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Il gioiello Liberty entrato (anche) nei manuali di storia dell'arte: è Villino Dagnino a Mondello

Costruito nel 1915 così come il vicino villino Pojero, è stato per oltre un secolo osservatore privilegiato e silente dei cambiamenti tecnologici e di costume della società palermitana

Danilo Maniscalco
Architetto, artista e attivista, storico dell'arte
  • 24 agosto 2021

Dettaglio del quadro Villino di Mondello (2006) di Alessandro Bazan che ritrae Villino Dagnino

Tra le decine di villini Liberty realizzati a Mondello da Salvatore Caronia Roberti nel primo ventennio del secolo scorso, il Villino Dagnino posto nel lotto tra i viali Regina Elena e delle Rose, impera nello skyline circostante con una sobria eleganza che trova il suo fulcro prospettico nella torre d'angolo letteralmente svettante e “proiettata” sul golfo e sul paesaggio maestoso della corona montuosa della Conca d'oro.

È quasi un edificio in forma di faro, un punto notevole del litorale marinaro ben riconoscibile già dal mare e pienamente partecipe della passeggiata pedonale di curiosi, turisti, ciclisti e runners, ancorato al centro di un rigoglioso giardino che ne costituisce la cornice “naturale” tipica della produzione dei progettisti della belle époque della Scuola basiliana di Palermo.

Costruito nel 1915 così come il vicino villino Pojero, è stato per oltre un secolo osservatore privilegiato e silente dei cambiamenti tecnologici e di costume della società palermitana, rimanendo con le sue caratteristiche stilistiche esemplari, tra le maggiori espressioni di eleganza formale degli stilemi tipizzati dagli allievi di Ernesto Basile.



La torre, le modanature che circondano porte, finestre e loggiati, quel ritmo cadenzato e puntuale di paraste angolari costruite da una teoria di elementi parallelepipedi sapientemente lievemente sporgenti, i ferri battuti sinuosi quasi dei cadeaux floreali, mensole lignee e falde di copertura ripide, l'alto stilobate da cui si diparte l'intera costruzione nel tentativo di sfuggire al fastidioso processo di umidità risalente dal terreno, fanno di questo raffinato organismo abitativo, un esempio virtuoso di modernismo europeo applicato alla residenza di matrice balneare.

Basterebbero già queste ed altre caratteristiche intrinseche del gradevole cottage per decretarne l'ingresso di diritto nei manuali di storia dell'architettura ma come succede di rito per l'architettura con la “A” maiuscola, essa diviene oggetto cult di interpretazione e curiosità tanto da attrarre l'attenzione critica di artisti contemporanei capaci di quel “saper vedere” oltre la superficie apparente di volumi e forme.

Mi riferisco al dipinto Villino di Mondello di Alessandro Bazan, opera del 2006 in mostra in quella esaltante personale dell'artista palermitano che fu nell’estate marsalese del 2016 “Divagante”, curata elegantemente da Sergio Troisi e in cui l’olio su tela di 70 x 100 cm divideva la “scena architettonica” con l'altra opera mondelliana La casa di sale di dimensioni assai maggiori.

Trovo suggestivo che Bazan, docente di Anatomia artistica presso l’Accademia di Belle Arti del capoluogo siciliano, si sia concentrato proprio su questo e non su altri villini Liberty presenti in zona. La sua lettura dell'opera architettonica è sintetica e immediata, assolutamente “tangibile”, riconoscibile e al tempo stesso capace di restituire nel raccordo del verde del giardino con l'azzurro tenue del cielo, quella capacità unica del repertorio tipologico dei villini della borgata che incorniciano e saldano tutte le costruzioni soprattutto incidenti sul waterfront mondelliano ad una concezione di sostenibilità “paesaggistica” reale, estranea al paraculismo dell'odierno svuotamento “green”.

Bazan, colto osservatore e conoscitore della grande architettura, trasferisce così la bellezza abitativa del Liberty di Caronia Roberti nel bidimensionale della superficie pittorica oltrepassando di fatto quella profezia per cui, come ebbe a scrivere Vittorio Gregotti: “L'architettura ha un'immagine ma non è un'immagine”.

Il Villino Dagnino dopo un secolo dalla sua costruzione risorge ed entra così anche nei manuali di Storia dell'arte, tra le opere immaginate e dipinte da uno dei protagonisti più raffinati del panorama pittorico del made in Italy contemporaneo.
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