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Il gioiello inesplorato con mille sfumature di colore: le bellezze in Sicilia del bosco di Delia

La sua vita è iniziata con la forestazione avvenuta tra gli anni Ottanta e Novanta. Un rimboschimento artificiale e ricco di varietà di conifere. Come raggiungerlo

Salvatore Di Chiara
Ragioniere e appassionato di storia
  • 16 ottobre 2023

Bosco di Delia

Il Bosco di Delia, un gioiello inesplorato I colori primaverili mettono in risalto le bellezze ambientali del territorio castelvetranese.

Nel mezzo delle sue sfumature si nasconde un piccolo polmone verde. Non è affatto difficile raggiungerlo e dopo circa 1,5 km partendo dal Parco Marcita-Trinità, finalmente è possibile toccare con mano la sua essenza.

Nonostante le dimensioni ridotte, rientra nel controllo e manutenzione del Demanio Forestale (n.3). Chi osa sfidare la lunghezza del tracciato può scegliere di imbattersi in una passeggiata interessante.

Una volta scesi sino alla diga e superato il laboratorio per il controllo delle acque, si prosegue con una salita erta (inizio ex strada della Montagna) fino alla vasca (piccola).

Da quel momento si entra nel vivo e classico esempio di unione perfetta tra paesaggi, flora e fauna.

L’area si trova collocata all’interno dell’ex Priorato di Delia che, anticamente, rivestiva un ruolo fondamentale nella vita quotidiana castelvetranese. Era uno dei feudi di maggiore importanza del periodo principesco.
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Per quanto riguarda il bosco, la sua vita è iniziata con la forestazione avvenuta tra gli anni Ottanta e Novanta. Un rimboschimento artificiale e ricco di varietà di conifere.

Successivamente, si è sviluppato il leccio e, grazie all’insediamento della ghiandaia (uccello passeriforme) si sono modellate nuove forme di vegetazione. Un tracciato ad anello colloca il visitatore nella perfetta condizione di osservare dall’alto la diga e poi, avvicinarsi lentamente alla foce. Il panorama offerto è imperdibile.

La diga Trinità è l’attrazione di maggior interesse.

Si scorgono le campagne limitrofe con accesi vigneti che fanno da cornice. Gli studiosi hanno individuato la strada che scendeva verso l’attuale diga e approfondito alcuni aspetti socio-storici.

Prima della costruzione dell’invaso (1954-59), "una trazzera" collegava la periferia castelvetranese con le arterie principali per raggiungere le città di Trapani, Marsala e Salemi.

Il passaggio sul ponte di Baddanu era doveroso per attraversare il fiume Delia. Invece i lavoratori con i carretti si dirigevano verso la zona di Madonna Bona o Vona per iniziare la faticosa giornata nei terreni agricoli.

Oggi, i ruderi sono stati coperti dai milioni di metri cubi presenti nel bacino. Il connubio tra ambiente e fauna è forte grazie alla presenza di alcuni alveari (attività di apicoltura) all’interno del bosco. Il terreno è limoso nelle vicinanze del lago, mentre sono presenti delle rocce all’interno dell'area.

Nelle giornate di massimo splendore è doverosa una pausa. Stormi di uccelli popolano i cieli di Delia e si fregiano delle attenzioni. Anche i pascoli meritano un posto al sole. Per i nostalgici di vecchia data, il bosco ha rappresentato per anni il centro di ritrovo della Pol. Delia 2000.

Si organizzavano gli allenamenti e le gare di canoa. Rimangono tracce di un passato dimenticato (indicazione in legno), frustrato dalla crisi economica che da decenni imperversa nel territorio. Improvvisamente la mente si distrae grazie al magico quadro dell’ambiente - in mezzo alle tonalità accese che trovano una loro collocazione esatta.

I piccoli boschi come Delia sono diventati gli habitat naturali per quelle specie in via d’estinzione. Vanno monitorati, rispettati e preservati continuamente. La Sicilia è una terra con alte percentuali (annue) di incendi e disboscamenti provocati spesso dalla mano umana.

È giunto il momento di stringerci attorno alla tutela e difesa della natura.
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