella gastronomia, della lavanda e non solo come impiego per saponi o sacchetti per armadi.

«La gente non sa che la lavanda è una pianta officinale in piena regola che può essere consumata. All’inizio producevamo solo olii essenziali che comunque non riuscivamo a commercializzare; poi cominciammo a frequentare fiere nazionali e internazionali e qualcosa cominciò a cambiare».

Ma la svolta più significativa venne dall’idea di Luisa Montalto, moglie di Gaetano, di realizzare prodotti da forno, dal pane ai biscotti, con il sentore della lavanda, scoprendo anche nuovi utilizzi di questo splendido fiore.

«Mia moglie cominciò a fare questi biscotti facendoli assaggiare ai vari mercati biologici siciliani a cui partecipavamo e, in breve tempo, la clientela ha cominciato a chiederceli. Così si è avviata la produzione tra biscotti e pani artigianali».

La coltivazione della lavanda, come ci ha spiegato Gaetano, è molto particolare e la resa stessa varia di anno in anno, a seconda di una serie di parametri e di fattori pedo-climatici.

«Nel tempo i tre ettari iniziali destinati alla coltivazione della lavanda si sono ridotti alla metà circa perché la struttura del terreno, che deve essere in pendenza, è soggetta ad erosione per cui ogni anno abbiamo perso qualche porzione ma contiamo di ampliare la superficie destinata alla lavanda presto».

I fiori di lavanda, che colpiscono certo l’occhio, hanno tempi di maturazione che vanno da maggio a giugno e che possono cambiare da un giorno all’altro.

«A seconda se i fiori sono destinati alla realizzazione degli olii essenziali allora vanno raccolti tardivamente, diciamo così; se invece dobbiamo fare i “mazzi” dobbiamo preservare la brillantezza del colore e allora vanno raccolti prima.

E ancora in altri tempi se dobbiamo realizzare il così detto "sgranato" che si usa per la realizzazione del prodotto per le tisane e per aromatizzare i prodotti da forno».

Insomma sembra essere la vista il primo senso coinvolto da questo fiore che, oggi, ha una "casa" anche in Sicilia, non solo in Provenza, e che aggiunge un sentore in più allo splendido panorama naturale tradizionale.
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