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Il Carro Trionfale nella storia di Palermo: varianti, percorsi e curiosità del Festino

Il Carro veniva allestito nei primi giorni di luglio a Porta Felice e l’11 luglio, inizio ufficiale delle “cinque giornate del Festino” risaliva lentamente lungo il Cassaro

Santi Gnoffo
Ricercatore storico e delle Tradizioni popolari siciliane
  • 11 luglio 2019

Il carro trionfale di Santa Rosalia del 1686 trainato da elefanti

Il primo Carro trionfale o "muntagnedda d’oru" (montagna d'oro) fu allestito nell’anno 1625, perché all’inizio per le vie principali di Palermo procedevano gruppi di piccoli Carri e solo dopo il 1686, il Carro Trionfale fu aggiunto al corteo, assumendo la funzione scenica principale.

Il Carro, solitamente veniva allestito nei primi giorni di luglio nei pressi di Porta Felice oppure nella piazza Santo Spirito (Cavalluccio Marino). Nel tardo pomeriggio dell’11 luglio, inizio ufficiale delle cinque giornate del Festino risaliva lentamente lungo il Cassaro, tra due file di gente festante, raggiungendo Porta Nuova.

Nel tardo pomeriggio del 13 luglio, ripercorreva il percorso, questa volta in senso inverso. Fino ai primi anni del Settecento, il corteo era formato da cinque carri: quattro piccoli e uno più grande che rappresentava sempre il Trionfo della Vergine Rosalia.

Su di esso trovavano posto da venti a quaranta persone, di solito musicisti o un coro che declamava le lodi della Santa, scritte ogni anno, per ringraziare la sua intercessione nei grandi avvenimenti del Regno. Su ogni carro era rappresentato un episodio della vita della Santuzza, nella sua successione cronologica.

Era una pesante struttura lignea a forma di nave, poggiata su quattro ruote e sormontata dalla statua di Santa Rosalia, raffigurata col capo coronato di rose ed il volto di una raggiante bellezza. Essa sembrava fluttuare su una nuvola di angeli. Veniva fatto sfilare lentamente e prevalentemente per il Cassaro (in qualche edizione a causa dell’altezza fece un percorso diverso).

I Carri che sfilarono nel Seicento e nel Settecento, furono trainati da cavalli, verso la fine del XVIII secolo, questi furono sostituiti da diverse pariglie di muli. Nell'Ottocento furono impiegati coppie di buoi (24 coppie di buoi o muli riccamente bordati, condotti da fedeli vestiti di bianco).

Tiravano la macchina gigantesca ed alla loro bolsaggine ed allo scarso loro numero s’attribuivano gl’insuccessi dell’andare e del ritornare di essa. Negli anni successivi, perciò, il loro numero aumentò sino a 50 coppie. Non era soltanto per l’eccessiva grandezza dello scafo, che spesso si fermassero ma anche per le pessime condizioni del lastricato del Cassaro.

Un altro problema era l’altezza del Carro che spesso oltrepassando in altezza le terrazze della via trascinava una ringhiera, o urtava contro il muro di un palazzo.

Vicino il Carro in movimento era un pandemonio: facchini che non lasciavano un minuto di vuotare buglioli d’acqua sugli affusti delle ruote in pericolo di prender fuoco per l’intenso attrito, causa di queste manovre d’innaffiamento rimanevano bagnati fradici, gli alabardieri con le loro armi allontanavano i ragazzi audaci e molesti, i musicanti che sonavano e perdifiato; i fiori lanciati dai balconi, dalle finestre, dai tetti, e tanti battimani scroscianti ed evviva prolungate fino ad assordare.

Per questo motivo, al fine di evitare disgrazie, che annualmente accadevano, si pensò di metter alcune catene ai lati del Cassaro, e addossati ai palazzi ed a botteghe sorgevano palchi per chi volesse sottrarsi agli urtoni della folla.

Nel 1860, fu sospesa la costruzione del Carro, adducendo come motivo ufficiale la “ripavimentazione del Cassaro”. Dopo quasi 40 anni, nel 1896, fu il grande etnologo Giuseppe Pitrè a riproporre il Carro.

Si costruì un carro di enormi proporzioni, tanto che bisognò cambiare il percorso tradizionale. Così avvenne anche nel successivo anno.

La tradizione del Carro scomparve nuovamente e bisogna aspettare fino al 1924, (300esimo anniversario del ritrovamento delle ossa di Santa Rosalia) per rivederlo in azione. Questa volta non fu mobile e fu adibito come altare in piazza Catelnuovo (Politeama), ove il cardinale Lualdi celebrò una Santa Messa solenne.

Nell’anno 1958, ancora un Carro “fisso fu collocato al Foro Italico. Nel 1974, (350esimo anniversario del ritrovamento delle ossa di Santa Rosalia), su disegno dell’architetto Rodo Santoro, fu costruito un bellissimo Carro che fu riciclato per alcuni anni successivi.

Il resto è storia odierna. La "muntagnedda d’oru" è stato sostituito da un piccolo e striminzito Carro (Santi Gnoffo nel suo "Palermo: Leggende, Misteri, Piaceri").

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