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Il mistero dei "Santoni" in Sicilia: dov'è il luogo (magico) dedicato alla Madre degli Dei

Quando si raggiunge questo sito si sente subito la magia che racchiude. Candidato a "Luogo del cuore", è oggetto di un lungo restauro per i danni subiti negli anni

Federica Puglisi
Giornalista
  • 7 agosto 2022

Il sito de "I Santoni" - foto di MIB - MEDIBLEI per Cibele

Chi raggiunge questo luogo coglie subito l’aspetto di mistero e di magia che racchiude. Ci si chiede cosa si facesse in questo posto: riti orgiastici, feroci, come l’origine del culto o riti moderati di genesi greca e praticati fino all’epoca ellenistica? Ciò che è certo è che la venerazione del culto per la Dea Cibele è giunto ad Akrai, Palazzolo Acreide in provincia di Siracusa, in epoca antica.

Qui si trova un sito, comunemente noto come “I Santoni”, che raffigura la divinità per ben dodici volte, quasi a rimarcare la natura e l’intensità del culto che veniva praticato tra queste pietre.

A pochi passi dalla zona archeologica del comune Ibleo, una ripida stradina porta ad un luogo, che potrebbe apparire in un primo momento anonimo. Ma una volta oltrepassato il cancello di ingresso ci si immerge nel mistero e nella magia del culto per la divinità, la Magna Mater.

Luogo che l’archeologo Bernabrò Brea, definì il "più completo e più vasto complesso di figurazioni relative al culto della Magna Mater che il mondo antico ci abbia lasciato, un monumento singolarissimo, di grande interesse per la storia delle religioni del modo antico. Si tratta infatti del maggiore santuario finora noto, dedicato al culto di Cibele, la gran madre degli dei".
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Attualmente il sito resta chiuso, perché è in atto un lungo intervento di recupero e restauro che dovrebbe consentire una maggiore tutela a manutenzione delle sculture.

Di recente un comitato cittadino, Mib-MEDIBLEI per Cibele, ha candidato I Santoni a "Luogo del cuore del Fai", organizzandovi visite guidate e riaccendendo i riflettori su un sito che altrimenti rischierebbe l’oblio. Così come anche l’Istituto d’istruzione superiore di Palazzolo ha partecipato ad un progetto con altri partner: protagonisti gli studenti che si sono reimpossessati di questa memoria storica.

Cosa rappresentano queste sculture rupestri. Il sito ospita dodici grandi rilievi, dieci riproducono la stessa figura femminile, seduta in trono e con elementi descrittivi simili, gli altri hanno invece altri personaggi. Il sito sarebbe databile tra la fine del IV e il III secolo a.C.

Il rilievo più grande è il secondo. Qui la dea, munita di modio, peplo e himation è rappresentata alzata, quasi in movimento a dare eleganza all’intero rilievo. Con la mano sinistra sembra afferrare la mano di una figura che è stata identificata con Hermes, mentre con l’altra regge la testa di una figura identificata con il sileno Marsia. Ai lati di questo rilievo ci sono poi due figure di cavalieri in sella che rappresentano i Dioscuri.

Presenti in prossimità del capo della dea numerosi fori che pare servissero per fissare monili vari ed edicole votive. Molti rilievi sono in cattivo stato, anche perché negli anni hanno subito molti danni.

Alcuni studiosi ricordano che un contadino esasperato dal passaggio continuo di viaggiatori attratti dalle figure, per paura che gli rovinassero la semina dei terreni, decise di picconare i rilievi nel tentativo di farli sparire.

Il sito, dunque, è molto complesso. Tante le figure oltre a Cibele, come Ermes e Attis, Hecate, i Dioscuri, i Galli e i Coribanti. In epoca cristiana poi l’area fu utilizzata a servizio della nuova religione. Il prospetto che racchiude l’intero sito è di 30 metri.

Le sculture, dunque, sono una vera e propria sintesi delle iconografie e delle dottrine teologiche connesse al culto della Grande Madre. Il progetto di recupero prevede la messa in sicurezza del sito, la realizzazione di adeguata illuminazione, il restauro delle sculture che verranno poi protette da lastre di plexiglas trasparente per difenderle dall’azione degli agenti atmosferici.

Conclusi i lavori questo luogo magico potrà tornare fruibile e chissà che non possa davvero diventare un “luogo del cuore” da custodire e preservare per la sua unicità.
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