CRONACA

HomeAttualitàCronaca

Il futuro del San Basilio prende forma: come e cosa cambia nell'ex convento di Palermo

L'edificio è un presidio sociale che accoglie diverse associazioni. L'amministrazione comunale ha formalizzato l'avvio dei lavori di recupero e rifunzionalizzazione

Claudia Rizzo
Giornalista e TV producer
  • 17 aprile 2026

L'ex convento San Basilio di Palermo

C’è un punto della città in cui Palermo sembra trattenere il respiro, come se sapesse che da lì passa qualcosa di più grande di un semplice cantiere. L’ex convento di San Basilio non è solo un edificio: è uno spazio attraversato, abitato, trasformato ogni giorno da chi lo vive. E qualche pomeriggio fa, tra quelle mura, quella presenza si è fatta voce.

“San Basilio resiste” è il messaggio uscito dall’assemblea cittadina convocata proprio lì, dentro quel luogo che da tempo è diventato presidio informale di sport, cultura e relazioni. Un’assemblea partecipata, densa, in cui abitanti, associazioni e realtà attive nel quartiere hanno ribadito una posizione netta: l’ex convento deve restare vivo, accessibile e radicato nel tessuto della città.

Non è una dichiarazione astratta. È una presa di posizione che arriva in un momento preciso, quasi in controtempo rispetto agli sviluppi amministrativi. Perché, mentre dentro San Basilio si discuteva di futuro condiviso, dagli uffici comunali arrivava una conferma destinata a cambiare gli equilibri: il progetto esecutivo per il recupero e la rifunzionalizzazione dell’immobile è stato approvato, i lavori sono stati assegnati e si attende il loro avvio.

Un intervento che rientra nel più ampio piano di riqualificazione degli immobili storici cittadini e che punta a restituire l’edificio alla città attraverso opere di consolidamento, messa in sicurezza e ridefinizione degli spazi interni. Un progetto che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe trasformare il complesso in un contenitore destinato ad attività pubbliche e culturali, ma che nei dettagli operativi lascia ancora aperta una questione centrale: cosa succede, nel frattempo, a ciò che lì già esiste?

È proprio su questo punto che, nelle ultime ore, si è aperto uno spiraglio, come racconta Verdiana Mineo, atleta e istruttrice della Palestra Popolare Palermo nonché campionessa italiana di powerlifting. «A seguito dell’interlocuzione con gli uffici comunali - spiega - è stato redatto un verbale che formalizza l’avvio dei lavori ma anche un accordo importante: le attività resteranno all’interno dello stabile durante il cantiere, con una separazione fisica tra le aree operative e quelle utilizzate quotidianamente dalle associazioni». «Non solo - aggiunge - perché al termine degli interventi abbiamo richiesto il ritorno negli spazi della palestra exGil, uno dei nodi centrali del complesso».

Un accordo che si inserisce dentro un dialogo più ampio con l’amministrazione. «Le associazioni che animano l’ex convento hanno avviato un percorso di regolarizzazione della loro presenza e del loro ruolo - spiega l’assessore alla Città storica e alla rigenerazione urbana Maurizio Carta - ed è un elemento importante perché riconosce e struttura formalmente le attività che già si svolgono all’interno dello spazio e nella comunità di territorio».

«Si tratta di un passaggio significativo - aggiunge - perché si passa da una fase di occupazione, nata anche in risposta al sottoutilizzo dell’immobile, a una fase in cui queste realtà diventano corresponsabili del luogo. L’aspetto più rilevante è il riconoscimento del valore della funzione che svolgono, non solo per le attività in sé, ma anche per le modalità con cui vengono realizzate: in una logica di sussidiarietà, in cui pubblico e privato collaborano, anche quando si tratta di privato sociale e solidale».

Modalità che riguardano soprattutto il futuro una volta conclusi i lavori. È su questo terreno che si sta costruendo il confronto: per definire come verranno gestiti gli spazi restaurati e con quali strumenti amministrativi più adeguati, capaci di sancire la collaborazione per la gestione condivisa dei beni comuni.

Tra le ipotesi sul tavolo c’è l’estensione dell’uso temporaneo, che permette una continuità con ciò che è già in corso, oppure forme di collaborazione più strutturate tra amministrazione e soggetti del territorio, a partire da quelli già presenti, fino alla possibilità di costruire aggregazioni capaci di gestire e animare stabilmente il complesso. Ed è proprio da qui che si misura la posta in gioco.

Perché San Basilio, oggi, è tutto fuorché vuoto. È un luogo in cui il diritto allo sport si intreccia con quello alla salute, in cui la cultura non è programmazione ma pratica quotidiana. Un pezzo di città che resiste, come è stato ripetuto durante l’assemblea, ai «processi sempre più spinti di trasformazione urbana, tra speculazione e turistificazione».

La sfida, adesso, è tutta qui: fare in modo che questo spazio non venga semplicemente restituito alla città, ma riconosciuto definitivamente per ciò che è già diventato.
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.

GLI ARTICOLI PIÚ LETTI