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Il (drammatico) bilancio di Legambiente: Catania è "tra le citta più inquinate e meno sicure"

La campagna "Clean cities" ha toccato 15 capoluoghi da Nord a Sud, in Sicilia Catania e Palermo. Posto l'accento sui principali indicatori urbani: ciclabilità, mobilità elettrica, sicurezza e inquinamento

Balarm
La redazione
  • 16 aprile 2021

I capoluoghi italiani, lo sappiamo bene, possono giocare un ruole fondamentale per una ripartenza green e per contrastare i cambiamenti climatici ed è per questo che legambiente ha portato avanti la campagna itinerante "Clean cities: ripartiamo dalle città" il cui bilancio finale è stato appena presentato.

La campagna ha toccato 15 capoluoghi italiani (Padova, Milano, Torino, Genova,Bologna, Firenze, Ancona, Perugia, Roma, Cagliari, Pescara, Napoli, Bari, Palermo e Catania), da Nord a Sud del Paese, ponendo l'accento sui principali indicatori urbani relativi a ciclabilità, mobilità elettrica, sicurezza e inquinamento atmosferico e chiamando le amministrazioni locali al confronto.

Ciò che emerge in sintesi dal bilancio finale di Clean Cities è che le città italiane risultano essere ancora molto lontane dagli obiettivi di mobilità e sicurezza fissati al 2030.

Le 15 città aderenti alla campagna sono state sottoposte ad uno "stress test" per misurare la capacità di risposta agli obiettivi 2030 e all'esigenza di investire in una mobilità più sostenibile.



Legambiente ha infatti analizzato la distanza tra le politiche che i 15 capoluoghi stanno attuando e quelle da mettere in atto con i fondi europei del Piano Nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) per raggiungere gli obiettivi fissati entro il 2030 e per disporre di un sistema di mobilità e trasporti sostenibili più resiliente di fronte alle crisi future.

Estremamente gravi gli indici di traffico e sicurezza, sia relativa agli incidenti che all'inquinamento. In particolare, Catania, Roma, Ancona, Cagliari, Padova, Perugia e Pescara risultano quelle più inquinate e meno sicure.

Nel bilancio fornito da legambiente si legge ancora che le uniche città appena sufficienti per l'adozione di politiche atte a potenziare ciclabilità, strade 30 e 20 all’ora, elettrificazione di mezzi pubblici e sharing mobility sono Bologna, Milano e Firenze. Ad oggi ancora insufficienti, nonostante gli sforzi, Genova, Padova e Torino.

L'elettrificazione del trasporto pubblico locale è l'altro elemento preso in considerazione nello stress test: le 15 città monitorate hanno in servizio ancora 12.500 bus diesel euro 4 o precedenti, bus che dovrebbero essere sostituiti entro il 2026 con mezzi solo elettrici.

L'attuale PNRR prevede di usare i fondi europei per acquistare solo 5.139 autobus per tutta Italia, ben 2.730 veicoli alimentati a gas (GNC o GNL, che inquinano ormai come i diesel), solo 2.051 veicoli a propulsione elettrica e 358 costosissimi bus alimentati a idrogeno che non sapremo come alimentare (se non ancora metano fossile).

"Nell'anno terribile del Covid – dice Andrea Poggio, responsabile mobilità Legambiente – l'Italia ha subito un record di morti e di denatalità, ma abbiamo aumentato di 300mila unità le auto di proprietà. Si è speso un miliardo di euro in bonus auto nuove, ma non siamo riusciti a tenere aperti asili e scuole.

Abbiamo chiuso l'anno con quasi 39 milioni di auto e 36 milioni di patenti. Con quella cifra avremmo potuto acquistare ben 2.500 autobus elettrici o 40.000 taxi e car sharing elettrici per 100 città, riducendo le emissioni di oltre 100.000 tonnellate di CO2 l'anno".

Piste ciclabili
Andiamo alla presenza e l'implementazione delle piste ciclabili rispetto agli obiettivi 2030. Le città definite più "ciclabili" secondo Legambiente sono Torino (79% dei km realizzati), Milano (63%), Padova (58%) e Firenze (51%), seguite da Cagliari (44%) e Bologna (39%).

Restano indietro tutte le altre: Pescara (30% dei km realizzati), Roma (28%), Palermo (20%), Bari (20%), Perugia (18%), Genova (16%), Napoli (16%), Ancona (7%), Catania (2%).

Inquinamento
L'analisi di Legambiente fotografa inoltre un Paese che deve necessariamente accelerare verso una mobilità a emissioni zero, anche per ridurre il livello di inquinamento che le affligge (secondo i dati del Dossier Mal’aria 2020/2021): in tutte le 15 città toccate dalla campagna la quantità di PM10 supera il valore soglia indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (pari a 20 microgrammi/m3), con picchi di criticità rilevati nelle città di Torino (35 microgrammi/m3), Milano (34 microgrammi/m3) e Padova (35 microgrammi/m3). Città che per inquinamento si pongono ai vertici della classifica nazionale e continentale.

Meno grave, ma comunque oltre il valore soglia, la percentuale rilevata nelle città di Catania (pari a 23 microgrammi/m3), Perugia e Firenze (entrambe con concentrazione di PM10 pari a 20 microgrammi/m3).

Critico l'andamento di tutte le altre città toccate dalla campagna: Bari, Ancona, Bologna, Cagliari, Genova, Napoli, Palermo, Pescara e Roma mostrano un livello di PM10 che oscilla tra i 23 e i 28 microgrammi/m3.

Una condizione questa che ha ricadute anche sul piano economico: i costi medi annuali per abitante relativi ai costi sociali e ambientali dell’inquinamento (perdita di anni di vita, ricoveri ospedalieri, giornate di lavoro), viaggiano dai mille a quasi tremila euro l’anno, una somma che rappresenta in media oltre il 5% del PIL pro capite.
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