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Il miglior trattato di pace della storia lo fece un tiranno siciliano: Gelone e la battaglia di Himera

Uno spaccato della "storia" antica della Sicilia, tra guerre, assalti e rese e soprattutto tra accordi tra tiranni decisivi nello scacchiere politico dell'Isola

Susanna La Valle
Insegnante e scrittrice
  • 17 marzo 2021

La Valle dei Templi di Agrigento

Nella Valle dei templi di Agrigento c'è un Tempio carico di suggestione e storia, Zeus Olimpico (Olympeion), eretto per ricordare la vittoria di Himera contro i Cartaginesi. I Telamoni, i suoi giganti, sono la sua particolarità. Quasi tutti perduti e utilizzati come materiale di spolio per altre costruzioni, ne è rimasto uno ad altezza naturale, all’interno del museo.

Strabiliante nell'imponenza e colorazione rossa della pietra, in origine dipinta di bianco, come si vede da qualche traccia agli angoli della bocca. Difficile capire a cosa servissero: abbellimento, elementi strutturali (difficile), e se fossero i prigionieri Cartaginesi dopo la battaglia di Himera del 480 a.C.?

Fu una battaglia ben documentata, dove il "casus belli" fu Terone, tiranno di Agrigento, che prese Himera, cacciandone il tiranno Terillo, che a sua volta chiese aiuto agli alleati Cartaginesi. Non fu quindi l'arroganza dei punici, ma la necessità politica di mettere le mani su un territorio importante dal punto di visto degli scambi commerciali.



Cartagine, rispose inviando trecentomila uomini, e oltre duecento navi da guerra, sotto la guida del generale Amilcare, che con la Sicilia aveva un rapporto speciale, la madre era di Siracusa. La spedizione non partì sotto i migliori auspici, una tempesta fece affondare nei "flutti del mare libico" una nave carica di uomini e cavalli.

La battaglia secondo Erodoto, si svolse nello stesso anno di Salamina nel 480 (dato dubbio che sembra una scelta propagandistica: "I Greci di Occidente hanno vinto i barbari Cartaginesi così come i Greci della Grecia avevano vinto i Persiani").

Vincitrice fu la lega greca che giocherà un ruolo importante nel cambiamento delle città che si compatteranno diventando una realtà culturale politica e militare "Si creò un più forte senso di sicilianità, molto diverso dalla Magna Grecia". Tra i protagonisti di questa vittoria ci fu Gelone tiranno di Siracusa. Protagonista delle vicende di quei tempi, fu un abile stratega e politico, che seppe utilizzare tutte le occasioni per rafforzare il potere.

Originario di Telos, cresciuto militarmente sotto il tiranno di Gela, Ippocrate, lo affiancherà fino alla fine, riuscendo dopo a diventare il nuovo tiranno della città, sfruttando l'instabilità che si venne a creare per la successione. Una volta insediato strinse un importante accordo con Terone, tiranno di Agrigento sposandone la figlia Demarete.

Quest'accordo tra Agrigento e Gela e poi Siracusa sarà decisivo nello scacchiere politico dell'Isola. Gelone però non si accontentò, riuscì con la stessa abilità a insinuarsi nella lotta per il potere di Siracusa, conquistandola. La città rimase frastornata da questa escalation politico-militare, e temendo Gelone, decise di conferirgli il titolo di tiranno. Ma torniamo alla battaglia di Himera, che vide la vittoria della coalizione e l'arretramento dei cartaginesi.

Finita la battaglia, per Gelone si pose il problema delle navi cartaginesi, andavano incendiate. Il caso gli offrì un aiuto insperato. Fu catturato un soldato con dei dispacci provenienti da Selinunte: la città chiedeva aiuto al generale punico.

Nelle missive Amilcare rispondeva che un contingente era in viaggio per portare aiuto. Il Tiranno sfruttò questa notizia organizzando un ardito espediente: si presentò con la sua cavalleria, sotto le mura della città. Selinunte pensando che fossero i rinforzi attesi, aprì le porte, lasciandoli entrare. Una volta dentro avvenne il massacro con l'incendio delle navi.

Nell'assalto perì lo stesso Amilcare. Gelone di fatto annientò i cartaginesi. Quello che avvenne dopo è una delle vicende storiche più singolari, Diodoro ricorda: “…quando giunsero presso di lui (Gelone) da Cartagine, gli ambasciatori, che erano stati inviati, e che gli chiedevano con le lacrime agli occhi di trattarli con umanità, concesse loro la pace, riscosse da loro le spese sostenute per la guerra, duemila talenti d'argento, e comandò di costruire due templi”.

Stiamo parlando del miglior Trattato di Pace della storia, come disse Montesquieu, aggiungendo "A pro dell'umana generazione".

Probabilmente rimase impressionato, anche da una terza clausola, (su cui si nutre qualche dubbio) che prevedeva la cessazione dei sacrifici umani, che i cartaginesi praticavano presso i Tofet, altari a tronco di piramide, con l'uccisione dei primogeniti. Analizzando non si può fare a meno di pensare che le clausole imposte agli sconfitti furono stranamente miti (si dice che un ruolo lo giocò anche la regina che chiese clemenza per i vinti. A Demarete i cartaginesi offrirono, come ringraziamento, una corona d’oro, che poi lei trasformò in una moneta celebrativa).

Fu un trattato troppo magnanimo per non nascondere una motivazione politica, forse non punire in maniera definitiva i cartaginesi, fu un deterrente contro la crescita di potere di un suo alleato (forse Terone).

È indubbio che Gelone fu un abile calcolatore, come quando concesse alla giovane Repubblica Romana 984 tonnellate di grano come donazione, a seguito di una richiesta di aiuto portata dagli ambasciatori romani.

Da stratega capì che Roma poteva essere utile contro i pericolosi nemici etruschi che si trovavano in Campania. In ricordo della vittoria furono coniate delle monete in argento, il Demareteion, un unico esemplare è nel Medagliere di Siracusa. Il lato più bello? Una quadriga con sotto un Leone che corre, sono i Cartaginesi sconfitti dai Siracusani.

Questa sconfitta porterà per settant’anni un periodo di tregua con il popolo dei Leoni, che riorganizzandosi diventeranno di nuovo un problema non solo per le città Siciliane, ma per la grande Roma.
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